HONG KONG: JIMMY LAI RISCHIA L’ERGASTOLO

Il magnate e attivista pro democrazia, è accusato di “collusione con potenze straniere”

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Il regime comunista cinese colpisce duro, ancora una volta. Lo fa nel cuore della resistenza del popolo di Hong Kong, confermando di essere uno dei regimi più oppressivi al mondo. La vittima, non per la prima volta, è il magnate Jimmy Lai, 73 anni, proprietario del tabloid Apple Daily, noto per il suo impegno pro-democraziae per le critiche all’esecutivo di Hong Kong guidato da un organo del Partito unico cinese, Carrie Lam. Esecutivo che, come è noto, gode di percentuali di consenso ormai a una sola cifra, ma continua, con il supporto del dittatore Xi Jinping, a rimandare con successo un procedimento elettorale che, se si svolgesse, vedrebbe il partito “pro-Beijing camp” (tradotto: “campo pro-Pechino”) letteralmente spazzato via dal parlamento locale.

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Le accuse per Jimmy Lai, che è sotto arresto da agosto, sono questa volta, secondo la nuova legge “sulla sicurezza nazionale” imposta ad Hong Kong da una Cina sempre più vorace con l’obiettivo (fin qui, purtroppo, conseguito) di reprimere le proteste pro-democrazia, gravissime: collusione con potenze straniere, reato punibile con l’ergastolo. Appena nove giorni fa, Lai si era presentato in tribunale per rispondere alle accuse di frode, nell’ambito di una vera e propria persecuzione giudiziaria, della quale lui non è certo l’unico bersaglio tra gli attivisti, ma è il più influente.

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Secondo l’accusa, Lai avrebbe fatto appello ai governi internazionali affinché sanzionino la Cina per la repressione delle proteste. Il magnate non ha negato nulla, ammettendo i capi d’accusa. Ma ora, ha spiegato uno dei magistrati, ci vorrà tempo per analizzare oltre un migliaio di messaggi sui profili social di Lai, oltre alle interviste e alle dichiarazioni fatte durante i suoi viaggi all’estero. Il commento del ministero degli Esteri cinese, Li Zhaoxing è degno di un racconto distopico di George Orwell: secondo quest’ultimo, la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong ha portato "molta più stabilità sociale, sviluppo economico e libertà. Coloro che hanno perso la libertà erano collusi con forze straniere o hanno usato la cosiddetta ’libertà’ per impegnarsi in attività che mettono in pericolo la stabilità e la libertà di Hong Kong". Insomma, potremmo dire che secondo il governo cinese “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.

Giulio Negri

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