Huawei presenta Harmony, il proprio sistema operativo

La risposta al bando di Trump

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C’era da aspettarsi che, dopo i conflitti degli ultimi mesi con l’America, Huawei corresse ai ripari. A maggio, infatti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmò un ordine esecutivo dove proibiva alle società statunitensi di utilizzare apparecchiature e software di telecomunicazione degli “avversari stranieri” poiché ritenuti un “rischio inaccettabile” per la sicurezza nazionale. Di conseguenza Google, obbedendo alle scelte del governo americano, annunciò che avrebbe smesso di fornire il sistema operativo Android (e tutto ciò che ne consegue) a Huawei. Un duro colpo per il colosso orientale sia per l’imminente lancio del suo primo dispositivo pieghevole, il Mate X, sia per la corsa al 5G. Ma Huawei ha un asso nella manica a cui sta lavorando già da tempo e che ha svelato proprio in questi giorni alla HDC, la tradizionale conferenza cinese degli sviluppatori: un proprio sistema operativo chiamato Harmony OS. Durante la conferenza, il CEO dell’azienda Richard Yu ha affermato: “Harmony è il primo sistema operativo basato su microkernel (il nucleo del sistema) che offre un’esperienza ottimale per tutti gli scenari e sarà possibile utilizzarlo su una vasta gamma di dispositivi. Grazie anche alla sua natura open source si possono sviluppare le app una volta sola e poi distribuirle in maniera flessibile su tanti dispositivi insieme. Questa sua estrema versatilità è possibile grazie al funzionamento dell’OS anche con il supporto di memorie ram davvero ridotte, da tagli con pochi KB fino a tagli con molti GB”.

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Ma questo nuovo sistema operativo riuscirà a eguagliare o addirittura superare Android? Ma, soprattutto, supporterà le app di Google? Richard Yu ha sempre voluto sottolineare che Harmony sarà qualcosa di completamente diverso da iOS e Android, quindi si potrebbe pensare che piuttosto che surclassare la concorrenza, Huawei voglia diventare una valida alternativa ai due colossi. Nel corso della conferenza è stato chiarito come Android sia ancora la prima alternativa per tutti i device dell’azienda ma che in caso di necessità si potrà tranquillamente passare al nuovo OS. È ancora presto per parlare del supporto alle app di Google in quanto vedremo Harmony sugli smartphone e tablet soltanto nel 2020, però Yu ha confermato che i device rimarranno ancora “fedeli” ad Android fintantoché saranno liberi di accedere alle risorse di Big G. Il 19 agosto, termine della proroga concessa da Trump, dovrebbe fugare i dubbi circa il futuro delle relazioni tra le aziende cinesi e quelle statunitensi. Ma alla fine gli utenti, in particolare quelli europei, saranno disposti a fare il “grande passo”? Ovvero a lasciare l’ormai ben radicato ecosistema di Google, che conoscono e utilizzano abitualmente, per quello di Harmony, che al contrario deve ancora mettere i primi germogli?

Francesco Maria Tiberio

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