Focus. Pensiamo in Digitale

Scenari di un Paese che deve “dare i numeri” per uno sviluppo digitale sostenibile

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Nel settore dell’innovazione digitale, l’Italia sta impegnandosi, anche se il rendimento è ancora troppo basso. È quanto emerge dalla classifica Digital economy & society index (DESI), che misura i progressi degli Stati Ue nel settore specifico del digitale, sulla base di indicatori specifici nelle aree concernenti connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali nel sistema produttivo, e-government. Nella classifica dei ventotto membri dell’Unione europea, l’Italia purtroppo occupa ancora il venticinquesimo posto, il penultimo, un gradino più basso rispetto al 2015. È sotto la media europea per infrastrutture e capitale umano, sebbene il trend sia positivo. Nonostante gli sforzi profusi, recuperare un gap endemico rispetto alla compagine internazionale è un’ impresa complessa che richiede dei tempi spalmati su un lungo periodo. Per quanto concerne la connettività siamo in una situazione di criticità estrema, essendo ancora al ventisettesimo posto in Europa. La banda larga, e ancor di più la ultra wideband (banda ultra larga), pur essendo in crescita costante, ha ancora un ambito di diffusione non al passo coi tempi. Soltanto il 53% della popolazione è raggiunto dalla connessione ad alta velocità. Nel caso di specie il divario, rispetto alla media Ue, è massimo: 0.42 contro 0.59. Notizie confortanti arrivano invece dall’utilizzo della rete mobile, con un sostanziale aumento di utenti che, attraverso gli smartphone, hanno raggiunto una percentuale di 75 abbonamenti ogni 100 persone. Il capitale umano, come detto, rappresenta un’altra criticità sostanziale. La posizione numero ventiquattro è quella distintiva dell’Italia. Un dato assolutamente impensabile per una società che deve necessariamente raggiungere il target della digitalizzazione. Sul versante delle competenze specifiche poi, la situazione è ancora più preoccupante: meno della metà della popolazione possiede un adeguato Know-how. Il punteggio raggiunto dall’Italia in questo ambito passa dallo 0.38 del 2015 allo 0.42 del 2016, ma è ancora lontano dallo 0.59 della media Ue. Perfino nel mero utilizzo del web registriamo il risultato peggiore, occupando l’ultima posizione.

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L’abitudine di cercare notizie e informazioni sulla rete o di usufruire dei servizi digitali, è ancora poco diffusa. Anche in questo ambito la distanza dalla media Ue (0.45) è elevata. Il punteggio del nostro Paese è dello 0.33. Le cose vanno meglio nel campo dell’integrazione di tecnologie digitali nel sistema di produzione: siamo in ventesima posizione. Qui il punteggio passa dallo 0.29 del 2015 allo 0.31 del 2016, contro una media europea dello 0.36. La performance più soddisfacente è nel campo dei servizi pubblici digitali, ovvero dell’e-government, dove l’Italia ottiene un piazzamento migliore: 0.54, occupando la diciassettesima posizione. La distanza dalla media Ue (0.55) è solo dello 0.1. Le crude statistiche accennate, dimostrano impietosamente l’evidente responsabilità della politica nel disastro digitale italiano. Negli anni precedenti, complice la forte miopia istituzionale, si è palesata una cronica mancanza di visione che ha inevitabilmente condotto all’arretratezza descritta. Carenza infrastrutturale, ma soprattutto età media avanzata, con difficoltà a "metabolizzare" processi d’innovazione tecnologica, comportano un gap nello sviluppo. Per non parlare degli scarsi risultati nel campo della cultura e delle competenze, forse il vero tallone d’Achille dell’economia digitale di casa nostra. Il 22% di posti di lavoro rimane scoperto per mancanza di skill idonei. Nella storia recente si è creata una costellazione di nuovi profili professionali di cui il mercato fa richiesta. Data analyst, sviluppatore per il mobile, big data architect, digital copywriter, e-reputation manager e-digital advertiser, rappresentano l’essenza dei nuovi orizzonti professionali. In Italia non si sono praticati percorsi di formazione specifica e la Commissione europea ha calcolato che, entro il 2020, circa 900.00 posti di lavoro potrebbero restare inoccupati, a fronte dei 275.000 del 2012. Il piano governativo “Crescita digitale”, che prevede la realizzazione della banda ultralarga, ha finalmente ottenuto il via libera, dopo l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni e della Commissione europea, lo scorso ottobre. 4,6 miliardi di euro. Un’attesa che durava da marzo 2015.

