IL “MATTONE" SEMPRE NEL MIRINO

Direttiva choc sulla casa: divieto di vendita e affitto se spreca troppa energia

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“Chi più ne ha più ne metta!”: così recita un vecchio detto in chiave sarcastica, per stigmatizzare una maldestra persecuzione contro qualcuno o qualcosa. L’obiettivo nello specifico è, per l’ennesima volta "la casa", il bene più ambito e il più oneroso, soprattutto per noi italiani, perché per poterlo acquisire, per la gran parte dei cittadini, è necessario un impegno economico e tanti sacrifici nell’arco di un lungo periodo della propria vita, con annesse rinunce e restrizioni nella propria esistenza. Tutto ciò dovrebbe essere oggetto di un corrispettivo riconoscimento da parte degli organismi istituzionali e, invece, vi è sempre stato un costante appesantimento fiscale sulla "casa di proprietà", a partire dall’imposta di registro, al momento dell’acquisto e, di seguito, altre, periodiche e spropositate, in un’ottica vessatoria-punitiva, di caratura ideologica contro la costituzione e l’acquisizione, da parte del cittadino medio, di una proprietà immobiliare, come se ciò fosse un "peccato veniale", un profitto furbesco... In realtà è esattamente il contrario, in quanto il raggiungimento di tale meta è frutto di grandi sacrifici e di grandi rinunce, nonché della contrazione e del ridimensionamento del proprio stile di vita.

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Il mercato immobiliare, che da un bel po’ di tempo è in standby per una serie di altri motivi contestuali (la crisi economica congiunturale, la grande confusione e alterazione dei prezzi dopo l’introduzione dell’euro, la conseguente e successiva "bolla immobiliare" e altro), ha continuato ad essere oggetto di erronee decisioni e di spropositati provvedimenti legislativi, da parte dei vari Governi che si sono succeduti, con una abitudinaria maggiorazione del prelievo fiscale, tanto da usarlo come usuale "bancomat" per risanare i conti pubblici. Ciò ha determinato un’ulteriore contrazione del mercato immobiliare che, nonostante il calo del costo a mq., non è più ritornato agli standard normali e ha ridimensionato notevolmente il sogno più ambito dai cittadini. La naturale catastrofica conseguenza è stata la ricaduta devastante sull’economia generale, di cui il comparto immobiliare-edilizio, con tutto il suo vasto indotto, costituisce un pilastro importante. Sarebbe stato più giusto e apprezzabile un cambio di rotta, tenendo conto che le misure restrittive non producono mai nulla di buono, perché restringono gli orizzonti... E invece, è arrivato, puntualmente, un altro provvedimento (sia pur in prospettiva futura) di appesantimento e di ulteriori oneri e restrizioni sul "mattone"...

Questa volta a muoversi in tal senso è nientemeno che l’UE, con una direttiva choc: divieto di vendita e affitto se la casa consuma troppa energia! La Commissione europea sta approntando una "stretta green" anche sugli immobili, nell’ambito del "tormentone epocale" della lotta ai cambiamenti climatici; ma, nello specifico, si rischia una ulteriore e significativa ricaduta sui mercati immobiliari di tutti gli Stati membri e il probabile "colpo di grazia" per lo status già traballante in alcuni Paesi. Il provvedimento della Commissione non è ancora ufficialmente operativo, perché la bozza verrà pubblicata il prossimo 14 dicembre, ma sono già trapelate le linee guida e i punti cardine, che hanno il sapore della perentorietà e del massimo rigore. Si parla di una gradualità delle misure nel corso del tempo, per arrivare al traguardo entro il 2050, momento in cui tutti gli edifici, i fabbricati, le unità immobiliari dovranno essere a "emissioni zero".

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I Paesi membri dovranno indicare e precisare gli standard minimi di prestazione energetica degli immobili, che cominceranno ad essere applicati non oltre il 2027. In seguito, dal 2035, tutti saranno obbligati a rispettare tali standard. In tale contesto gli Stati adotteranno norme di divieto di vendita e di affitto per gli immobili che, a partire dal 2027 (quelli in condominio dal 2030) non abbiano i requisiti per il minimo di efficienza energetica. Tali minimi saranno tipizzati con la classe E a partire dal 2027, la classe D dal 2030, la classe C dal 2033. Al momento nel nostro Paese ci sono molti cantieri in corso per l’efficientamento energetico col Superbonus 110%, ma il futuro non è rassicurante, sia per la complessità di attuazione di tale provvedimento sia perché, da quanto emerge dalle comunicazioni del Ministero dell’Economia, già al momento, con una piccola percentuale del patrimonio immobiliare interessato da tale provvedimento, gli oneri derivanti in capo allo Stato per la copertura non potranno più essere sostenuti; per cui si prevede per il futuro una riduzione dal 110 al 65%. Ciò determinerà una inevitabile difficoltà operativa per l’adeguamento energetico. Per cui gli edifici privi dei suddetti standard verranno esclusi dal mercato delle locazioni e delle compravendite. A causa della riduzione di immobili disponibili, cresceranno in modo stratosferico i canoni di locazione, mentre per le compravendite vi sarà una significativa svalutazione. Con tale provvedimento della Commissione europea, come viene sottolineato e stigmatizzato duramente da Confedilizia, nel futuro si raggiungerà "la decarbonizzazione" degli edifici, ma si ridurrà "in cenere il mercato immobiliare".

Antonio Iasillo

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