IL 2022 CHE VORREI

Ciascuno essere per l’altro “risorsa” piuttosto che scarto

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cms_24308/0.jpgUn bimbo è appena uscito dalla maternità…Per questi bimbi Luca Attanasio deve continuare a vivere… spero di riuscire a darti gli auguri domani mattina…

Con queste parole Chiara Castellani, da trent’anni medico missionario in Congo dopo dieci di servizio a poveri ed emarginati in America Latina, mi ha consegnato il suo meraviglioso messaggio di speranza.

Lo faccio mio e voglio condividerne con voi il senso: la vita non muore e mai muore nella storia chi per la vita si adopera senza misurare i limiti delle proprie energie.

Questa mia riflessione a lume della solennità del Capodanno, nella liturgia cristiana dedicata alla maternità più importante della storia (Maria Madre di Dio), corrobora il mio sentire di oggi di spunti che, ripeto, condivido con fiduciosa prospettiva auspicante.

Oggi voglio pensare al nuovo anno come anno nuovo, in cui le coscienze trovino o ritrovino i riferimenti valoriali dell’impegno contro le disuguaglianze, per l’affermazione di un sistema socio-economico solidale.

I mali che stanno mettendo in ginocchio le economie mondiali possono essere ancora un’opportunità.

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Chiara Castellani e Papa Francesco

Il mio pensiero ritorna alla dottoressa Castellani, direttrice per 20 anni dell’ospedale di Kimbau, unico medico per 150mila abitanti.

Direttore dal 2010 del Centro di Salute Kenge-Kiwani (DREAM) per dieci anni, solo da qualche mese affiancata da un prete medico e un giovane infermiere, Chiara Castellani, responsabile di 29 strutture sanitarie di cui 24 centri di assistenza primaria, 2 ospedali di riferimento distrettuali, 2 scuole infermieri di primo livello e una facoltà universitaria di scienze sanitarie, nell’anno che ci lasciamo alle spalle aveva finalmente visto realizzarsi un sogno: una struttura di maternità, una struttura che rendesse possibile la nascita a bimbi cui l’economia globalizzata – la tanto oracolarizzata globalizzazione di cui troppe volte si parla evocandone unicamente il significato parentale di sistema di liberalizzazione, apertura e integrazione internazionale dei mercati di merci, servizi, capitali, lavoro e tecnologia glissando per omertà, dolosa o colposa ovvero mera ignoranza, su tutte le effettive e molteplici sue nefaste declinazioni - quella per la quale una vita ha valore se capitalizzabile con il metro economico e che fa affari persino sui beni primari di una natura madre, non concede nemmeno il diritto alla vita.

"𝘊𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘰 𝘤𝘦𝘴𝘢𝘳𝘦𝘰 𝘩𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘪 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘭𝘰𝘮𝘦𝘵𝘳𝘪! 𝘋𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘷𝘪𝘭𝘭𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘪𝘶𝘴𝘤𝘪𝘷𝘢 𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘰𝘳𝘪𝘳𝘦, 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘤𝘦 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘦 𝘭𝘦𝘷𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘢𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪𝘢𝘳𝘦. 𝘍𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘯𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘭𝘢 𝘤𝘢𝘱𝘢𝘤𝘪𝘵𝘢̀? 𝘕𝘰!", afferma con sdegno 𝐶ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎 𝐶𝑎𝑠𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎𝑛𝑖.

Eppure, ci sono gli uomini straordinari, operatori sensibili, lontani dai riflettori, uomini di cultura grande quanto l’animo, gli uomini che chi vive nella sofferenza è avvezzo ad inseguire solo nei deliri per fame che animano i sogni.

D’altra parte quando la vita impone prove dure per sfangare un tempo personale crudele, che si compiace di tenere stretto il proprio ostaggio ostinandosi a non scorrere velocemente, si cerca avidamente un luogo dell’anima, la tana amata nella quale rifugiarsi per volare con le ali della fantasia, a mezz’aria tra sogno e realtà.

cms_24308/2_1640916593.jpgMa i sogni, si dice, a volte si avverano. E allora per chi sopravvive negli spazi di mondo che, secondo il metro economico dell’economia globalizzata, sono scarti, i sogni che riescono a trasmutare assumono la natura degli angeli in terra.

L’angelo in terra di Chiara portava il nome dell’ambasciatore Luca Attanasio. L’angelo italiano ucciso in un attentato il 22 febbraio di quest’anno (insieme al carabiniere Iacovacci e all’autista congolese Mustapha Miambo) e di cui troppo poco si è parlato.

L’ambasciatore Luca Attanasio dopo aver visitate tutte le strutture nel 2019 si era commosso nel vedere cosa fosse la maternità Saint Esprit: quasi 100 parti al mese in un’ambiente insufficiente per alloggiare madri e neonati (spesso 2 o 3 per letto).

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Dinnanzi a Chiara, infaticabile nel suo donarsi quotidiano nell’insegnare, curare, operare, prevenire la malnutrizione, l’AIDS, la malaria, Luca Attanasio con la moglie Zakia si era subito speso perché le vite dei nascituri e delle loro mamme avessero la dignità che ogni essere umano del pianeta dovrebbe avere.

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Il progetto del reparto maternità è stato battezzato "le rêve de Luca Attanasio", il “sogno di Luca Attanasio”: un centro maternità con infermieri che Luca aveva incoraggiato a studiare.

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Il mio augurio per il 2022 è che sia un anno sereno con il sorriso e le parole di Chiara Castellani:

“Un sorriso per noi tutti, con l’augurio che dietro le mascherine possano risplendere sorrisi e con loro tutti gli effetti benefici che potrebbero aiutarci a fronteggiare questo momento difficile.

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E personalmente auspico che si esca dalla retorica della fraternità come petizione di principio.

Il dato reale resta la disuguaglianza, la malattia del legame sociale, il male della fraternità.

Fino a quando il sistema economico continuerà a produrre disuguaglianza sociale e la natura sarà sfruttata in ogni angolo del pianeta, le persone affideranno le loro vite a barche sulle quali nessuno sceglierebbe mai liberamente di viaggiare.

La crisi della giustizia globale è la crisi dei valori umani. I valori umani sono il fondamento dei valori della comunità degli Stati: valori che sono definiti tanto bene nelle varie dichiarazioni ma che di fronte all’orrore che invade le cronache non valgono la carta sulla quale sono stati stampati.

Auguro che nel 2022 ci sia più tempo per riflettere, che le parole pace e amore entrino nel lessico di ciascuno prendendo il posto delle troppe deliranti, sguaiate, svalutate e che garantire la vita ad ogni essere umano diventi per ogni abitante del pianeta un impegno di civismo.

Auguro un anno in cui ciascuno possa essere migliore e ci sia sempre meno bisogno di stendere “veli pietosi” su azioni e omissioni.

Auguro un anno in cui ciascuno possa divenire per l’altro una risorsa da valorizzare come capitale fruttifero con il metro economico di un sistema solidale e non piuttosto un addendo alla montagna di scarti da conferire nella discarica di pagine di storia scritte con parole deliranti e no-sense.

Antonella Giordano

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