GEROGLIFICI CHE NON SIAMO ALTRO

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“La conoscenza razionale è un sistema di concetti astratti e di simboli, caratterizzata dalla struttura lineare e sequenziale tipica del nostro modo di pensare e di parlare. Nella maggior parte dei linguaggi questa struttura lineare è resa esplicita dall’uso di alfabeti che servono a comunicare esperienze e riflessioni con lunghe file di lettere.
Il mondo naturale, d’altra parte, è un mondo di varietà e complessità infinite, un mondo multidimensionale che non contiene né linee rette né forme perfettamente regolari, nel quale le cose non avvengono in successione ma tutte contemporaneamente; un mondo in cui – come ci insegna la fisica moderna – persino lo spazio vuoto ha una curvatura”.

Fritjof Capra – Il Tao della fisica

Non possiamo mai leggere la totalità di una scrittura, quando essa sembra assumere forme non lineari, come invece siamo abituati mettendo una parola dopo l’altra, una frase dopo l’altra…
Significa che non siamo allenati a leggere a geroglifici una poesia, uno scritto e forse perdiamo per strada quello che la mente è pigra, o non preparata, a percepire.

Scelgo la strada dell’immagine per tentare di dimostrarlo.

Allo scopo mi servo di una mia opera proponendola nella versione originale, perfettamente leggibile grazie a un riferimento figurativo. Mostrerò come, con un semplice ritocco, essa si possa trasformare in un quadro astratto, quindi più difficilmente penetrabile.

cms_20617/2v.jpgSi tratta di una figura abbandonata, malinconica, con lo sguardo perduto nel vuoto e nel tempo, quasi in attesa di qualcuno che non vede arrivare. Potremmo trovare uno, nessuno, centomila significati grazie a un solo particolare figurativo:il viso. Il mio quadro verrebbe letto principalmente in funzione di esso, rischiando di perdere tutta l’anima e la materia presenti in ciò che non richiama attenzione diretta.

L’espressione del viso assorbe tutto e la mente tarda a reagire alla dimensione diversa dello sfondo, che invece include il significato pittorico vero e proprio dell’opera.

Allora supponiamo che quel viso sia di troppo e vediamo una versione corretta al computer e ruotata di 90° a sinistra.

cms_20617/3.jpgCosa resta di tutti i nostri significati? Proprio nulla mi pare: il richiamo figurativo è solo un pretesto per suscitare gradimento, impatto immediato nel fare riposare l’occhio su di un bel volto. Il dare un significato palliativo al contesto, consente in questo caso di proporre il vero intento contenuto sul resto della tela: ottenere un equilibrio di masse informali su una base da tormentare, distruggere, ricostruire mediante la sovrapposizione e la scarnificazione della materia.

Godendo inoltre di una casualità preziosa e della forza inconscia che suggerisce di comprendere quale sia il punto di partenza e quello di arrivo. E si parla di equilibri: masse, colori, forme. vuoti... Agli esordi ottenuti col controllo razionale del lavoro che si delinea sotto il pennello; scaturiti gratuitamente al momento di un’ulteriore maturità artistica.

Nella presente opera a tecnica mista, dal titolo “collage rosso”, agli elementi di base (tela-colore) si sovrappongono materiali diversi come colla, carta, vernice... Una volta in posa, essi verranno graffiati, carteggiati, addirittura lavati alla ricerca dell’interno della materia. Sullo sfondo dovrà vibrare il geroglifico che testimoni il gesto primordiale, l’irruenza del togliere, del mettere e lo stato d’animo che lo ha dettato. Senza farsi mancare la sorpresa nell’assistere all’effetto finale.

Daniela Casarini

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