ICONOGRAFIA DEL CANE (V^ PARTE)

Arte tra curiosità e misteri

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Sull’iconografia del cane, visto che le ultime ricerche sostengono che discenda dal lupo, visto che ne scrivo in senso ampio, non solo come raffigurazione artistica, ma anche come mitologia, simbologia e altro, non può mancare la Lupa Capitolina, legata alla vicenda del ritrovamento e dell’allattamento dei gemelli Romolo e Remo.

Le fonti antiche parlano di due statue bronzee, una posta nel Lupercale e una nei pressi del Campidoglio, di quest’ultima Cicerone scrive che fu colpita da un fulmine nel 65 a.C., la statua non venne aggiustata, ma fu posta al riparo in quanto per gli antichi romani, che avevano adottato l’etrusca disciplina, ciò che era colpito dal fulmine diventava sacro.

Tra le due possibili statue antiche della lupa, si ipotizza che quella superstite sia quella capitolina, perché priva dei gemelli e danneggiata sulle zampe, questo ha fatto pensare ai danni ricevuti dal fulmine di cui parla Cicerone.

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Lupa capitolina-490-480 a.C. scultura in Bronzo Etrusca (la Lupa) e Antonio del Pollaiolo (i Gemelli)

Nel 1471 la Lupa era posta nella chiesa di San Teodoro e lì restò sino a quando non venne ristrutturata la piazza del Campidoglio. Fu Papa Sisto IV, che donò la scultura ai Conservatori che la pagarono con 10 fiorini d’oro. La Lupa aveva perso i gemelli, che vennero scolpiti di nuovo da Antonio Pollaiolo alla fine del XIV secolo, e posti sotto la Lupa.

Questa statua è la stessa che ci appare oggi, sistemata al centro della sala che porta il suo nome, con la sua straordinaria forza evocativa, fiera e indomabile, con le fauci semiaperte, i denti aguzzi, la magrezza che mette in risalto le costole, le mammelle gonfie di latte, gira la testa ammonendo con determinazione chiunque osi avvicinarsi ai suoi piccoli.

La Lupa ospitata ai Musei Capitolini di Roma per lungo tempo è stata considerata, senza dubbio, un’opera etrusca del V-III secolo a.C., (si pensi allo stile della Chimera di Arezzo) oggi qualcuno pensa sia un’opera dell’Alto-Medioevo, per quanto mi riguarda è magnificamente etrusca.

La Lupa nel X secolo stava incatenata al Palazzo del Laterano, con la chiara simbologia di tenere a freno la forza pagana di questo simbolo lupesco, che come già scritto discende dal dio Soranus etrusco, poi traslato in dio Luperco, entrambe le divinità avevano a che fare col fulmine, il fuoco, la purificazione, con qualcosa di infernale che si tramutava in salvazione, col sole nero, cioè la vita anche negli inferi. La Chiesa a lungo combatté contro questi riti cruenti, tuttavia qualcosa permane con il rito cattolico del 2 febbraio della Candelora e nel substrato popolare con la festa di San Valentino.

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Lupa che allatta i gemelli, dal piazzale delle Corporazioni di Ostia, ora a palazzo Massimo

Il rito, di cui è interessante seguirne le tracce, ha un qualcosa che lega la Lupa al Ratto delle Sabine, alla simbologia del lupo con quella del capro, consisteva in una corsa a piedi degli abitanti del Palatino, gli aristocratici, non i popolani, senza abiti, con le nudità coperte dalle pelli degli animali sacrificati, ovvero un cane o un lupo e delle capre; i giochi che erano in onore di Pan Liceo (dei lupi).

I sabini, occupavano fertili vallate, era un popolo molto rispettato, sia per la prosperità che per la moralità, famosi per l’onestà e la giustizia. I romani all’opposto erano gli ultimi arrivati, non avevano una schiatta virtuosa, un aneddoto di Cicerone racconta che i romani per guadagnarsi la stima del popolo solevano dirsi di stirpe sabina. Facile comprendere in questa logica il Ratto delle Sabine, per adornare la stirpe.

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Un denario di Sesto Pompeo- Al diritto la dea Roma, al rovescio la lupa capitolina

Tra le divinità sabine più forti vi era il lupo (hirpus), che simboleggiava non soltanto Mamers, il loro Marte, ma anche un dio infero purificatore e fecondatore, il Soranus etrusco, venerato sul monte Soratte, i cui sacerdoti camminavano sui carboni ardenti.

