GREGORETTI, SALVINI NON SARA’ PROCESSATO

M5S, Di Battista: "Torno se Movimento esce da governo Draghi" - Meloni: "Bertolaso e Albertini? Ottimi candidati, nessun veto"- Letta, sulle alleanze: "Possibile pezzi strada insieme a M5S, ma noi vogliamo guidare il Paese"

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cms_21892/GiuliaBongiorno_MatteoSalvini.jpegGregoretti, Salvini non sarà processato

L’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini non andrà a processo per la vicenda della nave Gregoretti. Lo ha deciso il gup Nunzio Sarpietro, che ha emesso il decreto di non luogo a procedere dopo poco meno di due ore di camera di consiglio, "perché il fatto non sussiste". L’accusa è di sequestro di persone per avere trattenuto, a bordo della nave Gregoretti, al largo di Augusta, 131 migranti, nel luglio del 2019. Sia la Procura di Catania che la difesa, al termine della discussione, avevano chiesto il non luogo a procedere per l’ex ministro dell’Interno, che è presente al bunker del carcere Bicocca di Catania, con la sua legale, l’avvocata Giulia Bongiorno.

Le motivazioni della decisione del gup di non luogo a procedere per Salvini verranno depositate tra trenta giorni, come reso noto dallo stesso giudice dopo l’udienza.

SALVINI - "Penso che l’Italia sia l’unico paese in Ue dove la sinistra manda a processo un ministro non per reati corruttivi, ma per scelte di governo", ha detto Salvini, "abbiamo la sinistra più retrograda, che prova a usare la magistratura, per vincere le elezioni che non riesce a vincere in cabina elettorale, spero che la sentenza sia utile al Pd e ai Cinque Stelle, le battaglie si vincono in Parlamento o in cabina elettorale, non in tribunale".

BONGIORNO - "In questa sentenza c’è anche il caso Open Arms - dice Bongiorno - Questo giudice è stato estremamente rigoroso e attento perché fin dalle prime udienze ha acquisito tutti gli atti di casi simili, tutto il fascicolo di Open Arms e testimonianze fondamentali. Questa è una sentenza emessa dopo un’analisi dettagliata, non è stato un gup che si è voluto levare il pensiero del processo ma ha volito analizzare". "E’ inutile dire che siamo estremamente soddisfatti", dice Bongiorno.

cms_21891/dibattista_pensieroso_fg.jpgM5S, Di Battista: "Torno se Movimento esce da governo Draghi"

"Per tornare con i 5 Stelle, la condizione è che il Movimento esca dal governo Draghi. Anche a Conte ho detto che dipende dalle proposte e linea politica che intende assumere. Io e Luigi siamo ancora amici ma le nostre distanze politiche non ci permettono più una frequenza continua: lui ad esempio è diventato atlantista, io no. Fare qualcosa di nuovo? C’ho pensato ma aspetto qualche mese, e vedrò dopo l’estate cosa fare". Così Alessandro Di Battista, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

"La fronda interna ai 5 Stelle non la sto capitanando io - dice Di Battista - intendo continuare a fare quello che faccio, reportage, libri e a fare attività politica al di fuori del Parlamento, perché la libertà conquistata rinunciando a ruoli prestigiosi è molto importante per me".

"Mi chiesero di fare il ministro del governo, diedi la mia disponibilità ma posi come condizione che non ci fosse un ritorno con Renzi, quindi dovetti ritirare la mia disponibilità... " racconta inoltre l’ex deputato grillino.

Riguardo alla situazione attuale, Di Battista sottolinea che "il benessere di una democrazia dipende anche dall’opposizione e oggi non c’è. La Meloni non la vedi mai attaccare Draghi e prendere posizioni nette come faccio io".

E poi "il sistema mediatico è appiattito su Draghi e un grande errore del M5S non è stato nominare Fabrizio Salini in Rai, che evidentemente si è scontrato con una situazione complessa, ma è stato quello di non portare avanti una riforma che togliesse il potere di nomina dei vertici Rai ai partiti".

