Franco Vaccari

La rivoluzione della fotografia

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Le idee di Franco Vaccari possiedono una caratteristica che è propria soltanto di quelle opere che hanno inciso profondamente nella storia e non solo in quella dell’arte. Riescono, infatti, ad inserirsi nell’immaginario collettivo, anche se, spesso, nessuno si preoccupa poi di ricordarne l’autore. I trascorsi di vita, fissati nel tempo da foto istantanee, valorizzati nella loro essenza e l’azione in tempo reale sono diventati giochi, spesso anche per persone del tutto ignoranti l’arte contemporanea. Persino la terminologia che ha coniato ed usato nel suo importante lavoro teorico, ad esempio “inconscio tecnologico” o “tempo reale”, si è diffusa e viene soventemente utilizzata nel modo d’esprimersi comune.

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Nella seconda metà del secolo scorso l’artista è stato tra i primi a sperimentare ed attuare una costante ricerca di nuove espressioni artistiche attraverso l’uso di media tecnologici. In un tempo di evoluzione tecnica accelerata, ha fatto uso, favorito probabilmente anche dalla sua preparazione scientifica, della tecnologia con una semplicità essenziale, creando una poetica ed una simbologia artistica nuove.

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L’indiscussa importanza storica del lavoro di Franco Vaccari viene ulteriormente incrementata per il modo con il quale riesce a riprendere e attualizzare pensieri germogliati nel ambiente futurista. Egli sviluppa le loro prime idee, quelle di realizzare l’arte che vuole coinvolgere tutti i sensi e che riesca ad uscire dal prototipo della pittura e della scultura, non solo usando nuovi materiali. Attualizza il nuovo concetto di spazio e di movimento esteso in tutte le dimensioni, anche quella mentale che determina la profondità filosofica dei lavori di Vaccari, creando una espansione del mistero. Nel momento nel quale ci sembra di essere entrati in sintonia con la sua opera ci accorgiamo che qualcosa continua a sfuggirci. L’artista che ha introdotto e cominciato ad esplorare in modo costante queste tematiche è Bruno Munari, con il quale Vaccari ha in comune non solo la capacità di creare delle opere imponenti quasi dal niente, ma anche la forte tensione umanistica nell’impegno di interessare lo spettatore alle questioni dell’arte. Vaccari estende legame tra autore e astante coinvolgendolo non solo nella fruizione ma facendolo partecipe alla creazione dell’opera.

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In tutta l’attività di Vaccari possiamo individuare alcuni argomenti dominanti: l’interesse per il tempo, anche nelle sue distorsioni, la rappresentazione mentale del percorso, quindi la funzione dinamica dilatata in tutte le direzioni, la ricerca evidenziandone delle tracce in tutte le sue forme. Acquista molta importanza anche la sua curiosità per il sonno come un lato dell’esistenza nella quale cadono barriere dei vari condizionamenti e che rappresenta una seconda realtà.

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Una delle sue opere più importanti sul tema dell’opera d’arte sviluppata in un itinerario è l’“Esposizione in tempo reale: Viaggio Sul Reno. Nel settembre del 1974 con tre amici, si imbarca sulla nave da crociera “France” e percorre il Reno fotografando tutto ciò che in qualche modo ha attratto l’attenzione sua e della macchina fotografica. Questa esperienza ha ispirato un suo libro oggetto d’artista costituito da testi e fotografie a colori e diversi collage fotografici. Le costanti che incontriamo in queste opere sono sempre l’evoluzione dinamica spazio-temporale, che, assieme al defilarsi dell’autore, producono un cortocircuito percettivo che costringe lo spettatore coinvolto nella realizzazione delle opere a mettere in discussione i propri stereotipi.Realizzando queste “Esposizioni in tempo reale”, Vaccari non segue una partitura come si usa per gli happening ma predispone una situazione che dovrebbe favorire il sorgere degli avvenimenti da lui ipotizzati, senza, però, avere la sicurezza che questi possano accadere, se non verificandolo a operazione conclusa. In questo modo la mostra acquista un aspetto in evoluzione, auto creandosi appunto in tempo reale. Ed ecco che entra in gioco il suo ruolo di autore, Vaccari si eclissa lasciando in funzione un meccanismo che lo sostituisce.

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Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio (Biennale di Venezia, 1972 è forse l’opera di Franco Vaccari che riassume in modo più emblematico quanto sostenuto. Vaccari afferma, che si vede solo quello che si sa, ma quello che si sapeva era diventato sospetto. Egli teorizza che l’idea di inconscio tecnologico applicato al mezzo fotografico dia la possibilità di scardinare i condizionamenti visivi e vedere quello che non si sa. Questa convinzione lo induce ad esplorare tutti quegli aspetti della nostra esistenza che non siamo in grado di controllare con la ragione.

cms_2186/173.jpgDiverse volte Vaccari crea mostre a capitoli, una sorta di racconti che hanno profondamente segnato il suo lavoro. Il concetto dell’esposizione in tempo reale nell’atto di appropriarsi di territori anche al di fuori di quelli familiari acquisisce nuove valenze, comincia a rilevare e documentare le corrispondenze spazio temporali relative ai suoi percorsi espositivi, alcune forse provocate, altre casuali.Per poter recepire il diverso e tramite questa nuova consapevolezza stabilire dei punti in comune deve annullare il suo ego, diventando una specie di antenna capace di captare realtà sconosciute e individuare affinità con un diverso modo di esistere.Il processo di creazione diventa quindi non più un semplice viaggio ma un itinerario, un pellegrinaggio, nel quale Franco Vaccari attiva non solo il subconscio ma, cosa più importante, utilizza consapevolmente il sesto senso o intuito tramite il quale rileva corrispondenze fortuite, segnali quasi medianici, che chiama “coincidenze straordinarie”. Attivando questo meccanismo l’artista non solo cerca di rompere le trappole del sapere preconcetto per poter recepire anche quello che non conosciamo ma si avventura alla ricerca di una realtà occultata e, forse, parallela.

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