IL COMICO E L’INTERPRETAZIONE

Fare ridere è una cosa seria

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Dopo aver seguito, durante l’estate, alcuni festival del cabaret ed aver trascorso serate in compagnia di colleghi, artisti, cabarettisti, autori e umoristi, penso di poter esprimere, serenamente, la mia personale opinione su chi sin arroga il diritto di esercitare un mestiere che non gli appartiene. Prendiamo ad esempio la “professione” del comico. Ho conosciuto, ultimamente, personaggi che hanno costruito la loro “carriera” per il solo fatto di aver partecipato o aver fatto una comparsata al programma televisivo: ” la sai l’ultima? ”. Beati loro!

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Insomma la professione dell’artista o dell’intrattenitore è diventato un modo come un altro per sbarcare il lunario. Benedette barzellette e maledette tv locali. Sembra quasi che la professione del comico sia diventato il “refugium peccatorum” di chi non riesca nemmeno a trovar lavoro come imbianchino o addetto alle pulizie. Ma a parte questi improvvisatori, pare che il peggior rompiballe della storia rimanga colui il quale interrompe il racconto dicendo: la sapevo, la conoscevo, l’ho già sentita! Anche la barzelletta più stupida e più vecchia, se raccontata bene e al momento opportuno, potrebbe funzionare benissimo. La chiave di tutto è l’interpretazione. Cosa, quest’ultima, abbastanza sconosciuta alle nuove leve di dilettanti allo sbaraglio.

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Comunque i grandi maestri della risata, da Walter Chiari a Gino Bramieri, asserivano che ogni battuta, se detta bene ed “interpretata” a dovere, fa scattare la risata. Vorrei farvi un esempio. Due amici, l’uno eccezionale affabulatore e narratore di barzellette e l’altro incapace nell’esposizione del racconto, si incontrarono al bar ed il secondo chiese consigli al primo per riuscire ad avere successo quando raccontava le storielline che aveva sentito da altri e che lo avevano divertito da morire. Allora, disse il primo, ascoltami con attenzione. Ad esempio, quando sei con tua moglie, prova a chiederle: ...Cara...lo sai chi sta in fin di vita? Attendi pochi secondi e spara la risposta: “....il sedere!”

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Questa freddura breve ma di facile impatto scaturirà, certamente, una risata generale. Ma una dimenticanza ed un errore nell’esposizione buttò il neofita nello sconforto più totale. Non appena incontrò sua moglie, con la speranza di farla sganasciare dalle risate, le chiese: “ Cara...lo sai chi sta morendo? Attese qualche attimo e diede la risposta “...il culo!” Gelo totale. Il poveraccio aveva confuso il termine “in fin di vita” con il lato B. Ancora oggi è convinto essere un ottimo narratore di barzellette e che siano gli altri a non capire le sue battute, pertanto insiste nel ripeterle cercando di spiegarvele. Niente di più grave.

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Altro errore madornale è quello di appropriarsi di una situazione comica accaduta ad altri e pretendere di farla propria.Il bugiardo deve avere buona memoria e come spesso accade si corre il rischio di raccontarla allo stesso vero protagonista che l’aveva detta tempo addietro. Le barzellette e le battute, miei cari, non hanno paternità. Fatene l’uso che volete ma non arrogatevi mai il diritto di proprietà. Per onor del vero ammetto che non sono solamente i comici a fare un mestiere che non gli appartiene. Spero che qualche lettore non annoveri nella categoria dei “giornalisti incapaci” anche la mia persona. Con la speranza di avervi regalato un sorriso per la fine di questa estate mai arrivata, porgo...”distinti saluti”.

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