IL CAMOUFLAGE DELLO SPOT DIGITALE

1655602746Il_camouflage_dello_spot_digitale.jpg

cms_26481/1.jpgSa tutto di noi, le nostre abitudini, i nostri desideri, i nostri bisogni, conosce bene ciò che ci piace e ciò che ci piace un po’ meno. Viviamo in una bolla di cristallo dove la trasparenza delle nostre vite è messa a disposizione non solo dei nostri amici e conoscenti abitanti delle piattaforme social, ma soprattutto è resa palese alla pubblicità. Nell’opera di completo disvelamento delle nostre esistenze, un bel po’ di responsabilità è da addebitare anche alle nostre cattive abitudini, come mettere a disposizione di famelici algoritmi ogni aspetto di quello che un tempo fu il nostro privato. La pubblicità ha un posto di primissimo piano in un processo di sempre più totale intrusività e di pressante onnipresenza nelle nostre abitudini quotidiane; tutto ciò che digitiamo, ogni ricerca, ogni piccolo dettaglio di vita digitale è passato sotto una minuziosa lente di ingrandimento che monitora costantemente i movimenti di miliardi di utenti ormai consapevoli di non poter sfuggire a un controllo minuzioso delle sue azioni digitali. Gli spot digitali, la pubblicità cosiddetta online, hanno certificato nel 2020 il loro trionfo superando nei numeri quella televisiva. Il valore della raccolta pubblicitaria sul web nel 2021 ammonta a oltre 4 miliardi di euro con quasi 2 miliardi e mezzo destinata al solo cellulare, ovvero il 56% di tutta la pubblicità online; in appena 10 anni la quota del mercato pubblicitario costituita da internet è triplicata, attestando una crescita del 45%.

cms_26481/2_1655602017.jpgLa fase pandemica ha certamente aiutato la crescita del mercato pubblicitario sul web, ma bisogna anche ormai constatare che internet ha sparigliato le carte sul tavolo e ha reso il messaggio pubblicitario più preciso e mirato nei confronti del pubblico. Oggi siamo osservati nelle azioni che compiamo rendendo la conoscenza del singolo ben più precisa, anche grazie a meccanismi interni del web (vedi i cookie) che permettono alle aziende di sapere cosa facciamo, dove siamo stati, per quanto tempo, cosa abbiamo cliccato, che cosa ci interessa e cosa infine abbiamo acquistato. Il comportamento assunto in passato (i nostri movimenti da un sito all’altro) diventa un bene prezioso da trasformare in un legame con l’azienda pronta a suggerirci beni e servizi spesso non necessari ma solo legati a un profondo desiderio nell’alchimia dell’economia dell’attenzione. Gli spot online hanno molte vie per raggiunger il target: non solo i tradizionali banner che appaiono su un qualsiasi sito mentre stiamo, per esempio, leggendo un quotidiano online. Nell’immensità del web e nella sua specifica e svariata forma contenutistica, possono esserci pubblicità in formato video e audio oltre a contenuti interattivi che si adeguano a ciò che fa il singolo utente durante la sua navigazione (si pensi al mondo social e agli annunci presenti all’interno del wall dei profili).

cms_26481/3.jpgLa rete offre inoltre il terreno di coltura di altre tipologie di pubblicità, meno appariscenti però più subdole: è il caso del Native advertising, formati inseriti ad hoc nei contenuti proposti all’utente. Si tratta di pubblicità non pubblicità, ovvero contenuti sponsorizzati con la stessa grafica (editing e lettering uguali) dell’articolo che si sta leggendo; appartengono un po’ alla logica del click baiting, notizie cioè con foto e titoli allusivi che invitano l’utente curioso a cliccare. L’advertising per accalappiare in particolar modo il pubblico più giovane, e dunque meno attento a certe dinamiche di marketing, tende a camuffarsi da informazione, una peculiarità oggi del web, un modello propriamente interattivo, ma che ben presto potrebbe spingersi ad abbracciare anche la tv. Le trasformazioni nell’ambito della pubblicità, in particolare di quella online, non hanno riguardato tanto i media, quanto gli stessi utenti, la loro metamorfosi, il loro progressivo entrare in un mondo nel quale vi è parità di accesso alle informazioni a costo zero. La fase avanzata di un marketing one to one ha ripensato il rapporto di mercato tra gli attori presenti in un e-advertising nel quale si delibera cosa, come e quando ricevere il messaggio.

Andrea Alessandrino

Tags:

Commenti per questo articolo

[*COMMENTI*]

<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos