ICONOGRAFIA DEL CANE (III^ PARTE)

Arte tra curiosità e misteri

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Se nel precedente articolo(* nota), ho parlato dei cani posti simbolicamente a guardia degli inferi, vi sono altri miti e raffigurazioni canine nella mitologia greca, soprattutto per quanto riguarda le costellazioni, ad esempio Lelapo, talmente tanto veloce che tutte le prede che gli capitavano a tiro, non gli sfuggivano mai.

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Morte di Procri con Lelapo - Piero di Cosimo- National Gallery- Londra

Lelapo ha avuto diversi proprietari, tra questi vi era Procri, che con Lelepalo ebbe in dono anche un giavellotto con cui accidentalmente, Cefalo, il marito, colpì e uccise Procri durante una caccia.

Lelapo passò quindi al marito di Procri che lo portò con sé a Tebe, qui c’era una terribile volpe, talmente veloce che non era possibile catturarla, Lelapo gli diede la caccia ma non riusciva a prenderla, la corsa continuava all’infinito così Zeus trasformò ambedue in pietre e trasportò in cielo Lelapo come costellazione del Cane Maggiore.

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Icario e Dioniso- anfora a figure nere -British Museum

Sempre nella mitologia greca, troviamo la cagnolina di Icario, Mera, che oltre alle costellazioni è legata all’oltretomba in quanto fa riferimento al vino, che vi ricordo, era libagione sacra, per l’ebrezza che dava, gli antichi lo pensavano tramite per l’altro mondo. Il mito racconta che Dioniso insegnò come ottenere il vino ad Icario, che lo fece assaggiare ad alcuni pastori che divennero subito ubriachi e pensando di essere stati avvelenati, lo uccisero.

Mera, corse dalla figlia di Icario, Erigone e la portò tirandola per le vesti con i denti dove era la salma del padre.

Erigone, sconvolta dal dolore si uccise, Mera, restò accanto ai due corpi, vegliandoli sino alla sua stessa morte. Zeus, colpito da tanto amore, per rendere onore a Mera, pose la sua immagine in cielo nella costellazione del Cane minore, Icario nella costellazione di Boote, mentre Erigone in quella della Vergine.

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Ortro morto ai piedi di Gerione- kylix a figure rosse- 510–500 a.C. da Vulci

Ortro, anche lui creatura mostruosa della mitologia greca e fratello del più famoso Cerbero, di Idra di Lerna e della Chimera, è solitamente rappresentato come un cane con due teste.

Ebbe una relazione incestuosa con la madre da cui nacquero la Sfinge e il Leone di Nemea.

Ortro, custodiva la mandria di buoi rossi di Gerione, fu ucciso da Eracle a colpi di clava per via della decima fatica dell’eroe mitico, che prevedeva il furto dei buoi rossi di Gerione, prova che riuscì, appunto per l’uccisione di Ortro che ne era il guardiano.

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Rilievo I secolo d.C.- scena con Ulisse, Euriclea, Eumeo e il cane Argo

Sia gli antichi greci che i romani, nella quotidianità amavano i cani come animali da compagnia, apprezzandoli per la loro fedeltà e coraggio. L’Odissea di Omero racconta la storia di Ulisse e del suo ritorno a Itaca, la sua terra, dove Argo il cane da lui allevato tanti anni prima è l’unico a riconoscerlo nonostante Ulisse fosse travestito da straccione e lo accoglie con un fremito e poi dopo averlo aspettato per vent’anni muore.

Commovente è il rilievo, del I secolo d.C., che raffigura Euriclea che sta lavando il piede di Ulisse: lo riconosce per una cicatrice e sta per svelare l’identità del mendicante, ma Ulisse le chiude la bocca e spaventato si rivolge a Eumeo per accertarsi che non si sia accorto di nulla, Argo è raffigurato accucciato ai suoi piedi, forse già morto dalla felicità per il ritorno del suo padrone.

Se Argo è il simbolo del cane fedele, l’uso dei cani nella caccia, è testimoniato dalla pittura vascolare, in particolare dall’Hydria a figure nere ritrovata a Vulci, che fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, dove le figure dei cavalli e dei cavalieri si stagliano poderose, mentre i cani sono attenti e agguerriti.

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Hydria a figure nere- 510–500 a.C.- da Vulci- Museo del Louvre-Parigi

Peritas, il cane di Alessandro Magno, era così famoso che a lui sono state dedicate citazioni e versi commemorativi e fu pure fondata, sempre in suo onore, una città, oggi Jehlum, nell’odierno Pakistan.

Fu il cane più amato dal Magno, un fedele compagno di vita con il quale condivideva addirittura il letto. Secondo scritti dell’epoca, nella battaglia dei macedoni contro i persiani di Dario III, Peritas si scagliò contro un enorme elefante per salvare la vita al suo padrone dalla morte e morì tra le braccia di Alessandro.

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Particolare di Alessandro Magno a cavallo con un cane, forse Peritas-Museo Archeologico- Istanbul

(continua)

ICONOGRAFIA DEL CANE (I^ PARTE)

https://internationalwebpost.org/contents/ICONOGRAFIA_DEL_CANE_(I%5E_PARTE)_26738.html#.YtTCs3ZByR8

*(ICONOGRAFIA DEL CANE (II^ PARTE)

https://www.internationalwebpost.org/contents/ICONOGRAFIA_DEL_CANE_(II%5E_PARTE)_26830.html#.Yt0D7HZByUk

Paola Tassinari

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