GLI OMICIDI IN FAMIGLIA

E PARLIAMO SOLO DELL’ITALIA...!

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E la storia continua. Con una puntualità cronometrica, ogni 48 ore veniamo a conoscenza di una uccisione familiare. La gente sembra impazzita. Difficilmente si ammazza una sola persona, anzi, pare che se oltre al coniuge non si faccia fuori almeno un figlio, la notizia perda di corpo. Le trasmissioni come “chi l’ha visto”, “quarto grado” “pomeriggio cinque” o altre di fascia pomeridiana, oramai, dopo aver dato la ferale notizia, chiamano per primo nome il protagonista. Michele, Giulio, Antonia, Cosima, Sabrina o Massimo sono diventati personaggi familiari. Di loro sappiamo tutto: cosa facevano, quali tinture usavano per tingersi i capelli, il loro primo amore, la rivista settimanale di gossip preferita e le loro perversioni sessuali. In televisione gli opinionisti sono stati sostituiti da sociologi e criminologi. Pensate che è stata pubblicata una statistica sui giorni e sulle ore preferite per ammazzare.

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Pare che le vittime debbano fare molta attenzione nella fascia oraria più a rischio, ossia, tra le 18 e le 24. La frequenza settimanale degli omicidi pare avvenga, con una percentuale piuttosto alta, (circa il 40%) il lunedì, mentre il venerdì si potrebbe stare un pochino più tranquilli visto che la percentuale scende a poco più del 10%. Questa fiumana di gente omicida, composta da figli, madri, padri e parenti vari, non è più rappresentata da soggetti emarginati, bensì da elementi che gli psichiatri non esitano a definire normali.Eppure la maggior parte di questi delitti non differisce, vista la ferocia o la ritualità abbastanza macabra, dai massacri ai quali ci hanno abituato i professionisti del crimine.

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Dall’ultimo rapporto Eures-Ansa emerge un dato sintomatico. Sembra essere appunto la famiglia il contesto nel quale avviene il maggior numero di omicidi volontari. Giuridicamente il termine uxoricidio veniva usato per indicare l’omicidio di uno dei coniugi. Visti i tempi e le violenze, da parte di figli degeneri, sta prendendo piede il termine “parricidio” da usare sia nel caso si ammazzi la mamma che il papà. Se estensivamente si dovesse far fuori una sorella o un fratello, nonostante le “rivendicazioni femministe per le pari opportunità”, bisognerà adoperare esclusivamente il termine “fraticida” al maschile. Per restare in termini statistici mi sembra giusto suggerirvi alcune informazioni che potrebbero interessarvi. Gli omicidi in generale si suddividono in tre categorie: quelli commessi dalla crimininalità “organizzata”, quelli commessi dalla criminalità “comune” e quelli che avvengono “nell’ambito famigliare”. Anche sotto questo aspetto l’Italia si divide in tre parti.

cms_2216/italia_tricolore.jpgAl Nord la famiglia si conferma il principale ambito omicidiario dell’area prevalendo significativamente sulla criminalità comune, sugli omicidi tra conoscenti e sugli altri contesti minoritari.

Al Centro, invece, è la criminalità comune a registrare il primato delle vittime prevalendo di poco sull’ambito familiare.

Al Sud, che si distacca dal restante territorio, accade che gli omicidi compiuti dalla criminalità organizzata prevalgono su gli omicidi che avvengono sia nel contesto familiare o affettivo che a quelli commessi dalla criminalità comune. Spero che queste percentuali vi siano di aiuto non tanto in quanto dati statistici ma per meglio comprendere i futuri programmi televisivi che ci affliggeranno per tutta l’estate.

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