IL FASHION SYSTEM DICE ADDIO AL SUO “CHIRURGO”

E’ MORTO EMANUEL HUNGARO IL COUTURIER DELL’ELEGANZA

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Il ventuno dicembre scorso il fashion system ha perso un fondatore dell’haute couture mondiale, il couturier Emanuel Hungaro pugliese di origine, ma francese di nascita è morto all’età di ottantasei anni anche se già dal 2004 si era ritirato a vita privata dopo oltre trentacinque anni di lavoro per dedicarsi interamente all’amata moglie Laura e alla figlia Cosima. Da sempre definito il chirurgo dell’eleganza perché solito creare in camice bianco ascoltando rigorosamente musica classica che, a suo dire, aveva influenzato le sue collezioni e i suoi abiti da sogno: “il mio sogno è fare abiti con gli stessi ritmi e le stesse armonie dei quartetti di Beethoven”. Emanuel Hungaro nasce a Aix-en-Provence nel 1933, ma all’età di ventidue anni fugge a Parigi per subito trasferirsi a Barcellona dove lavora per sei anni con il grande designer Balenciaga dal quale imparerà i segreti del taglio perfetto e dell’haute couture di cui conserverà indelebile questo insegnamento: “il buon couturier deve essere architetto per il progetto, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l’armonia e filosofo”. Nel 1968 torna a Parigi dove apre il suo atelier in Avenue Montaigne e dove finalmente il sogno, motore conduttore di tutto il suo lavoro, prende vita e si trasforma in realtà attraverso la taffettà, l’organza, i plissè, le ruches, i volumi esasperati, una palette colori decisa, strati di chiffon, i suoi iconici drappeggi che hanno portato negli anni ’80 Emanuel Hungaro sull’olimpo dei cinque couturier di fama mondiale.

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Dal lui è passata il non plus ultra della bellezza e dell’eleganza femminile di quegli anni come Caroline di Monaco, Jackie Kennedy, Lauren Bacall, Salima Aga Khan, la duchessa di Windsor, Catherine Deneuve e tante altre con le quali Emanuel Hungaro aveva un rapporto “fisico” perché secondo il couturier gli abiti prendono vita e spillati solo addosso alle clienti: “per creare ho bisogno di essere sedotto dalla persona che ho davanti”. E’ stato da sempre sedotto dall’haute couture perché era per lui era la massima libertà di espressione stilistica, la moda che diventa sublime senza essere costretta a confrontarsi con le tendenze del momento, il volere del mercato, il costo di un capo. Nel 1996 la luce della maison comincia ad essere meno splendente e quando nel 2004 il couturier lascia definitivamente le speranze vengono riposte sul suo pupillo e naturale erede, Giambattista Valli, che però lascerà la maison per fondarne una che porta il suo nome. Nel 2010 è il designer, Fausto Puglisi, a cercare di rilanciare la maison che lascerà dopo solo cinque anni che viene rilevata da Marco Colagrossi, il quale attraverso l’abbattimento dei prezzi sta cercando di avvicinare il brand ai più giovani. Personalmente penso che sarebbe stato meglio lasciare andar via la maison con il suo creatore, il quale non credo sia stato felice di questa nuova rotta della maison allontanandosi da quello che lui intendeva per creare e di raccontare un sogno attraverso un abito. Se oggi indossiamo un abito drappeggiato per esaltare la nostra silhouette magari nascosto da un lungo blazer (l’outfit perfetto per ogni occasione secondo Hungaro e del tutto attualissimo) e che scopriremo, se vogliamo, all’occasione lo dobbiamo a lui e alla sua creatività che in questi tempi moderni il fashion system, peccando di onnipotenza, dimentica e credendo che la moda sia solo l’oggi senza sapere che se non si conosce chi ha fatto la storia della moda, le origini di un taglio, di una determinata tendenza, di un colore il fashion system è destinato a morte certa.

T. Velvet

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