GRECIA, SENTENZA STORICA: “ALBA DORATA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE”

Finisce così l’esperienza politica dei neonazisti greci. 15000 democratici in festa fuori dal tribunale: “vogliamo i nazisti in galera”

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Il tribunale di Atene ha fatto la storia, al termine di un processo durato cinque anni e mezzo. Georgios Roupakis, militante di Alba Dorata, è stato condannato per l’omicidio di Pavlos Fyssas, in arte Killah P, il rapper greco ucciso con due coltellate al cuore nel 2013 al Pireo. E Nikos Michaloliakos, leader del partito di estrema destra che all’epoca era la terza formazione politica greca, è stato riconosciuto colpevole assieme a lui di aver guidato un gruppo criminale con organizzazione paramilitare. È così, con una sentenza attesissima, che la Grecia democratica si è appena liberata dalla peggiore malattia che possa colpire uno Stato libero: l’estrema destra organizzata. Certo, una sentenza non cambierà l’orrenda ideologia che le centinaia di migliaia di ormai ex-seguaci e militanti di Alba Dorata continuano a propugnare, ma permetterà di lasciarli isolati, di non dargli alcuna legittimazione e, anzi, di punire nel modo giusto coloro che fanno dell’odio una ragione di vita: come un’organizzazione criminale.

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Alba Dorata era un partito che aveva fatto parlare di sé a livello internazionale come una delle forze di estrema destra di maggiore influenza: nel 2014 era diventata addirittura la terza forza del Parlamento greco, superando il 9% dei voti. Successo, questo, dovuto anche ad un assioma tristemente noto nella storia: dove c’è profonda crisi socio-economica, dove la gente non ha più fiducia nelle istituzioni e nel futuro, si insinua il serpente dell’estremismo politico. Non è quindi un caso che Alba Dorata, il cui stemma non è altro che una bandiera nazista con il meandro a sostituire la svastica, avesse subito un consistente calo dei consensi negli ultimi anni di stabilizzazione della situazione nel Paese, non riuscendo neanche a superare lo sbarramento del 3% nelle ultime elezioni politiche greche, svoltesi nel 2019. Quando Georgios Roupakis uccise Pavlos Fyssas, il quale riuscì, in punto di morte, a indicare proprio nel militante di estrema destra il suo assassino, il comportamento delle forze dell’ordine fu oggetto di grossi sospetti di connivenza. Insomma: la Grecia era nel pieno di un’emergenza nazismo.

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Dal processo di Atene, sono emersi diversi gradi di responsabilità. Oltre a Roupakis (che rischia l’ergastolo) e Michaloliakos, altri 5 ex parlamentari sono stati considerati come i leader dell’organizzazione criminale; 12 deputati sono risultati fiancheggiatori, mentre gli altri 50 “soltanto” complici. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis (centro destra) ha applaudito la sentenza: “La democrazia oggi ha vinto; spetta a noi farla trionfare ogni giorno”. Da sinistra l’ex premier Alexis Tsipras ha ricordato la lotta legale ingaggiata dalla madre del giovane rapper: “Oggi ci assumiamo una parte del peso per la democrazia e la dignità che Magda Fyssa ha dovuto portare da sola per sette anni. Nella coscienza del popolo greco, Alba Dorata è un gruppo criminale e andrà nella pattumiera della storia”. L’udienza è stata il più grande processo contro un partito di ispirazione fascista dai tempi di Norimberga. Fuori dal Tribunale, una folla di oltre 15mila manifestanti democratici attendeva con ansia il verdetto, scandendo slogan come “Nazisti in prigione” e “Fyssas vive, schiacciamo i nazisti”. Alla lettura della sentenza, dopo una grande esultanza, sono scoppiati scontri con le forze dell’ordine: la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, mentre una piccola percentuale di manifestanti rispondeva con oggetti incendiari.

Giulio Negri

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