GOVERNO DRAGHI...OGGI ALLA PRIMA PROVA IN AULA

I partiti muovono le pedine: pronto sprint per sottosegretari

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cms_20997/Draghi.jpg"L’unità qui non è un’opzione, ma un dovere". Mario Draghi, 14 febbraio 2021. Le parole pronunciate sabato scorso nel primo Consiglio dei ministri, a due ore dal giuramento al Quirinale, tracciano la rotta del governo e del discorso che oggi l’ex numero uno della Bce pronuncerà nell’Aula del Senato, incassando una fiducia ampia e variegata, ma proprio per questo ancor più difficile da tenere insieme. Le prime fibrillazioni si sono già consumate sull’altare del Covid e della stretta, decisa in ’zona Cesarini’, che ha mandato all’aria la stagione sciistica.

Bocche cucite nel suo staff sui contenuti, Draghi lavora nel massimo riserbo, quel riserbo che gli è congeniale. Ieri è arrivato di buon mattino a Palazzo Chigi, scrive il discorso che pronuncerà oggi, un discorso chiaro, asciutto, quasi chirurgico nel definire le priorità che il suo esecutivo deve darsi. Richiamando all’unità in un momento senza precedenti per il Paese, con una pandemia che ha falcidiato il tessuto economico e sociale, chiudendo le scuole, mettendo in affanno gli imprenditori, costringendo imprese e negozi a chiudere i battenti e milioni di lavoratori alla cassa integrazione.

Una partita complessa anche per un primo della classe a livello mondiale come Mario Draghi. L’Italia deve ripartire, per riaccenderne i motori c’è bisogno di mettere in soffitta gli interessi di parte, remare nella stessa direzione. Seguendo la direzione che egli stesso ha indicato nel corso delle consultazioni che hanno portato alla nascita del suo governo. Europeismo e Atlantismo i capisaldi. E l’ambiente, come ha ribadito nel Cdm di sabato scorso: il suo "sarà un governo ambientalista, anche nella creazione di nuovi posti di lavoro".

Una certezza, questa, che ha le sue radici anche nelle indicazioni dell’Europa sull’impiego dei fondi del Next Generation Eu, e che vincolano il 37% delle risorse a progetti green. Numeri che rendono centrale il dicastero della Transizione ecologica affidato a Roberto Cingolani -oggi finito non a caso nel mirino di Alessandro Di Battista- ministero chiesto a gran voce da Beppe Grillo ma che continua a dividere i 5 Stelle, vera incognita del voto di domani in Aula.

E poi la sanità, con una pandemia che ha svelato tutte le crepe di un Ssn smantellato da politiche miopi, e soprattutto il piano vaccinazioni: la prima grande sfida a cui è chiamato a rispondere ’Super Mario’, tassello centrale per consentire al Paese di rialzarsi davvero evitando false ripartenze. E’ facile, quasi scontato, che oggi Draghi si soffermi sul capitolo scuola e istruzione, un tema che considera centrale per dare nuova linfa al Paese. Decisivo, poi, il capitolo lavoro e Recovery Fund, con tante incognite ancora sul tavolo, a partire dal blocco dei licenziamenti. Sul Next Generation Eu, il pensiero di Draghi è noto, si incentra sulla necessità di investire in progetti di valore alto, con un contenuto sociale dimostrabile.

La sostenibilità del debito pubblico sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu. Se saranno sprecate, il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita. Draghi lo sa bene, sa che la strada da percorrere passa da progetti con tassi di rendimento elevati, tali da giustificare l’investimento pubblico per spingere la crescita e rendere il debito sostenibile. Ma la condizione sine qua non per realizzarli è mettere a segno quelle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno: fisco, giustizia e Pubblica amministrazione. Riforme centrali ma che vanno a toccare sensibilità diverse in una maggioranza che è di fatto un melting pot. "L’unità non è un’opzione, ma un dovere": la strada è stretta, ma Draghi dovrà necessariamente muovere da qui.

