GUERRA DI INFORMAZIONE SULLE PROTESTE ANTIGOVERNATIVE IN IRAN

A chi giova?

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Nei giorni in cui sembrava finalmente riprendere il processo negoziale internazionale sul nucleare iraniano, che vede la repubblica degli Ayatollah rimettere l’Unione Europea almeno in apparenza al centro della scena politica internazionale quale interlocutore meno pregiudizialmente livoroso, come per incanto sono scoppiate proteste antigovernative in Iran, come da tempo non se ne vedevano.
Venerdì scorso durante le proteste antigovernative le forze di sicurezza iraniane hanno usato gas lacrimogeni, manganelli e idranti per allontanare i manifestanti nella città di Isfahan, importante centro culturale, artigianale e agricolo dell’Iran. Secondo fonti governative iraniane, coloro che sono scesi in piazza sosterrebbero le ragioni degli agricoltori, furiosi per la carenza d’acqua. L’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars ha detto che i manifestanti hanno lanciato sassi e dato fuoco a una moto della polizia e a un’ambulanza.

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La TV di Stato ha mostrato immagini in cui la polizia appare intenta a sparare gas lacrimogeni contro i manifestanti radunati nel letto del fiume prosciugato. Un video pubblicato sui social media ha mostrato i manifestanti che gridavano: "Vergognatevi!". Altri filmati diffusi sul web hanno immortalato diversi manifestanti feriti, di cui almeno uno con evidenti ferite da proiettile. Non sono stati resi pubblici rapporti ufficiali sul numero di feriti e Reuters non ha potuto verificare in modo indipendente i video.

Gli agricoltori che hanno tenuto un sit-in pacifico di due settimane contro la carenza d’acqua sono stati dispersi da uomini non identificati che hanno dato fuoco alle loro tende. I post sui social media identificavano questi ultimi come appartenenti alle forze di sicurezza, mentre i media statali li definivano genericamente "teppisti".

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Le proteste antigovernative a Isfahan sono proseguite durante la notte, quando le forze di sicurezza hanno attaccato i manifestanti con una varietà di armi e, secondo quanto riferito, hanno arrestato 120 persone. Mentre le autorità limitavano l’accesso a Internet a Isfahan e in altre città, i video sui social media mostravano gruppi di manifestanti che gridavano "Morte al dittatore" e slogan contro l’intervento dell’Iran in Siria, chiedendo attenzione ai problemi interni del paese. La polizia in assetto antisommossa è rimasta a pattugliare le strade, cercando di porre fine alle proteste. Immagini e resoconti da fonti locali mostrano che tre persone potrebbero essere state uccise, ma un bilancio finale non è stato confermato dal governo o dagli attivisti per i diritti umani che monitorano la situazione. Il capo della polizia di Isfahan ha confermato che i cittadini sono rimasti feriti, ma ha sottolineato che anche le forze di sicurezza sono state colpite dai manifestanti, che hanno lanciato pietre.
L’Iran ha accusato la sua peggiore siccità degli ultimi 50 anni per la scarsità d’acqua, mentre i critici tirano in ballo anche una cattiva gestione che inasprisce ulteriormente gli effetti della paralisi economica legata alle sanzioni inflitte dagli Stati Uniti, che non risparmiano nulla e nessuno. Basti pensare che in piena pandemia da Covid-19 persino i medicinali e i dispositivi medici sono stati oggetto di restrizioni e divieti. I ricercatori statali sono stati costretti ad inventarsi un vaccino anti Covid made in Iran con cui sarebbe stato vaccinato lo stesso ayatollah Khamenei, ma del quale non sono noti né gli effetti né l’efficacia alla comunità scientifica internazionale.

Carlo Coppola

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