GLI U2 A PARIGI NEL NOME DELL’AMORE

Gli U2 e gli Eagles of Death Metal insieme in ricordo delle vittime del Bataclan

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A quasi un mese dalla strage del Bataclan, il Rock con la “erre” maiuscola torna a tuonare tra le mura dei palazzetti di Parigi. Tralasciando i dettagli di un massacro che ha inorridito tutti i popoli liberi della terra, quella del tredici novembre scorso ha segnato ulteriormente uno spartiacque tra chi vuol vivere in piena libertà e perfetta sintonia con il prossimo e chi, invece, crede che l’integrazione tra culture diverse rappresenti il male da annientare.

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E questa visione dello stato di cose, è bene impressa negli Eagles of Death Metal che, in quella sciagurata sera, dall’alto del palco ha visto il pubblico cadere sotto i colpi dei terroristi, rei di essere lì a divertirsi liberamente. Dopo quella notte la band, uscita illesa dagli spari (N.d.R. Meno fortunato è stato il manager del merchandise, Nick Alexander, morto sotto la gragnuola di proiettili dei Kalashnikov), è riapparsa in pubblico all’AccorHotels Arena (noto anche come il Palais Omnisports de Paris Bercy) unendosi a un gruppo che storicamente da sempre compone musiche contro le armi e le guerre: gli U2. “Siamo insieme stasera con le famiglie che hanno perduto quelli che amavano qui a Parigi”, ha detto il leader della Band Irlandese, Bono Vox, ai seimila presenti prima di intonare Pride In The Name of Love. Durante la serata, l’emozione tra il pubblico è cresciuta soprattutto quando le due band si sono esibite in un pezzo storico di Patti Smith, People Have The Power. Anche la scelta di questo brano non è casuale. Dopo l’inno all’amore e alla fratellanza diPride, Bono e Jesse Hughes degli Eagles of Death hanno urlato la loro rabbia contro l’odio e l’ignoranza, intonando il testo di una canzone che chiama il popolo alla lotta, non necessariamente armata, per “cacciare i folli dalla terra” (estratto dal testo di Patti Smith).

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Dopo il 13 novembre, anche le esibizioni dal vivo hanno “accusato il colpo”. Sono molti i gruppi e i musicisti che, in seguito all’attentato, hanno dovuto annullare i loro Tour in diverse parti di Europa: dagli U2, che avevano un concerto a Parigi il 14 novembre, ai Motorhead. IColdplay, invece, hanno rinviato il loro concerto a Los Angeles in segno di rispetto, mentre i Foo Fightershanno addirittura cancellato il tour, compresa la tappa torinese del 14. La psicosi attentati ha investito anche l’Alcatraz di Milano. Il 22 novembre, un falso allarme bomba, ha provocato l’annullamento del concerto dei Five Finger Death Punch. Per fortuna ci sono loro, gli U2. Una band che sa cosa vuol dire crescere in uno stato di terrore, sotto il controllo militare (la band di Dublino, ha iniziato a fare musica nell’era del conservatorismo della Tatcher e dell’IRA). In ogni concerto “In Nome dell’Amore” (Pride /In The Name of Love) trasmette speranza e voglia di andare avanti. Il loro prodigarsi per i più deboli, e la lotta alle ingiustizie, li ha fatti diventare “Ambasciatori” di pace nel mondo. E grazie a loro, oggi, la musica rinasce anche dopo le macerie imbrattate dal sangue degli innocenti e di chi, sfortunatamente, non sapeva di diventare vittima di una follia armata, molto spesso, dall’industria bellica dell’occidente.

Umberto De Giosa

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