GUIDO CERONETTI

“Versicoli a soggetto”

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cms_20471/0.jpgIl n. 4/1988 della “nostra” rivista ospitò, nell’aprile 1988, alcuni stralci di un poemetto di Guido Ceronetti (1927-2018) accompagnati da una lettera alla direttrice Patrizia Valduga in cui ilpoeta, filosofo, scrittore, traduttore, giornalista, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano scriveva, tra l’altro: “Questi versicoli miei che ti mandi – il cui soggetto è Napoleone, lui proprio e non io, non l’Io liricante, l’Io ammiccante, l’Io soggiacente-sottaciuto, il maledetto Io-Dio. (…) Contatti con la verità nascosta, altro non cerco, altro non voglio dalla poesia…”Già da queste premesse il lettore può capacitarsi di quanto fosse autentico e niente affatto studiato l’anticonformismo del personaggio.

Nato a Torino, collaborò a partire dal 1945 con vari giornali e, a partire dal 1972, con il quotidiano LA STAMPA (chi non lo ricorda!).

cms_20471/2.jpgTra le sue opere più significative vanno ricordate le prose di Un viaggio in Italia e Albergo Italia ("due moderne descrizioni, moderne e direi dantesche, da cui vien fuori tutto l’orrore del disastro italiano", Raffaele La Capria), e le raccolte di aforismi e riflessioni Il silenzio del corpo e Pensieri del tè.Di rilievo la sua attività di traduttore, sia dal latino (Marziale, Catullo, Giovenale, Orazio) sia dall’antico ebraico (Salmi, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Libro di Giobbe e Libro di Isaia), nonché di poesia moderna (in particolare Konstantinos Kavafis). Nel 1968 sposa Erica Tedeschi, da cui si separa nel 1982, pur non divorziando mai.

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Insieme alla moglie nel 1970 dà vita al Teatro dei Sensibili, allestendo in casa spettacoli di marionette. "Le sue marionette esordivano su un piccolo palcoscenico, nel tinello di casa Ceronetti, ad Albano Laziale. Si consumavano tè, biscottini (i crumiri di Casale) e mele cotte." Nel corso degli anni vi assisterono personalità quali Eugenio Montale, Guido Piovene, Natalia Ginzburg, Luis Buñuel e Federico Fellini. A partire dal 1985, con la rappresentazione de La iena di San Giorgio, il Teatro dei Sensibili divenne pubblico e itinerante. Nel 2008 prende posizione a favore dell’eutanasia nel caso di Eluana Englaro, con la poesia La ballata dell’angelo ferito; attento alle tematiche ambientali, era vegetariano ed estremamente frugale. Negli anni ’90 alcuni suoi articoli sull’immigrazione (disse che ha "un carattere preciso di invasione territoriale, premessa sicura di guerra sociale e religiosa"), pubblicati sui quotidiani La Stampa e Il Foglio, furono tacciati di razzismo, così come scalpore fecero alcune posizioni da lui espresse sull’omosessualità maschile, accusate di omofobia. In precedenza sull’argomento si era attirato gli strali dei cattolici per aver descritto don Bosco come un omosessuale represso. Insomma, non aveva certo paura di dire la sua. Ed essendo vissuto fino al 2018 ha avuto tutto il tempo per suscitare critiche, attirarsi strali, provocare antipatie e al tempo stesso ricevere consensi, gratificazioni (ancorché non richiesti) non tanto per le sue pubblicazioni o per il suo impegno in campo artistico, quanto per le sue prese di posizione, a seconda della corrente di pensiero più in voga in quel momento, o più controcorrente.

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Disse di sé e della contemporaneità: «Sono sempre stato anticomunista, ma il Mullah Omar e Osama Bin Laden sono modi dell’antiumano.

Dietro di loro... l’ombra di Lenin, inviato della Tenebra, fondatore imitabile dell’universo concentrazionario, capostipite novecentesco di malvagie entità che non finiscono di manifestarsi.»

Fu anche ostile al Fascismo (durante il regime, non soltanto dopo!), ma questo non fu sufficiente per essere considerato “antifascista”: càpita anche questo agli spiriti liberi. La bibliografia delle sue opere è sterminata: il lettore può verificarlo da sé. Fu vera gloria? Non sappiamo rispondere, ma suggeriamo un interessante approfondimento su: https://www.linkiesta.it/2017/09/guido-ceronetti, stroncato da Davide Brullo; almeno qui si parla di opere, non di schieramenti! Leggiamo quindi un piccolo stralcio di quel poemetto pubblicato allora.

Con quali azioni invece di canzoni

Chiara faremo la tua notte nera

Terra che bruci, terra che dolori

Tristezza d’uomo, malattia d’uomo?

Fare dolore è tutto il vostro fare:

Se tu hai guardato in una faccia d’uomo

Non fare niente; fare bene è non fare.

Raffaele Floris

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