Quanto all’ex premier, "io penso che Conte sia stato scalzato dai poteri forti: il gruppo Gedi, Confindustria e anche dei poteri esteri: non a caso il cambio di governo negli Stati Uniti ha coinciso con il cambio di governo in Italia. (...) Non parlo di complotto ma penso sia evidente che ci sia stata una convergenza di interessi tra questi gruppi di potere".

cms_21891/meloni.jpgMeloni: "Bertolaso e Albertini? Ottimi candidati, nessun veto"

In queste ore "sto sentendo Albertini e Bertolaso, ho sempre detto che da parte di Fratelli d’Italia non c’erano veti su nessuno, semplicemente noi vogliamo vincere, quindi ci siamo presi il tempo necessario per fare tutte le valutazioni del caso". Lo dice Giorgia Meloni, intervistata dall’AdnKronos, sul tema delle candidature per le prossime comunali, a partire da Roma e Milano.

"Allo stato attuale ritengo che Albertini a Milano e Bertolaso a Roma siano delle ottime candidature sul tavolo, si tratta di capire se loro sono disponibili, noi - ricorda - abbiamo proposto che nella prossima riunione dei vertici della coalizione loro vengano, così se ne possa parlare insieme, le cose si discutono nelle sedi opportune e poi sulla stampa".

"Fdi al tavolo, mercoledì scorso, ha detto ’noi siamo pronti per partire, per fare la campagna elettorale, non ci sono veti’, speriamo dunque che la prossima settimana si possa definire", conclude Meloni.

cms_21892/letta_pd_fg.jpgLetta alla direzione del PD, sulle alleanze: "Possibile pezzi strada insieme a M5S, ma noi vogliamo guidare il Paese"

La questione delle elezioni comunali e delle alleanze, definendo quest’ultime "conseguenze di chi siamo, non definiscono la nostra identità". "Guardiamo con l’evoluzione dei 5 Stelle con interesse e immaginiamo pezzi di strada insieme, ma noi siamo il Pd e abbiamo l’ambizione di guidare questo Paese e l’ambizione di farlo con una coalizione di centrosinistra".

"L’agenda del futuro ce la dettiamo noi, voglio che questa Direzione si concentri su questo. Dettiamoci noi l’agenda del nostro futuro, non facciamocela dettare da altri", ha esortato, ricordando che "siamo l’unico grande partito italiano, che decide secondo metodi democratici, che ha un dibattito interno vivo, vivace, positivo".

PRIMARIE - E sulla questione delle candidature ha chiosato: "Vorrei far notare la contraddizione" delle polemiche sulle primarie, perché "l’importanza di questo metodo è proprio quella di capire la realtà della situazione, senza che sia la scelta in una stanza chiusa del segretario o dei dirigenti, e che si scelga insieme". "Le primarie a Roma, Bologna, Torino saranno una modalità con cui si parlerà delle città e del centrosinistra, rispettandosi tutti -ha ribadito il segretario del Pd-. Questo è un segno di centralità positivo, se non parlassero di noi vorrebbe dire che siamo marginali. Se si parla di noi vuol dire che dalle nostre scelte dipende il futuro della politica italiana e dell’Italia, dobbiamo essere coscienti di questo e fare scelte non nel nostro ombelico ma nell’interesse del Paese".

Parlando della sfida di Roma, Letta ha mandato "un in bocca al lupo particolare a Roberto Gualtieri, mette a servizio di una avventura, di una grande missione fondamentale per noi, la sua grande competenza, l’essere un leader europeo, sul Pnnr che è fondamentale per Roma". "La nostra voglia di voltare pagina a Roma rispetto a tante opportunità perdute passa dalla disponibilità di Gualtieri, passando dalle primarie -ha spiegato il segretario del Pd- E’ il candidato più forte, lo sosteniamo convintamente. Roma deve avere un sindaco globale, per farne Capitale del mondo come non lo è stata più per un pò di tempo".

Redazione

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