IL CARNEVALE NELLA STORIA DELLA MUSICA

Pillole di conoscenza

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cms_33510/1.jpegTempo di scherzi, lazzi, travestimenti, parate, feste a tema, maschere e coriandoli.

Il Carnevale! La festa del divertimento per eccellenza, senza freni, senza regole, senza limiti alla fantasia e alla tragressione!

Ebbene, anche l’universo sconfinato della musica colta, si è frequentemente cimentato nella celebrazione di questo periodo di burle.

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Il primo musicista conosciuto che si dedicò ai canti carnascialeschi fu Heinrich Isaac, vissuto nel XV secolo ed operativo a Firenze. Si dedicò alla musica polifonica, secondo lo stile rinascimentale europeo.

Del 1608 è il famoso “Festino dalla sera del Giovedì grasso” di Alessandro Banchieri, prolifico musicista di cui, tra l’altro, sono bellissimi i madrigali rappresentativi, spregiudicati ed estremamente umoristici.

Nel Festino, ispirandosi alla Commedia dell’arte, si descrive una vivace festa di carnevale, ricca di personaggi ridicoli e di danze sfrenate. Si utilizza l’onomatopea in ogni forma, sia per imitare il suono degli strumenti musicali, sia per imitare i versi degli animali, come accade nella parte finale dell’opera, il pittoresco, celebre “Contraponto bestiale alla mente

Sempre di epoca barocca la coinvolgente, carnascialesca, “Tarantella napoletana” di Athanasius Kircher, gesuita, filosofo, storico e museologo tedesco.

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Il grande Mozart musicò (molto probabilmente per il Carnevale di Salisburgo del 1771) la sua Sinfonia n.14, K114 che ha, al suo interno, numerosi episodi di carattere giocoso, si pensa inseriti apposta per quell’occasione.

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Proseguendo nel tempo, tra i compositori più mattacchioni e inclini allo scherzo, sicuramente diamo il primo posto a Gioacchino Rossini! Pensiamo, per esempio al suo melodramma giocoso ad atto unico “Il Signor Bruschino”, composto nel 1813 e tratto da una farsa della commedia francese dal titolo “Le fils par hasar”, del 1808, di Alisan de Chazet e E.T. Maurice Ourry.

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A seguire Hector Berlioz , col suo “Il Carnevale romano” del 1844, o anche Erik Satie, autore di diverse opere a sfondo grottesco.

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La lista continua con Johann Strauss che creò “Der Karnival in Rome”, gustosa operetta in tre atti del 1873.

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Robert Schumann dedicò a questo momento dell’anno la sua celebre “Carnaval”, del 1835, ispirata alla Commedia dell’arte in cui, però, la visione è seria. Pierrot e Arlecchino, infatti, hanno un collegamento con la morte, considerata dall’autore come momento di massima liberazione dello spirito.

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Ma la più celebre composizione che evoca i festeggiamenti carnascialeschi è sicuramente “Il Carnevale di Venezia”, un tema con variazioni composto da Nicolò Paganini nel 1829 e riproposto poi da Franz Liszt e anche da F. Chopin con loro personali variazioni. Il tema fu tratto da Paganini dal canto popolare veneziano: “O mamma, mamma cara”.

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Igor Stravinskij nel suo balletto “Petrouchka” del 1911, dedica largo spazio ai festeggiamenti del Carnevale russo, esportandolo in Europa e soprattutto in Francia. Questa nazione ampliò il tema attraverso l’opera di numerosi musicisti, tra cui spicca Camille Saint Saens, autore del celeberrimo “Carnevale degli animali” del 1886. In questa composizione l’artista si serve della descrizione in musica di uno zoo di animali per trattare, invece, dei vizi e delle cattiverie degli uomini, considerando il Carnevale come momento della verità.

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Anche il compositore boemo A. Dvorak racconta questo periodo nel suo “Carnival”, scritto nel 1891 per orchestra e percussioni. Lui usa una visione panteistica, che dà al Carnevale il significato di mascheramento della vita reale, delle sue inquietudini, delle sue insoddisfazioni. Giorni di gioia, sì, ma come momentaneo oblio ai drammi della vita.

La lista continuerebbe a lungo, ma rischierei di divenire noiosa e prolissa, preferisco terminare.

Godiamoci allora gli ultimi giorni di festeggiamenti, dopo aver un po’ allargato le nostre conoscenze in tema di storia della musica.

Pillole di cultura, appunto, che fanno sempre un gran bene!

Emanuela Mari

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