IL CAFFE’ PEDAGOGICO

Il “Cammino di Santiago” come alternativa alla reclusione per i “ragazzi difficili”

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Isabella Zuliani è una signora padovana con un passato nell’ambito del commercio equo solidale. A suo carico nessuna predisposizione a lunghi percorsi, al massimo qualche breve passeggiata domenicale.

Un giorno ebbe l’opportunità di leggere la storia di Bernard Ollivier, giornalista francese in pensione, il quale, per superare la depressione in cui era caduto in seguito alla perdita della moglie, intraprese il Cammino di Santiago.

Questa iniziativa si rivelò vincente, al punto che l’uomo decise di racchiudere in un libro la sua esperienza, realizzando inoltre che il “Cammino” poteva risultare un utile strumento educativo rivolto ai “ragazzi difficili”, come alternativa alla reclusione.

Riuscì così a convincere i giudici del suo Paese dell’efficacia del metodo.

La signora Zuliani, persuasa anch’essa della validità di questa iniziativa, decide così di intraprendere un percorso in salita, si reca a piedi a Roma e, superando vari ostacoli di natura burocratica, convince le autorità competenti dell’efficacia di questa originale “messa alla prova”.

Fonda quindi l’associazione “Lunghi cammini” nella certezza che la messa in affido (o messa alla prova) possa assumere diverse formule giuridiche anche nel nostro Paese. L’operazione incontra pareri favorevoli da parte del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e di un privato che finanzia l’iniziativa.

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Tre mesi di cammino e i compensi per gli accompagnatori hanno tuttavia un costo, così la signora Zuliani ha per il momento realizzato il Cammino per soli quattro ragazzi “difficili”.

cms_9959/3v.jpg«Durante il viaggio non mancano momenti di tensione, - racconta - talvolta qualcuno si lamenta per la fatica del percorso, tanto da voler tornare a casa, questa è la ragione per cui scegliamo con cura gli accompagnatori. Di presentano professionisti, psicologi, avvocati, educatori ecc… Noi preferiamo non professionisti. Questi ragazzini ne hanno già abbastanza attorno. Provengono da contesti di disagio. Ma con il viaggio si sentono valorizzati. C’è qualcuno che li ascolta. Hanno come la sensazione di aver portato a termine un progetto. Uno dei quattro messi alla prova, un ragazzino rom, ha quasi pianto per la felicità quando un coreano e uno spagnolo hanno giocato con lui».

E noi siamo ben contenti di promuovere iniziative come questa che valorizzano la Persona attraverso il lungo cammino, è proprio il caso di dirlo, verso la riabilitazione sociale.

Lucia D’Amore

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