FUORI DAL TUNNEL: L’INFINITO

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“Ma soprattutto piangevo perché, all’improvviso, mi ero reso conto che ero proprio io quello in piedi, nel tunnel, con il vento che gli sferzava il viso.

Non m’interessava vedere il centro della città. Non ci pensavo nemmeno.

Perché ero in piedi, nel tunnel. Ed ero presente, davvero.

E questo è bastato a farmi provare quella sensazione di infinito”.

(Stephen Chbosky)

cms_17353/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…E’ da qualche ora che la nostra vita sta pian piano tornando alla normalità; mi riferisco non soltanto a coloro che sono rimasti in casa per due mesi ma anche a chi ha continuato a uscire; ebbene sì, perché l’atmosfera vissuta da tutti è stata surreale.

Vedere le nostre città deserte, iniziare a doversi abituare a vedere coloro che sono intorno a noi con la mascherina, abituarci ad un nuovo stile di vita che ci porteremo dietro chissà per quanto tempo. Soprattutto sono due mesi che rinunciamo ad un aspetto saliente della nostra cultura: l’abbraccio ovvero il contatto fisico, che caratterizza la vita di ognuno di noi in maniera fisiologica e spontanea.

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Come descritto nelle parole con cui ho iniziato oggi, quando entri in un tunnel, come è capitato a tutti noi, inizialmente hai una sensazione di forte paura e angoscia, poi è un po’ come se ti adattassi, persino la luce potrebbe darti fastidio perché ti abitui a quel buio che ti circonda e in cui hai bene o male imparato a camminare e a non cadere; credo, infatti, che il rischio più grande per un individuo abituato a soffrire sin da piccolo, sia proprio quello di non saper riconoscere il dolore e arrivare a sopportare senza limiti le sofferenze, anche quelle inflitte da altri.

Certamente questa quarantena ci ha messi di fronte ai nostri limiti e ognuno ha percorso il proprio tunnel facendo tesoro di quelle che in psicologia vengono definite ‘strategie di coping’ ovvero l’insieme di meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi emotivi ed interpersonali al fine di ridurre o tollerare lo stress e il conflitto; spesso le strategie di coping le si imparano da sé soprattutto quando non te le insegnano o quando ti trovi a combattere da solo perché non hai risorse affettive su cui poter contare.

Perciò, dopo esserti fatto forza e aver attraversato il tunnel nella sua oscurità, quando inizi a vedere un piccolo barlume di luce, cerchi di essere cauto e di volgere lo sguardo all’essenziale nelle e delle cose: penso che questa quarantena abbia indotto molti di noi a iniziare a concentrarci sul concreto ovvero sulle cose realmente importanti come un affetto stabile, il proprio lavoro, il proprio equilibrio interiore, la propria salute psico-fisica.

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E’ facile adattarsi ma spesso è dannoso quando diventa eccessivo o quando ciò implica lo scendere a compromessi rinunciando a ciò che siamo e cioè alla nostra essenza. Il vero amore – in senso universale e specifico – non chiede di rinunciare alla tua essenza bensì ti ama per quello che sei e trova soluzioni per realizzare una vita al tuo fianco: anche la negoziazione tra due individui presuppone il passare attraverso un tunnel: il tunnel della diversità e ne esce soltanto chi è disposto alla flessibilità per amore dell’altro.

Perciò, uscendo da questo tunnel che ci ha visti ‘ reclusi’ per due mesi, concentriamoci sul profumo di primavera, sui suoni della natura e soprattutto su tutte le emozioni evocate in noi. Concentriamoci dunque sull’infinito dentro e fuori di noi.

Insieme ce la stiamo facendo, alla prossima settimana.

Teresa Fiora Fornaciari

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