GIORDANIA, ARRESTATI ALTI DIGNITARI

Avviene conseguentemente al presunto colpo di Stato sventato

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Venti personaggi eccellenti arrestati in Giordania per un sospetto "complotto" contro re Abd Allah II, considerato a livello internazionale come uno dei leader mediorientali più all’avanguardia dal punto di vista delle concessioni democratiche e del rispetto delle minoranze religiose. Abd Allah era stato, fino a questa settimana, capace di mantenere una buona stabilità nel Paese da lui governato, e di garantire anche un discreto progresso, nonostante le tantissime difficoltà della macro-regione in cui la Giordania si colloca (esattamente al centro tra Egitto, Israele, Siria, Iraq e Arabia Saudita). Come riportato dal Washington Post, tra gli arresti conseguenti al presunto tentativo di colpo di Stato ci sarebbe anche quello del principe Hamzah bin Hussein, fratellastro di Abd Allah II. Gli alti dignitari fermati sarebbero sospettati di un complotto volto ad espropriare il re dai propri poteri, e definito dalle autorità “una minaccia alla stabilità del Paese”. Dal governo giordano era stato smentito categoricamente l’arresto di bin Hussein, pur confermandone il coinvolgimento nella vicenda.

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Il capo di stato maggiore giordano, generale Yousef al Huneiti, aveva fatto sapere che al fratellastro di Abd Allah era stato intimato di astenersi da spostamenti e da altre attività che potrebbero essere sfruttate per destabilizzare il regno hashemita. "Nessuno”,aveva proseguito il generale, “è al di sopra della legge e la sicurezza e la stabilità della Giordania hanno la precedenza su qualsiasi considerazione". Poco dopo, però, lo stesso Hamza in un video ha affermato di essere stato costretto ai domiciliari nel suo palazzo e di non poter più comunicare con l’esterno. Il vicepremier Ayman Safadi ha affermato in conferenza stampa che bin Hussein "era in contatto con elementi stranieri e oppositori" in Giordania "con l’obiettivo di destabilizzare il governo e la famiglia reale".

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Per questo "i servizi di sicurezza, attraverso indagini approfondite hanno a lungo monitorato le attività e i movimenti" del principe e di altri membri di spicco dello Stato. La confusione iniziale sulla situazione del principe è stata giustificata da Safadi con le seguenti parole: "sono stati compiuti sforzi affinché i fatti restassero all’interno della famiglia, ma alla fine non hanno avuto successo. Le autorità sono intervenute dopo che dai sospetti si è entrati in una fase che va oltre la pianificazione e si parlava già del momento in cui agire". Se le accuse dovessero essere confermate, si tratterebbe dunque di una situazione di estrema gravità. Da parte della Lega Araba e, singolarmente, da Stati quali Turchia, Israele, Arabia Saudita, Iran, sono giunte unanimi dichiarazioni di sostegno verso Abd Allah II: i Paesi in questione appaiono concordi nel considerare la Giordania una chiave per la pace in Medio Oriente.

Giulio Negri

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