Habitat costiero jonico alterato

Nasce la “Marina di Taranto” per contrastarne gli effetti negativi

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L’opera dell’uomo ha avuto effetti devastanti sulla natura perché ha minato l’integrità ambientale e la sicurezza sulla salute.

Il nostro litorale - ed in modo particolare la costa jonica della provincia di Taranto - nel corso degli anni è stato messo in pericolo a causa dell’attività umana e dell’inquinamento. L’habitat costiero è stato alterato con la costruzione di edifici e di infrastrutture.

È noto il fatto che numerosi stabilimenti balneari che sorgono lungo i litorali costieri costituiscono in alcuni casi la causa dell’inquinamento delle acque del mare. Si parla anche di una cementificazione selvaggia con abitazioni civili costruite per appesantire la fragile situazione marina con fogne che scaricano in mare, rendendo la balneabilità poco sicura.

Come mai si è data la licenza a costruire e perché è stato dato il permesso di creare strutture in zone marine protette? È una domanda che spesso ci poniamo, ed anche se c’è una risposta, tuttavia non si può correre ai ripari qualora a regolamentarne l’abuso fosse anche la Corte di Cassazione!

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La costa jonica del tarantino è dunque talvolta affossata da cemento ed inquinamento fognario. Si possono notare infatti informi fenomeni insediativi, come i sobborghi residenziali disordinati delle estese periferie del litorale. In tempi non sospetti sono stati concessi permessi ad edificare anche lì dove non sarebbero dovute esserci nuove costruzioni nonostante fossero in atto una serie di norme che non sono state prese in considerazione. È infatti vietato, tuttora, edificare “fino ad almeno 300m dalla battigia marina per la tutela del vincolo paesaggistico”.

Anche nelle nostre zone costiere purtroppo ci sono stati degli abusi edilizi che hanno alterato l’equilibrio ambientale, paesaggistico e sociale senza tener conto, in fase di progettazione, della dimensione ambientale e naturale.

Secondo il rapporto dell’IRPA, il consumo del suolo che riguarda il territorio italiano colpisce in particolare le coste. “Su 3902 chilometri di costa il 52,6% è stato sottoposto a cementificazione a danno di chilometri quadrati di territorio” si legge.

L’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, unitamente all’ Arma dei Carabinieri, il Corpo forestale dello Stato, le Capitanerie di Porto, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato, svolgono non solo un’attività di ricerca e analisi, ma anche di denuncia per ciò che concerne lo smaltimento illecito dei rifiuti così come per l’abusivismo edilizio.

È emerso che in molti casi non si tiene conto di porzioni di terreno di demanio marittimo, cioè di quei suoli tutelati sotto il profilo ambientale e paesaggistico.

Qualora dovessero venire fuori delle realtà edilizie edificate non a norma di legge, le conseguenze sarebbero quelle propense ad eliminare il cemento abusivo, almeno lì dove è possibile, oppure intervenendo con delle sanatorie, cioè regolarizzando il reato penale in una sanzione pecuniaria.

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È proprio di questi giorni, intanto, la notizia che il sindaco di Taranto, R. Melucci, abbia dato avvio ad un Piano per il recupero delle località costiere della zona della “Marina di Taranto”, il PIRT, atto a verificare se in questa parte della costa jonica sia presente, stando a quanto dichiarato dai rappresentanti politici dell’assessorato all’ Urbanistica ed alla Mobilità, “il requisito della legittimità e compatibilità degli insediamenti edificati in accordo con i valori paesaggistici del posto e nel rispetto degli standard urbanistici”.

Ester Lucchese

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