Secondo il mito, la vestale Rea Silvia, custode del fuoco sacro, venne fecondata dal dio Marte, partorendo poi i due gemelli, Romolo e Remo. Per evitare che i nipoti, diventati adulti, potessero rivendicare il trono usurpato, Amulio ordinò a un suo servo che fossero uccisi e gettati nel Tevere, ma il servo non ebbe il coraggio, li mise in una cesta che lasciò sulle acque del fiume. I gemelli furono trovati da una lupa che si prese cura di loro finché non furono trovati dal pastore Faustolo.

Il fuoco, Marte, la vestale, il lupo-lupa, quindi la simbologia della Lupa Capitolina, rimandano ai sabini e alle loro donne, che avevano come le etrusche molti privilegi, i romani per sposarle dovettero firmare dei contratti, con delle clausole che ponevano il massimo rispetto per loro. Le sabine erano delle virgo, questo termine che significa vergine, non era inteso come oggi, ma qualificava una donna forte e libera, le sabine come le donne etrusche avevano qualcosa che le legava all’antico matriarcato.

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Lupa Senese-Museo dell’Opera del Duomo di Siena

Il rito si trasformò poi, sincretisticamente, in una cerimonia dove il lupo si mescolava al capro, come mai?

Dopo il Ratto, Ovidio ci tramanda la notizia di una misteriosa sterilità delle donne che si prolungava preoccupando i romani, questa sterilità delle donne sabine, vittime del rapimento dei bruti e rozzi romani, non stupisce visto la violenza subita, anche perché è probabile che le sabine si facessero ben intendere.

Sempre Ovidio racconta che uomini e donne si recarono in processione fino al bosco sacro di Giunone, per chiedere di scacciare la sterilità, la dea avrebbe ordinato a loro che le donne sabine fossero penetrate da un caprone. L’oracolo fu poi interpretato, come il sacrificio di un capro, la cui pelle andava tagliata a strisce e con questi lacerti fossero fabbricate delle fruste con cui colpire le donne. Dopo la frustrazione alle donne, da parte degli uomini-lupo, vi erano orge fra i vari partecipanti, si capisce bene, che il rito propiziatorio avrebbe fatto effetto e che dopo nove mesi vi fossero dei nuovi nati.

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Lupa Capitolina a Cincinnati- USA

Alcune ultime curiosità, anche la città di Siena ha come simbolo la Lupa coi gemelli, questa immagine fu adottata dal Comune di Siena nel Medioevo, quando la città era al massimo del suo potere; secondo il mito, Siena era stata fondata da Senus, figlio di Remo e quindi sottolineava l’ambizione di Siena a essere una seconda Roma.

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Figurina Panini- con lo Stemma Roma delle Olimpiadi del 1960

La Lupa Capitolina era uno dei simboli preferiti di Benito Mussolini, che ne inviò diverse copie alle città americane, la copia della Lupa Capitolina è presente in molti altri Stati.

I cerchi olimpionici, sotto alla lupa che sta allattando Romolo e Remo, furono lo stemma delle Olimpiadi del 1960 che si tennero a Roma.

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Termino con una mia opera, intitolata “La Lupa e i conigli”, Arte Digitale, del 2009, stampa su plexiglass, una rivisitazione che si basa sul simbolo della fecondità, vista la prolificità del coniglio, che era sacro ad Afrodite, animale che poi i romani associarono a Venere. Secondo una tradizione leggendaria, consolidata dall’opera di Virgilio, la gens Iulia discendeva da Iulo (o Ascanio), figlio di Enea e fondatore della città di Alba Longa, e Romolo stesso ne faceva parte. Così Giulio Cesare, si vantava di discendere da Venere per mezzo della gens Iulia o Giulia, di cui fanno parte alcuni tra i personaggi più influenti di Roma, che esaltarono a più riprese la loro discendenza divina, attraverso l’asse Venere-Enea-Iulo. Essendo Enea, mitologicamente figlio del mortale Anchise e di Afrodite/Venere. Oltre alla discendenza divina di Roma, i conigli sottolineano la prosperità e la prolificità del popolo romano che si espanse su gran parte del mondo allora conosciuto.

(Continua)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (I^ PARTE)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (II^ PARTE)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (III^ PARTE)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (IV^PARTE)

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Paola Tassinari

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