Fari puntati sul Sistema pubblico di connettività, comprendente la nuova rete della pubblica amministrazione, il Wi-Fi in tutti gli uffici e la Sanità digitale. In buona sostanza la razionalizzazione dell’intero patrimonio informatico pubblico per realizzare una Smart city innovativa e fruibile, con anagrafe unica, scuola e sistema di identità digitali. Obiettivo di "Italia Login" è di rendere i servizi digitali della P.A. a misura di cittadino, semplici, accessibili e soprattutto funzionali, con notifiche dirette su smartphone per ricordare scadenze, multe o pagamenti di varia natura. Il panorama è molto vasto e praticamente coglie l’essenza di tutto il tessuto connettivo sociale.

cms_6411/3.jpgLa sfida degli esecutivi a venire sarà quella di coordinare, tramite l’Agenzia per l’Italia Digitale, i futuri piani regionali. Nelle intenzioni, il primo esempio concreto di coordinamento della spesa pubblica digitale italiana di tutti gli enti centrali e locali, all’interno di una strategia nazionale. Insomma sembrerebbe proprio che il cantiere dell’innovazione sia aperto. E la sfida è capitalizzare quanto fatto fino ad oggi affinché la terza rivoluzione industriale conduca l’Italia, in seno all’Europa, alla conquista del progresso, come un tempo fecero il carbone e l’acciaio. Una grande opportunità economica e politica, capace di far uscire l’Unione da uno stallo in cui giace da troppo tempo. La trasformazione digitale nel Vecchio Continente vale circa 110 miliardi di euro. Secondo i dati raccolti dal Cedefop, il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, il digitale determinerà 9.3 milioni di opportunità di lavoro entro il 2025. Si pensi alla necessità di canalizzare l’immane quantità di informazioni disponibili e a come esse migliorerebbero la qualità della vita di tutti, riverberandosi in ogni ambito dello scibile umano, dalla sanità all’istruzione, dall’industria all’agricoltura. Per far questo, il primo step è la realizzazione di infrastrutture e processi sempre più all’avanguardia. Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Olanda si sono impegnati in un progetto di condivisione dati, senza limitazioni settoriali o geografiche, a disposizione di ricercatori e professionisti. Si consideri ancora la mobilità connessa e automatizzata avente l’obiettivo di rendere i trasporti più sicuri, efficienti e sostenibili, attraverso l’innovazione tecnologica. Essenziale è dunque l’armonizzazione in tal senso delle varie normative nazionali, per addivenire a un quadro giuridico comune, dal quale derivi una piattaforma europea di digitalizzazione dell’industria. Una sorta di banca delle innovazioni a disposizione di start-up ed imprese per promuovere la cooperazione tra i vari Paesi e settori industriali, al fine di migliorare i modelli produttivi e commerciali, così come i prodotti e i servizi offerti. Gli investimenti previsti per i prossimi cinque anni saranno di oltre 50 miliardi di euro, destinati, come accennato, alla formazione di specialisti informatici in cybersicurezza, big data, tecnologia quantistica e intelligenza artificiale, nonché in settori più generici come web design, marketing digitale e sviluppo di software. Pensare in digitale vuol dire affrontare i temi della crescita e dell’occupazione in modo moderno e innovativo, guardando al futuro e non al passato. E’ questa la sfida che l’Europa, coesa e forte, deve accogliere per mettere insieme e valorizzare tutte le risorse e le energie di cui dispone. Per dire la sua in un contesto globalizzato con i mercati internazionali cercando di poter garantire diritti e opportunità in modo equo ai suoi cittadini.

Massimo Lupi

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