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Oggi il voto di fiducia alle 22 in Senato, poi, giovedì, la Camera. Soltanto dopo partirà lo sprint per chiudere la partita del ’sottogoverno’, ogni casella al suo posto per rendere l’esecutivo operativo e far ripartire subito il lavoro delle commissioni. Stavolta saranno i partiti a decidere, pur nell’incognita di una possibile ’quota Draghi’ che il premier potrebbe opzionare per oliare i meccanismi del suo esecutivo. Tanti i rumors e i desiderata, poche le certezze. I partiti stanno calcolando le ’quote’ - escludendo una ’squadra’ Draghi per il sottogoverno- e la ripartizione sarebbe questa: 13 M5S, 7 per Pd, Lega e Fi e quindi uno a testa tra i ’piccoli’ ovvero Leu, Maie, Più Europa, centristi, Autonomie. Forse per Iv potrebbero esserci 2 posti.

cms_20997/M5S_-_Copia.jpgIn casa 5 Stelle la partita del sottogoverno si intreccia con quella delle divisioni interne al Movimento, un M5S letteralmente terremotato dalla caduta di Conte e dall’ascesa dell’ex numero uno della Bce. Per mettere in salvo i risultati messi a segno dai 5 Stelle nel Conte I e II, il capo politico Vito Crimi dovrebbe lasciare l’Interno e trasferirsi in via Arenula, al ministero della Giustizia: obiettivo mettere in salvo le riforme grilline, a partire da quella della prescrizione nel mirino del resto della maggioranza. Stesso discorso per il dicastero del Lavoro, guidato dal dem Andrea Orlando, dove per puntellare il reddito di cittadinanza potrebbe arrivare l’ex capogruppo al Senato Gianluca Perilli.

I 5 Stelle puntano poi a ’piazzare’ un loro uomo al super dicastero ’green’ voluto da Beppe Grillo. In pole per affiancare Roberto Cingolani - il fisico suggerito a Draghi dallo stesso fondatore del M5S - c’è Stefano Buffagni, che nel peggiore dei casi potrebbe restare al Mise ma che sicuramente ricoprirà una casella del sottogoverno. Per lo Sviluppo economico si fa largo anche il nome di Carla Ruocco, ma per approdare a via Veneto l’ex esponente del direttorio grilllino dovrebbe lasciare la presidenza della commissione di inchiesta sulle banche, il che aprirebbe una nuova partita in Parlamento e rischierebbe di generare ulteriore dissenso nei 5 Stelle.

L’ex viceministro Giancarlo Cancelleri potrebbe essere confermato ai Trasporti, ma non è escluso che lasci per il dicastero del Sud, complice il dissenso dei parlamentari meridionali per l’inconsistenza del Sud nella compagine governativa. Al ministero dell’Economia i pentastellati puntano sulla riconferma di Laura Castelli, mentre all’Interno dovrebbe tornare a spuntarla Carlo Sibilia. Pierpaolo Sileri potrebbe restare con Roberto Speranza alla Salute, per la Scuola ’scalpita’, stando almeno ai rumors interni, Luigi Gallo, ma potrebbe spuntarla anche l’ex sottosegretario alla Cultura nel primo governo Conte Gianluca Vacca.

Alla Difesa ci potrebbe essere il ritorno di Angelo Tofalo, che aveva già rivestito il ruolo di sottosegretario nel primo governo Conte, ma altro nome che rimbalza è quello del giovanissimo Luigi Iovino. Un’altra possibile new entry è Luca Carabetta, giovane deputato tra i nomi indicati da Capital tra gli under 40 più impegnati per un futuro migliore: per lui potrebbe aprirsi uno spazio al ministero dell’Innovazione tecnologica e la transizione digitale capitanato da Vittorio Colao.

Il vice capogruppo al Senato Andrea Cioffi, tra i riottosi al governo Draghi, potrebbe andare al ministero dello Sviluppo economico guidato da Giancarlo Giorgetti, anche nel tentativo di frenare il dissenso interno. Con la stessa finalità, la senatrice Alessandra Maiorino potrebbe approdare al dicastero per le disabilità. Infine, per affiancare Luigi Di Maio alla Farnesina nel Movimento se la giocano in due, due ex: la viceministra Emanuela Claudia Del Re o Manlio Di Stefano.

