GLI ORACOLI

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Viviamo in un tempo in cui l’informazione, la comunicazione e la “connessione” tramite l’internet, è diventata la priorità assoluta degli uomini e delle donne delle società cosiddette civilizzate.

Sapere, informarsi, condividere non è mai stato così facile come oggi: basta un click e l’informazione percorre in un nanosecondo migliaia di chilometri.

Ben diverse erano le priorità dei nostri antichi, il cui fine ultimo era quello di conoscere ciò che gli dèi riservavano loro: non era certo cosa facile né immediata, presupponeva intelligenza (nel senso letterale del termine) e capacità di sacrificio.

Anche questo tipo di informazione richiedeva una certa “connessione” ma a livello più trascendente e il mezzo attraverso cui ottenerla era l’ORACOLO.

L’Oracolo - dal latino oraculum, derivato dal verbo orare, «pregare» - non era qualcosa ma bensì qualcuno, una persona in grado di dispensare saggi consigli e profezie, un’autorità spirituale infallibile che parlava per conto degli dèi.

Queste persona veniva interrogata dal consultante per qualsiasi decisione importante da prendere, che riguardasse il consultante stesso oppure l’intera comunità.

Per contaminazione assunse il nome di Oracolo anche il Santuario nel quale ci si recava a pregare, a chiedere consiglio e dove erano formulati i responsi.

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“Consultando l’Oracolo” - John William Waterhouse

Ad ogni modo l’Oracolo era un “professionista” della divinazione: questo compito era spesso affidata a delle famiglie che se lo trasmettevano di generazione in generazione.

L’origine degli Oracoli è molto probabilmente orientale, antecedente a quelli che poi si diffusero dall’antica Grecia a partire dal II millennio a.C.

Ciò non sorprende perché gli oracoli sono tanto antichi quanto l’uomo stesso: fin dalla preistoria, infatti, la divinazione ha rivestito un ruolo importantissimo, il che rende impossibile stimare l’inizio preciso del loro utilizzo. Il più antico oracolo sarebbe quello della dea egizia Uadjet (detta anche Uto), la dea-Cobra protettrice del sovrano e personificazione del Basso Egitto: per questa sua funzione veniva raffigurata quale simbolo di regalità, forza e potenza sul copricapo dei faraoni. Sarebbe proprio l’attuale “Collina dei faraoni” all’origine della diffusione della tradizione oracolare in Grecia, tanto più che la Pizia, di cui parlerò a breve, era anche chiamata Pitonessa in riferimento a Pitone, il serpente/drago sconfitto da Apollo, chiaro riferimento alla dea egizia Uadjet.

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Il Faraone Akhenaton con l’Ureo

Esistono anche gli Oracoli tibetani, molto consultati dai monaci buddhisti e gli oracoli arabi, che si sono diffusi in tutto il bacino Mediterraneo. In Sicilia, dove l’occupazione araba sopravvisse fino all’VI secolo, sono stati trovato scritti di astronomia che fanno riferimento all’oracolo arabo, mostrando come l’uomo assuma una posizione di intermediario - di medium - tra i concetti di destino e di libero arbitrio. Ciò dimostra come il nostro destino, pur essendo “scritto” nelle stelle, resti in ultima battuta “proprietà” dell’uomo stesso che può in ogni momento, esercitando la propria libertà, cambiare il corso della sua esistenza.

Tuttavia gli Oracoli più conosciuti sono quelli legati alla civiltà ellenica, come quello di Delfi, per citare il più famoso.

All’interno degli oracoli, la divinità elargiva consigli e previsioni per mezzo di sacerdoti e sacerdotesse che, cadendo in uno stato di trance, diventavano canale di trasmissione della divinità. Impossibile a questo punto non parlare della Pizia, sacerdotessa di Apollo che operava all’interno del santuario di Delfi: è lei l’ORACOLO, la portavoce di Apollo che, seduta su un tripode e in stato estasi, profetizzava per conto della divinità.

