IL CASO REGENI VERSO UNA SVOLTA

Le ultime parole del ricercatore in un video inedito, girato da un ambulante egiziano

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Il mistero che avvolge la morte di Giulio Regeni potrebbe presto dissolversi, grazie all’acquisizione di nuovo materiale proveniente dall’Egitto. Domenica scorsa la tv di Stato egiziana, Sala El Balad, ha mandato in onda un filmato, della durata di circa 4 minuti, che ritrae il giovane ricercatore intento a discutere con Mohammed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti autonomi del Cairo. Il video, al vaglio degli inquirenti italiani, sarebbe stato girato dallo stesso Abdallah tramite una microcamera nascosta in un bottone della camicia.

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“Mia moglie deve essere operata di cancro. Sono disposto a buttarmi su qualsiasi cosa, l’importante che ne escano fuori dei soldi!”, implora il venditore, facendo riferimento ai fondi finanziari forniti dalla fondazione inglese “Antipode” al fine di promuovere lo sviluppo economico del Paese e, al contempo, le ricerche in ambito sociale. Giulio, seppur con dispiacere per la malattia della donna, replica: “Non si tratta di soldi miei, non posso darteli. Io sono un accademico, non posso usarli per ragioni private […] Io non ho nessuna autorità, sono solamente uno straniero in Egitto. Sono un ricercatore e mi interessa procedere nel mio progetto. Mi interessa che voi, come venditori ambulanti, fruiate del denaro in modo ufficiale, come previsto dal progetto e dai britannici. Questo è l’importante per me”. Abdallah incalza, sostenendo di aver bisogno di denaro per permettere anche alla figlia di sottoporsi a un intervento chirurgico. Ma Giulio non cede, ignaro della pericolosità del suo rifiuto. Con buona probabilità, si tratta delle sue ultime parole, prima di andare incontro a quel crudele destino che ha posto fine alla sua esistenza circa un anno fa, quando lui era appena 28enne.

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Secondo gli inquirenti, il filmato costituirebbe la prova inconfutabile del coinvolgimento della polizia del Cairo, che avrebbe commissionato al sindacalista di riprendere il suo colloquio con Regeni, sospettando che il dottorando fosse un agente dei servizi segreti britannici. Abdallah dichiara di aver ripreso il giovane per scopi personali, scagionando le autorità. Ma un dettaglio smaschera l’inganno: l’ambulante avrebbe sporto denuncia a carico di Regeni prima del 6 gennaio 2016, data in cui il video è stato registrato. La polizia, forse per celare l’accordo con il sindacalista, l’aveva fatta risalire al 7 gennaio, per depistare i magistrati italiani.

Le dichiarazioni del dottorando di origini triestine, d’altro canto, avrebbero confermato i sospetti delle autorità egiziane. Nell’estratto, infatti, il giovane afferma distintamente di voler raccogliere informazioni sul sindacato degli ambulanti. Il forte interesse del 28enne nei confronti delle tematiche sociali acuiva i dubbi degli egiziani sul suo conto: Abdallah l’aveva denunciato proprio perché “faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardavano la sicurezza nazionale”. In realtà, quelle informazioni erano necessarie per la stesura della sua tesi di dottorato sui sindacati egiziani.

Fa riflettere anche il continuo cambio di versione della polizia del Cairo a seguito del ritrovamento del corpo, avvenuto il 3 febbraio dello scorso anno. In un primo momento, avevano parlato di un incidente stradale; poi, allarmate dal grande rilievo che la questione stava acquisendo a livello internazionale e dalle condizioni della salma (che presentava evidenti segni di tortura), le autorità avevano fornito una differente ricostruzione dei fatti, ipotizzando una rapina finita in tragedia.

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Le supposizioni degli inquirenti italiani sono ancora da chiarire, ma sembrano plausibili alla luce dei dati raccolti. I magistrati egiziani hanno permesso agli esperti di visionare le immagini della telecamera a circuito chiuso posta in una stazione della metropolitana di Giza, che potrebbero dare una svolta definitiva al caso. Intanto, l’associazione per la difesa dei diritti umani “Amnesty International” non smette di onorare la memoria di Giulio, battendosi affinché la verità venga a galla. “Il 25 gennaio sarà un anno esatto dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 365 giorni, la verità sull’arresto, la sparizione, la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore italiano è ancora lontana. Per continuare a chiedere ’Verità per Giulio Regeni’, abbiamo organizzato una manifestazione a Roma, presso l’Università La Sapienza” si legge in una nota sul sito della fondazione. L’evento, presentato dal direttore di RadioTre Marino Sinibaldi, aprirà le porte alle ore 12:30. Sono previsti numerosi interventi da parte di giornalisti, docenti e scrittori, che leggeranno gli estratti del diario di viaggio di Giulio. E’ atteso anche un collegamento telefonico con i genitori del ragazzo. Alle 19:40 dello stesso giorno si terranno fiaccolate in suo onore nei comuni di Fiumicello (dove lui risiedeva), Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Cento, Lecce, Napoli, Padova, Palermo, Pesaro, Pescara, Perugia, Pisa, Rovereto, Rovigo, Trento e Trieste (sua città natale). L’intera penisola, da nord a sud, attende delle risposte ai mille interrogativi circa la terribile tragedia che ha coinvolto il nostro giovane connazionale.

Federica Marocchino

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