GALAPAGOS, ALLARME PESCHERECCI CINESI

Flotta composta da circa 260 imbarcazioni. Ecuador: “Ora basta”

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La Marina ecuadoriana fa accendere la spia rossa dell’allarme: una flotta composta da quasi 260 imbarcazioni, tra pescherecci, navi di rifornimento e di stoccaggio, si aggirano da giorni a malapena al di là del limite della cosiddetta zona economica esclusiva dell’Ecuador, più o meno a 118 miglia dalla riserva naturale ecuadoregna, precisamente nell’arcipelago delle Galapagos. Provenienza delle navi sospette: Cina. Il presidente Lenin Moreno, come facilmente prevedibile, non ha accolto affatto bene la notizia, invitando le nazioni del Pacifico a prendere una posizione contro la Cina, visto il precedente del 17 luglio, data a cui risale la prima apparizione delle imbarcazioni cinesi. E lì l’Ecuador aveva protestato “in modo cordiale ma fermo”, stando alle parole del Ministro degli Esteri.

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Il primo a rilanciare la notizia, e a darle risalto internazionale, è stato il Guardian, che ha riportato le parole dell’ex ministra dell’Ambiente Yolanda Kakabadse: “Le dimensioni e l’aggressività di questa flotta contro le specie marine rappresentano una grande minaccia per l’equilibrio delle specie nelle Galapagos”. Le dichiarazioni di Lenin Moreno non sono da meno: “Le Galapagos non sono solo una delle zone di pesca più ricche del pianeta, ma un focolaio di vita, non solo per l’Ecuador, ma per l’intero pianeta, per la biodiversità e la sicurezza alimentare”. L’opinione pubblica considera l’arcipelago “il paradiso terrestre delle specie marine rarissime” e “il luogo dove possono vivere e riprodursi senza alcuna minaccia”, perché fanno parte del Patrimonio Nazionale dell’Unesco. Il sito protegge le meraviglie naturali e ritiene le Galapagos “un museo vivente e una vetrina per l’evoluzione”, avendo ispirato niente di meno che Charles Darwin e la sua teoria sull’evoluzione delle specie.

Un articolo de La Repubblica risalente ad un anno e mezzo fa riportava di come sull’isola di Santiago fossero state reintrodotte le iguane a più di 200 anni di distanza dalla loro scoperta: nel 1835 fu, neanche a dirlo, Charles Darwin a registrarne l’esistenza. Da allora l’animale conosciuto scientificamente come Conolophus subcristianus non si è più fatto vivo, cacciato da predatori come il cinghiale, portato via definitivamente dall’isola nel 2001. Per inquadrare dunque la possibile pericolosità delle navi cinesi è utile rammentare la grandezza dell’arcipelago: 13 grandi isole, 6 di dimensioni più modeste e 42 isolotti. La presenza della flotta in acque internazionali fa rima con quanto accaduto nel 2017. Gli attori erano gli stessi: la Marina ecuadoregna aveva intercettato un peschereccio oceanico cinese, tale Fu Yuan Yu Cheng 999, navigare nello stesso identico punto di tre anni dopo. La perquisizione portò alla luce una gigantesca illegalità, vedasi alla voce “bracconaggio”: furono rinvenute 300 tonnellate di pesce, comprese alcune rare specie di squali.

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Anche se la tempesta diplomatica è cessata, il suo eco continua a risuonare possente e vibrante, a distanza di più di mille giorni: l’Ecuador è ancora alla prese con i tentativi di estensione della sua zona economica esclusiva, almeno oltre le 350 miglia attuali. Il risultato vorrebbe essere uno e uno solo: rendere le acque attualmente occupate dalle navi della Cina “zona protetta” e non più di dominio internazionale.

Francesco Bulzis

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