GENOCIDIO ARMENO: È SCONTRO TRA TURCHIA E USA

Ankara convoca l’ambasciatore americano dopo le dichiarazioni di Biden

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Il ministro degli esteri turco convoca l’ambasciatore degli Stati Uniti in segno di protesta contro Joe Biden, primo presidente americano a riconoscere il genocidio armeno. Biden ha scelto il 24 aprile 2021, giorno della memoria, per dichiarare che “il popolo americano onora tutti gli armeni morti nel massacro”, precisando che il gesto non è volto a “incolpare la Turchia ma ad assicurarci che quanto accaduto non si possa più ripetere”. La reazione di Ankara non tarda ad arrivare, per voce del ministro degli esteri turco: “La Turchia non ha niente da imparare sul proprio passato”. Il genocidio, ad opera dell’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916, causò la deportazione e eliminazione di circa 1,5 milioni di armeni. Durante le marce forzate, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Uno sterminio che viene qualificato come il primo genocidio moderno, a cui si si ispireranno anche i nazisti.

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Il progetto politico mirava alla creazione in Anatolia di uno stato turco etnicamente omogeneo senza armeni, che erano di religione cristiana. L’intento era anche impedire agli armeni di appoggiare la Russia durante la prima guerra mondiale. Il governo turco ha sempre rifiutato di riconoscere il genocidio; non se ne può parlare apertamente, è considerato antipatriottico e chi lo fa rischia l’arresto e la reclusione fino a tre anni. Chiamare “genocidio” tale sterminio, è un gesto che la Turchia considera un’offesa al suo passato; un insulto alla memoria del fondatore della Turchia moderna Mustafa Kemal Ataturk.

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Tale rifiuto, inoltre, è stato causa di tensioni tra Unione Europea e Turchia. Anche papa Francesco, nel 2015, definisce la barbarie nei confronti del popolo armeno, come uno dei tanti atti di persecuzione ai danni dei cristiani nel mondo che continuano ad essere atrocemente decapitati, crocifissi, bruciati vivi oppure costretti ad abbandonare la propria terra. Il premier turco Erdogan in quell’occasione, in segno di protesta, convocò il nunzio apostolico ad Ankara e ritirò l’ambasciatore turco dalla Santa Sede. Tornando ai nostri giorni e alla scelta dell’amministrazione Biden: il riconoscimento delle mostruosità perpetrate agli inizi del XX sec. nei confronti degli armeni residenti in territorio turco, ha provocato un degrado dei rapporti tra Washington e Ankara. Rapporti che, in maniera trasversale, tendono a porre un punto fermo degli Stati uniti nell’atavico “scontro” (guerra fredda) con la Russia, divenuta, da un decennio, alleato di Erdogan e di uno Stato che di democratico e di laico inizia a non avere più niente.

Vincenza Amato

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