IL CONI ATTACCA NUOVAMENTE LA FIGC

MALAGÒ: “LA GERMANIA HA GIÀ FATTO ACCORDI CON TELEVISIONI E CALCIATORI, NOI NO”

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Sono passati, ormai, diversi giorni eppure le decisioni del Consiglio Federale della Figc continuano a far discutere. E questa volta non per le Leghe minori, quanto per la Serie A. In particolare ci si riferisce alla poca chiarezza del piano alternativo alla regular season. Probabilmente da parte della Lega, quanto della Figc, c’è grande ottimismo sul futuro e forse si dà per scontato che, una volta partiti, il campionato non si fermerà più. Un pensiero che, però, non è condiviso da tutti.

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“Non si può pensare - ha dichiarato a Radio Incontro Olympia il Presidente del Coni, Giovanni Malagò - che o il campionato inizia e finisce oppure non so cosa succede, o tutto o niente. Lo ripeto da due mesi. Anche se ci sono tutte le condizioni - da protocollo e da linee guida perché il campionato ricominci - ci può sempre essere qualche piccola possibilità che non finisca. Allora ho detto di pensare ad un piano B. Poi sta alla federazione dire se giochiamo fino ad ottobre piuttosto che disputare i playoff o playout. Io non posso indicare la strada. Ma una cosa è certa: non è elegantissimo cambiare strada in corsa”.

In realtà il Consiglio Federale ha indicato due possibili alternative: l’introduzione dei format con brevi fasi di play-off e play-out - nel caso in cui il campionato si dovesse interrompere nuovamente – e l’applicazione di oggettivi coefficienti correttivi per determinare la classifica finale nel caso di una interruzione definitiva.

Ma il cambiamento del format in corsa è un’idea che sembrerebbe non piacere a diversi club di Serie A pronti, eventualmente a far ricorso.

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Se non si può disputare il campionato – aveva dichiarato ai microfoni di Rai 1 il Presidente del Torino, Urbano Cairo - che senso avrebbe disputare i play-off e play-out? O si gioca fino alla fine, oppure non si inizia. E comunque senza cambiare le regole in corsa”. Ieri, inoltre, durante la presentazione del nuovo direttore dell’Area tecnica del Torino, Davide Vagnati, tornando sull’argomento il presidente granata ha aggiunto: “Si naviga a vista - riporta la Gazzetta dello Sport - perché dobbiamo ancora capire cosa succederebbe in caso di un nuovo stop. Credo che tutto debba essere ben codificato e che le società abbiano l’esigenza di saperlo prima”.

Una presa di posizione abbastanza netta che tocca due aspetti fondamentali: la salute e i diritti televisivi. Se c’è un pericolo di salute nel disputare il finale di campionato, evidentemente ci sarà anche per un mini torneo come i play-off; così come in caso di riduzione delle gare e di un cambio del format si dovrebbero rivedere gli accordi con i broadcaster titolari dei diritti tv.

E questo, in effetti, andrebbe fatto prima di riprendere il campionato. “La Germania – ha continuato a tal propositoMalagò - ha già messo in sicurezza il sistema, ha già fatto l’accordo con le televisioni e con i calciatori. Se il campionato non ricominciava si perdeva una cifra o se non si finisce se ne perde un’altra. Da noi non c’è assolutamente nulla".

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Effettivamente questo aspetto avrebbe meritato maggiore attenzione da parte del Presidente della Figc, Gabriele Gravina. Cosa potrebbe accadere, infatti, se durante il percorso incidentato non si dovessero trovare accordi con le televisioni o con i calciatori?

Allo stesso modo è sembrata condivisibile (anche se fine a se stessa) la critica riferita alla oggettiva disparità di trattamento tra il calcio - e la Serie A in particolare – e il resto degli altri sport.

“In Italia – ha continuato Malagò - ci sono 15 sport di squadra, dalla pallamano al football americano, dalla pallacanestro al pattinaggio a rotelle, dal rugby al calcio: 14 su 15 hanno fermato i campionati, 14 su 15 non hanno assegnato lo scudetto, 14 su 15 non hanno dato le retrocessioni. Giusto o sbagliato questa è la situazione. È rimasto il calcio perché è diverso e muove tanti interessi e perché c’è un discorso finanziario, è vero, ma mi permetto di dire che anche la Virtus Bologna che stava in cima alla classifica di Basket avrebbe voluto vincere il campionato o la Pro Recco nella pallanuoto”.

Sicuramente si tratta di una considerazione oggettiva da parte di Malagò, ma va ribadito che il calcio viene trattato in maniera diversa perché è una azienda a tutti gli effetti sotto svariati punti di vista. Innanzitutto è lo sport più seguito e più praticato, dà lavoro a circa 300.000 persone, ha un forte impatto sociale, a differenza di altri sport muove un indotto di circa 8 miliardi di euro, oltre a finanziare - con circa 1 miliardo e 250 milioni di euro di tasse che versa allo Stato - tutti gli altri sport, alcuni dei quali, probabilmente, senza questi finanziamenti scomparirebbero. Ma questo lo sa anche il Presidente del Coni Malagò.

(Foto da coni.it, adnkronos.com fotogramma, fg e afp – si ringrazia)

Rino Lorusso

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