IL CONFINE TRA SICUREZZA E RISPETTO DELLA VITA

Abbattuta l’orsa KJ2: aspre polemiche dagli animalisti

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KJ2 ha cessato di vivere sabato sera, abbattuta dagli uomini della Guardia Forestale. Lo scorso 22 luglio, l’orsa divenuta ormai celebre aveva aggredito Angelo Metlicovec, idraulico 69enne, mentre passeggiava il suo cane lungo il sentiero che va dai laghi di Lamar a Terlago (Trento). Ferito alle gambe e alle braccia, l’uomo era riuscito a mettersi in salvo rotolandosi in un dirupo di 10 metri, per poi chiamare i soccorsi. Sebbene le sue condizioni non fossero preoccupanti, quanto accaduto ha condotto le autorità a serie considerazioni sul tema della sicurezza, forse troppo sottovalutato finora. Tra tante proposte e opinioni divergenti, al termine delle consultazioni è stata la scelta più “estrema” ad avere la meglio. L’ordinanza “contingibile e urgente” del presidente della Provincia, Ugo Rossi, ha infatti sancito la fine di KJ2. “Quando il pericolo sale oltre una certa soglia, si procede all’abbattimento per garantire la sicurezza dei cittadini - ha spiegato Rossi - Le condizioni di tempo, spazio, luogo e l’indice di pericolosità di questo esemplare hanno imposto questo tipo di scelta. La cattività degli animali è un fatto che può sembrare risolutivo, ma di fatto non lo è”. A nulla sono valse le polemiche levatesi dal fronte degli animalisti, che si sono appellati alla reintroduzione del progetto Life Ursus, a tutela della popolazione di orsi bruni nel Brenta. “Noi vogliamo comunque andare avanti con il progetto Life Ursus. Ma chi vive in un territorio deve comunque vivere in sicurezza”, questa la secca risposta di Rossi.

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Gli animalisti, però, non intendono fermarsi dinanzi alle giustificazioni accampate dalle autorità. Troppi i dettagli sfuggiti alla stampa, frammenti di una storia in cui non tutte le responsabilità sono da attribuire alla natura. Pare infatti che Metlicovec si trovasse a qualche chilometro dal monte Predara, un’area dove i cartelli segnaletici indicano apertamente la presenza di orsi in libertà. KJ2, che si aggirava nel bosco insieme ai suoi cuccioli, avrebbe attaccato perché minacciata dal cane che faceva compagnia all’idraulico; una reazione del tutto istintiva da parte dell’animale, portato per sua natura ad attaccare in difesa della propria prole. Secondo alcune fonti, la vittima avrebbe percosso con un bastone l’orsa, fomentandone l’ira: tutti elementi che ribaltano completamente le trame della vicenda, corroborando la tesi del Movimento animalista. Quest’ultimo ha raccolto sempre più adesioni da parte di coloro che hanno trovato ingiusta l’orrenda fine dell’orsa, facendosi promotore di un ampio boicottaggio ai danni della regione Trentino: su Twitter ha letteralmente spopolato l’hashtag #NoVisitTrentino, con relativi messaggi di disapprovazione e sdegno da parte di numerosi utenti. “Al momento sono una trentina le disdette di case ed alberghi per il periodo del post Ferragosto, per un totale di circa un centinaio di turisti che hanno deciso di non passare le vacanze in Trentino dopo la barbara uccisione dell’orsa KJ2 – sostiene Lorenzo Croce, presidente dell’Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente). Boicottati anche i prodotti tipici della Provincia trentina, che nelle ultime ore stanno registrando un importante calo delle vendite.

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“Non è bastato, nel 2014, il caso dell’orsa Daniza, uccisa dall’anestesista mentre tentavano di catturarla. Portando fino in fondo la guerra contro KJ2, Trento ha dato prova di prepotenza e crudeltà. Invocheremo chiarezza in tutte le sedi, politiche e giudiziarie, e non cesseremo di farlo finché non sapremo tutto quello che c’è da sapere”, questo l’amareggiato commento della parlamentare di Forza Italia Michela Brambilla, presidente del Movimento Animalista. Persino Angelo Metlicovec, in un’intervista, avrebbe dichiarato: “Perché l’hanno uccisa? Avrebbero potuto portarla via e basta. Catturarla, sedarla e lasciarla in vita. Ma abbatterla no, proprio no”.

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L’abbattimento dell’orsa ha consentito alla popolazione locale di tirare un sospiro di sollievo, garantendole una maggiore sicurezza. Una soluzione di questo tipo, tuttavia, potrebbe rivelarsi solo temporanea, a effetto puramente palliativo: non è detto che il problema non si ripresenti con uno dei tanti altri esemplari che popolano i boschi trentini, la cui uccisione condurrebbe la specie verso una quasi certa estinzione. Armarsi di fucile e reprimere i naturali istinti che animano gli esseri viventi servirà solo a privarci di un patrimonio che il mondo intero ci invidia. Dovremmo piuttosto imparare a rispettare il silenzio di quei luoghi, dove la vita scorre lontana dalle futili ambizioni dell’uomo, seguendo un flusso segreto e inesorabile. L’intimità dei luoghi abitati da queste specie non andrebbe mai violata, se non con passo felpato, con la delicatezza di una farfalla posata sul suo fiore. Amare il creato significa contemplarne l’immensa bellezza con occhi discreti, da lontano, per non calpestare quanto di meraviglioso ci ha donato la Terra.

Federica Marocchino

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