IL BUCO DELL’OZONO IN ANTARTIDE

Grande come la Russia

02_CULTURA_E_SOCIETA_-_Copia.jpg

Continua la progressiva riduzione del più grande buco dell’ozonosfera, quello del Polo Sud. Ma nel 2020 le condizioni atmosferiche hanno fatto sì che si registrasse un importante allargamento.

L’espansione del buco dell’ozono varia ogni anno e dipende fortemente dalle condizioni atmosferiche che si registrano. In generale, l’assottigliamento dell’ozonosfera in corrispondenza dei poli terrestri è massima in inverno, mentre si riduce in primavera e in estate. Il Polo Sud è il più colpito da questo fenomeno.

Tra il 2019 e i primi mesi del 2020 sono arrivate notizie confortanti relativamente alle dimensioni del buco dell’ozono. Tuttavia, a ottobre gli osservatori meteorologici hanno notato che la riduzione dello strato di ozonosfera è ripresa, raggiungendo i livelli da record registrati nel 2018.

L’uomo corre ai ripari: il protocollo di Montréal

cms_19826/Montreal-protocol-30th-anniversary-logo.jpgSono decenni ormai che ci preoccupiamo di monitorare il cosiddetto buco dell’ozono. Si tratta di «voragini atmosferiche» che si aprono in corrispondenza dei poli terrestri, in particolare del Polo Sud.

Nel 1985 gli scienziati hanno scoperto che sopra il continente antartico lo strato di ozonosfera si stava progressivamente assottigliando. La causa di questo fenomeno è stata attribuita all’attività umana, in particolare all’uso di gas clorofluorocarburi, contenuti nelle bombolette spray o adoperati come fluidi refrigeranti nei cicli frigoriferi a compressione.

Queste osservazioni hanno portato alla firma del protocollo di Montréal (1987), un trattato internazionale che regolava l’uso dei composti chimici ritenuti responsabili della formazione del buco dell’ozono, con l’obiettivo di ridurne costantemente la produzione, fino alla definitiva messa al bando.

Il dibattito sulle cause del buco dell’ozono è in realtà ancora aperto all’interno della comunità scientifica, e c’è chi ridimensiona la responsabilità umana sul fenomeno. È indubbio che siano le correnti atmosferiche a far sì che la ridistribuzione di ozono nell’ozonosfera produca delle naturali riduzioni di ozono ai poli. Tuttavia, è altrettanto certa l’efficacia dei provvedimenti presi con il protocollo di Montréal.

Dal 2006 a oggi

Il 2006 è stato l’anno di massima espansione del buco dell’ozono. Dopo tale data, come conseguenza delle misure adottate dagli Stati firmatari del protocollo di Montréal, l’estensione del buco dell’ozono si è ridotta progressivamente, sebbene si siano registrati nuovi picchi (come quelli del 2008, del 2015, del 2018 e del 2020).

Nel 2019, grazie a delle temperature della stratosfera particolarmente calde, si è verificata una restrizione importante. Le condizioni della ozonosfera in Antartide erano sovrapponibili a quelle registrate nel 1985, con un buco di circa 10 milioni di chilometri quadrati. La notizia è stata divulgata dalla stampa con un ottimismo ingiustificato, perché la riduzione era causata da una condizione atmosferica straordinaria.

Il 6 ottobre 2020, gli scienziati del CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring Service) hanno rivelato che il buco dell’ozono nel Polo Sud ha superato le dimensioni del 2018: una delle maggiori riscontrate negli ultimi quindici anni. La sua dimensione avrebbe raggiunto la massima estensione di 23.5 milioni di chilometri quadrati, per poi decrescere gradatamente. Nel 2006, si raggiunse la cifra record di 26,6 milioni di chilometri quadrati.

cms_19826/2.jpg

(Le cifre record degli ultimi 40 anni, registrate dalla NASA. Fonte: https://svs.gsfc.nasa.gov/13752 )

Perché è importante l’ozonosfera

L’ozonosfera è uno strato di ozono che compone la stratosfera. Nonostante il gas ozono sia tossico se inalato, quando si deposita nell’atmosfera, a decine di chilometri di altitudine, protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette. In particolare, l’ozonosfera riesce a schermare fino al 90% dei raggi UV-B, i quali risultano biologicamente pericolosi. Gli UV-B, che causano danni alla pelle (si pensi ai melanomi) e agli occhi, possono colpire anche le piante, inibendone la fotosintesi. Inoltre, questi raggi sono in grado di danneggiare il fitoplancton, che è alla base della catena alimentare delle specie marine.

Più si assottiglia lo strato di ozono, maggiori sono i raggi UV-B che riescono ad attraversare l’atmosfera.

cms_19826/3.jpg

(L’immagine mostra una previsione della NASA sulla riduzione del buco dell’ozono nei prossimi decenni. Fonte: https://svs.gsfc.nasa.gov/30602 )

Francesco Leccese

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos