IL CARDINALE JOSEPH FESCH

Arte tra curiosità e misteri

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cms_26405/1.jpgIl cardinale Joseph Fesch nasce ad Ajaccio nel 1763 e muore nel 1839 a Roma… chi era mai questo cardinale? Ebbene, era lo zio per parte di madre di Napoleone Bonaparte e uno dei più grandi collezionisti d’arte del XIX secolo, pare che il generale Bonaparte avesse preso il “vizio” di fare incetta di opere d’arte italiana proprio dallo zio.

Prese i voti molto presto, prima della rivoluzione francese, ma poi lasciò la tonaca per diventare nel 1796 commissario dell’esercito francese, al seguito della prima discesa in Italia di Napoleone: il cardinale così si arricchì notevolmente, soprattutto di opere d’arte.

Rientrò nei ranghi della Chiesa per aiutare il nipote nelle trattative a seguito del Concordato fra Pio VII e Napoleone, fu così elevato ben presto a cardinale e divenne poco dopo ambasciatore francese a Roma; fondamentale fu il suo ruolo nel convincere il papa a presiedere nel 1804 alla cerimonia d’incoronazione a imperatore di Napoleone I.

Descritto così il cardinale sembra una persona più di convenienza che di grande santità: prima mette la tonaca, poi la toglie, infine la rimette. Tuttavia, successivamente, quando Napoleone si scontra con il Papa, il cardinale nonostante il forte senso familiare si schiera con la Chiesa e Napoleone indispettito gli toglie tutti i benefici che gli aveva largamente accordato.

Alla caduta di Napoleone, nel 1815, il cardinale viene accolto affabilmente a Roma da Pio VII, dove continua a interessarsi di arte e di beneficenza a orfani e a ragazze povere.

Durante tutta la sua vita non smise mai di cercare opere d’arte, riuscendo a raccogliere una collezione di oltre 17.000 pezzi. Alla sua morte una parte fu donata all’istituzione da lui fondata ad Ajaccio, fondo che diede origine al Museo Fesch, che possiede dopo il Louvre, la collezione più ampia di arte italiana in Francia; l’altra parte fu venduta a Roma, tramite delle aste.

Il cardinale era non solo un collezionista e un grande amante d’arte, aveva per modo di dire una vista d’aquila profetica in quanto fece incetta di numerosi primitivi italiani tra cui Giotto, Bernardo Daddi, Niccolò di Tommaso che al tempo non erano apprezzati; della sua collezione facevano parte nomi di famosi pittori, fra i quali Cosmè Tura, Botticelli, Giorgione ma anche Rembrandt e Poussin e… un Leonardo da Vinci il cui ritrovamento ha il sentore di una favola.

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Museo Fesch- Ajaccio

Il San Girolamo penitente è un dipinto a olio su tavola di Leonardo da Vinci, databile al 1480 circa e oggi conservato nella Pinacoteca vaticana. Si tratta di un dipinto in stato di abbozzo, che raffigura il Santo come eremita nel deserto, ricco di pathos soprattutto nel volto scavato e sofferente e nel braccio proteso con la pietra in mano che sembra abbracciare lo spazio per battere il petto di Girolamo con più violenza, ai piedi un maestoso leone in quanto per tradizione Girolamo tolse una spina conficcata nella zampa dell’animale e quest’ultimo iniziò a seguirlo come un cagnolino.

Un altro aneddoto narra che il leone fu accusato da altri monaci di aver mangiato un loro asino, il leone ritrovò l’asino al seguito di mercanti e lo riportò indietro.

Poche le notizie su questo dipinto, una certa, risale agli inizi dell’Ottocento, quando è menzionato, con attribuzione a Leonardo, nel testamento della pittrice svizzera Angelica Kauffmann.

Alla morte della Kauffmann il dipinto scompare per essere ritrovato dal cardinale Joseph Fesch.

Il cardinale come ho già scritto era un grande collezionista d’arte e nel suo soggiorno a Roma, girava come un disperato fra i rigattieri, i mercanti e gli antiquari col terrore che qualcuno si aggiudicasse un capolavoro al posto suo.

In uno dei suoi giri il cardinale scoprì da un rigattiere una tavola tagliata con un leone, la comprò; dal suo calzolaio fu attratto da una testa che formava il piano di uno sgabello, lo acquistò. A casa non si capacitava di cosa avesse fra le mani finché si rese conto che le due tavole combaciavano e vi riconobbe il San Girolamo appartenuto alla Kaufmann, che lui conosceva bene in quanto spesso si era trovato nel salotto della donna. Alla morte del cardinale il quadro fu messo all’asta più volte, alla fine fu acquistato da Pio IX per la Pinacoteca vaticana.

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San Girolamo – Leonardo- Pinacoteca vaticana

Quando nel 1803, Fesch, giunse in Italia come ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, soggiornò a Palazzo Lancellotti ai Coronari. Questo palazzo, uno dei tanti gioielli romani, edificato su progetto di Francesco da Volterra ma portato a termine dal Maderno, presenta un portale “storico” disegnato dal Domenichino, ( il portale conserva ancora le lettere scritte in rosso V.V.E. Viva Vittorio Emanuele vergate dai patrioti romani in protesta alla chiusura del portone da parte del Lancellotti che l’aveva attuata per l’aggressione italiana allo stato pontificio) risale alla seconda metà del Cinquecento e occorre menzionare almeno la Sala dei Palafrenieri, un grande affresco trompe l’oeil che simula una loggia con un vasto panorama soffuso da un tramonto e maestosi uccelli che paiono appoggiati sui balconi, eseguito da Agostino Tassi, artista che purtroppo è ricordato non per la bravura ma per la delinquenza, essendo stato l’autore dello stupro ad Artemisia Gentileschi.

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Palazzo Lancellotti ai Coronari - Sala dei Palafrenieri - Roma

Fra le numerose opere che il palazzo possedeva va ricordata la statua del “Discobolo Lancellotti”.

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Discobolo Lancellotti-Museo nazionale romano

La statua (II sec. d.C.) raffigura un atleta colto nell’attimo che precede il lancio del disco, è una delle statue più belle, armoniche e spettacolari che esistano al mondo, potremmo definirla dotata di bello universale, è una replica dell’opera in bronzo dello scultore greco Mirone, fu scoperta nel 1781 a Roma, sull’Esquilino.

Si tratta di una delle più celebri sculture della storia dell’arte celebrata sin dall’antichità per la resa dell’atleta in movimento.

La statua era custodita e accuratamente celata, dalla famiglia Lancellotti, si racconta che Goethe durante il suo viaggio a Roma pur di vedere il Discobolo, si fosse travestito per entrare di soppiatto, ma venne scoperto e cacciato a calci dai camerieri. Anche il Fesch, mantenne il segreto e tenne il “Discobolo” nascosto al famoso nipote che sicuramente l’avrebbe voluto per sé.

Il Discobolo non sfuggì alle brame di un altro “razziatore”, nel 1937 su impellenti richieste da parte di Hitler, fu forzatamente venduto e sistemato nel Museo di Monaco di Baviera.

Venne restituito all’Italia nel 1948, oggi si trova al Museo nazionale romano.

Paola Tassinari

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