cms_20997/lega_-_Copia.jpgAnche nel centrodestra di governo in tanti scaldano i muscoli. Dando retta agli ultimi rumors, avanzano le quotazioni al Viminale (viceministro?) per il senatore leghista Stefano Candiani, favorito sul collega di partito Nicola Molteni. Con il tecnico Giovannini potrebbe poi finire al Mit il ligure Edoardo Rixi, deputato molto vicino a Salvini, tra i più convinti sostenitori del ’modello Genova’ per i lavori pubblici. Sempre sul fronte leghista, in campo per un posto di sottosegretario con le neo ministra azzurra del Sud, Mara Carfagna, il senatore Guglielmo Pepe, attuale capo del Dipartimento per il Sud della Lega. Lucia Borgonzoni, invece resta in pole ai Beni culturali, con Dario Franceschini. Per Giulia Bongiorno si parla di un incarico a Largo Arenula ,come viceministro del Guardasigilli tecnico, Marta Cartabia.

cms_20997/FI.jpgIn casa Fi c’è attesa. Il senatore Francesco Battistoni, commissario regionale nelle Marche, vicino a Tajani, viene indicato come papabile sottosegretario o viceministro all’Agricoltura, mentre circola il nome del deputato Andrea Mandelli, fedelissimo di Silvio Berlusconi e presidente dell’Ordine nazionale dei farmacisti, per un incarico al ministero della Salute. Circola pure il nome del senatore Lucio Malan, già membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e della commissione Affari esteri e emigrazione di Palazzo Madama.

Tra i nomi dei possibili sottosegretari alla Giustizia ci sarebbe il deputato e responsabile Giustizia e Affari costituzionali di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. Forza Italia dovrebbe essere, inoltre, la forza di maggioranza chiamata a esprimere il nome per il sottosegretario con delega allo sport. In queste ore sarebbero stati avanzati tre nomi per il ruolo: i deputati Cosimo Sibilia, Marco Marin e Paolo Barelli. Se la scelta dovesse ricadere su Sibilia, l’esponente di Fi sarebbe costretto a ritirare la propria candidatura a presidente della Figc che lo vede contrapposto all’attuale presidente federale, Gabriele Gravina.

cms_20997/PartitoDemocratico_-_Copia.jpgNel Pd si fanno i conti con il numero delle caselle a disposizione dei dem con la questione di genere che resta sempre aperta e le necessità di assicurare continuità ad alcune figure come Antonio Misiani già viceministro dell’Economia e Matteo Mauri all’Interno, artefice della riforma dei dl Sicurezza di Matteo Salvini. Tra i nomi dati come possibili riconferme anche quello di Andrea Martella, se il premier Draghi non opterà per una figura tecnica come sottosegretario alla presidenza con delega all’Editoria. Nel caso la casella sia lasciata alla politica, Martella ha ottime chance di riconferma visto il lavoro che ha fatto, l’apprezzamento del settore e la stima trasversale nei partiti.

Se i posti per il Pd fossero 7 lo schema potrebbe essere quello di 2/3 uomini e 5/4 donne. Dipende anche dall’intreccio con la possibile nomina di una vicesegretaria Pd, avanzata ieri dalle donne dem. Sul fronte sottogoverno possibili riconferme per Marina Sereni già viceministro agli Esteri e Anna Ascani alla Scuola. Ma sono in ballo anche le uscenti Sandra Zampa (Salute), Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Alessia Morani (Mise), Francesca Puglisi (Lavoro) Lorenza Bonaccorsi (Cultura). Per le possibili new entry si parla di Marianna Madia al Mef, Valeria Valente alla Giustizia (dove l’uscente è Andrea Giorgis), Chiara Braga (Ambiente) ma anche Debora Serracchiani, sebbene il suo nome venga avanzato come possibile vicesegretaria dem.

cms_20997/italia-viva.jpgPer Italia Viva i posti potrebbero essere un paio e tra i nomi in lizza quello di Gennaro Migliore per la Giustizia (o Lucia Annibali), Francesco Scoma per l’Agricoltura, Daniela Sbrollini per lo Sport. Mentre per Leu c’è l’uscente Cecilia Guerra al Mef, ma si fanno anche i nomi di Rossella Muroni (Transizione ecologica) e Francesco Laforgia (Rapporti con il Parlamento).

Redazione

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