Da notare che queste profezie avevano poco o nulla di comprensibile, anzi, erano espresse in maniera alquanto ambigua e sibillina. La divinità non voleva certo nascondere il futuro ai suoi devoti ma nemmeno servirglielo su un piatto d’argento: il consultante doveva faticare, con digiuni, preghiere, sacrifici e soprattutto con l’intelligenza - nel senso letterale di “leggere tra le righe - per arrivare alla comprensione piena della profezia, esercitando così la propria libertà di essere umano. Chiaramente ciò si prestava a diverse interpretazioni, così se l’azione successiva alla consultazione di un Oracolo falliva, questa non era attribuibile alla divinità ma bensì all’incapacità di interpretazione del consultante.

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Pizia sul tripode fumoso, sacerdotessa e oracolo di Delfi - John William Waterhouse

Come avveniva una profezia dell’Oracolo?

Innanzitutto il consultante doveva pregare la divinità a cui si rivolgeva per ottenere luce sul suo futuro ed ingraziarsela con sacrifici animali e congrue offerte. In seguito doveva rivolgersi alla sacerdotessa Pizia che, in qualità di “medium”, gli rispondeva così come ispirata dalla divinità stessa.

La pronuncia del responso avveniva all’interno del tempio tramite la dafnofagia, ovvero l’assunzione di foglie d’alloro. Come detto precedentemente, tali responsi erano spesso pronunciati in chiave allegorica e probabilmente filtrati da appositi interpreti che li riportavano al consultante.

Spendiamo due parole in più sull’Oracolo di Delfi come luogo fisico.

Si narra che questo santuario fu costruito dalla carcassa del serpente/drago ucciso da Apollo ed impiantato su un precedente oracolo pre-ellenico dedicato ad una divinità femminile. Anche il serpente/drago - la drakaina - che custodiva l’Oracolo sarebbe stato, in origine, una femmina chiamata Delfina, da cui il nome Delfi.

La Pizia - o Pitonessa - profetizzava masticando foglie di alloro, sacre ad Apollo, ed inalando i vapori che scaturivano dal suolo. Gli studiosi affermano che molto probabilmente questi vapori erano delle fuoriuscite di etilene causate da fratture della roccia in seguito a terremoti.

L’inalazione del gas, unitamente alla consumazione delle foglie d’alloro, producevano nella sacerdotessa lo stato di trance che la metteva in comunicazione con la divinità.

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griglia geomagnetica della Terra

Pensate fosse un caso che il tempio di Delfi sorgesse su una di queste fessure geologiche? Assolutamente no.

Anche se non gli davano i nomi scientifici che gli attribuiamo oggi, gli antichi conoscevano bene quella che il dottor Ernst Hartmann chiamò “griglia geomagnetica”: di cosa si tratta?

Oltre ad essere delineata dalle linee di longitudine e latitudine, la Terrasarebbe attraversata anche da linee magnetiche, responsabili di diversi fenomeni inspiegabili alla Scienza: un esempio fra tutti, il malfunzionamento di tutti gli apparecchi elettronici.

Gli studiosi hanno scoperto che oltre 4000 antichi siti sacri (piramidi, obelischi, templi…) sarebbero ubicati proprio sulla griglia magnetica terrestre, il che ci fa ragionevolmente supporre che tali luoghi sacri fossero, prima che degli edifici, dei veri e propri catalizzatori di questa particolare energia terrestre.

Ciò spiega davvero tante cose e ci ricorda che rimanere “connessi” alla propria terra è rimanere connessi a se stessi.

Basti guardare alcune specie animali, come ad esempio i gatti, che amano stare in corrispondenza di punti geopatogeni.

In conclusione la tradizione oracolare non si è conclusa ma è divenuta borderline perché spesso viene confusa con i mezzi attraverso i quali viene esercitata. Per intenderci, riprendendo l’esempio delle Pizia, non sono i fumi o l’alloro a parlare ma la persona.

È sempre l’essere umano il centro di tutto: è lui che esercita la capacità di connettersi con il divino, divenendone il canale vivente. Ma non dimentichiamo neppure che, alla fine di tutto, è il libero arbitrio dell’uomo a determinare il destino: l’Oracolo è solo un supporto, un consiglio, un compagno di viaggio. Il viaggiatore sui TU.

Simona HeArt

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