FUGA DI MEDICI DALL’ITALIA: I NUMERI

Via in undicimila verso l’estero, dove godono di trattamenti migliori

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Paolo Ruffini, con il suo film “Fuga di cervelli”, non era andato molto lontano dal descrivere la situazione che, sul piano professionale della medicina, si sta delineando in Italia. Moltissimi medici, 9mila in otto anni, stanno abbandonando il suolo italico: più di 1.000 medici ogni 365 giorni, se la matematica non è un’opinione. In un decennio, dal 2008 al 2018, sono stati addirittura più di 11mila. Tra imbuto formativo e retribuzioni più esigue rispetto al resto d’Europa, fare il medico in Italia non è attrattivo per le giovani generazioni. A ciò si aggiungono anche i tagli alla Sanità, che contribuiscono a questo esodo.

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L’OCSE ha stilato una tabella in si analizzano i dettagli della fuga di massa. Nel 2008 sono stati in 572 ad abbandonare l’Italia: 44 sono andati in Germania, 22 in Belgio, 279 in Regno Unito, 150 in Svizzera, 21 in Israele, 13 negli Stati Uniti e in Canada. Dei 722 che nel 2009 hanno fatto le valigie, 58 sono atterrati in Germania, 37 in Belgio, 343 nel Regno Unito, 162 in Svizzera, 27 in Israele, 22 negli Stati Uniti e 31 in Canada. 792 gli abbandoni nel 2010: 73 volano in Germania, 32 in Belgio, 373 nel Regno Unito, 191 in Svizzera, 12 in Irlanda, 28 in Israele, 19 negli Stati Uniti e 23 in Canada.

Prima quadrupla cifra, 1079, e un nuovo debutto nel 2011: 98 vanno in Germania, 61 in Belgio, 386 nel Regno Unito, 80 in Francia, 194 in Svizzera, 7 in Irlanda, 51 in Israele, 36 negli Stati Uniti e 17 in Canada. 1065 per il 2012: 84 in Germania, 58 in Belgio, 454 nel Regno Unito, 112 in Francia, 218 in Svizzera, 11 in Irlanda, 51 in Israele, 36 negli Stati Uniti e 17 in Canada. Nel 2013 i medici a salutare il nostro paese sono 1288: 98 scelgono la Germania, 65 il Belgio, 609 il Regno Unito, 107 la Francia, 263 la Svizzera, 11 l’Irlanda, 62 l’Israele, 12 gli Stati Uniti e 25 il Canada. Il picco è raggiunto nel 2014, con 1562: la Germania accoglie 110 professionisti, il Belgio 115, il Regno Unito 790, la Francia 149, la Svizzera 237, l’Irlanda 29, l’Israele 47, gli Stati Uniti 23 e il Canada 16.

La curva inizia a scendere, nel 2015 il numero è di 1120: 105 per la Germania, 83 per il Belgio, 328 per il Regno Unito, 184 per la Francia, 208 per la Svizzera, 29 per l’Irlanda, 73 per l’Israele, 18 per gli Stati Uniti e 20 per il Canada. Stessa cifra nel 2016: in 110 hanno optato per la Germania, 81 per il Belgio, 266 per il Regno Unito, 167 per la Francia, 272 per la Svizzera, 33 per l’Irlanda, 70 per l’Israele, 21 per gli Stati Uniti e 22 per il Canada. Nel 2017 si torna alle tre cifre, 953: i medici che hanno proseguito la carriera in Germania sono 107, in Belgio 59, nel Regno Unito 220, in Francia 158, in Svizzera 228, in Irlanda 32, in Israele 82, negli Stati Uniti 18 e in Canada 22.

Il 2018 è l’anno con il numero più basso della scorsa decade, 761, e con il minor numero di nazioni estere scelte in assoluto: in Belgio sono arrivati in 57, nel Regno Unito in 266, in Francia in 124, in Svizzera in 214, in Irlanda in 19 e in Israele in 108. Totale: degli 11.034 partiti, 887 hanno continuato la loro carriera in Germania, 670 in Belgio, 4.274 nel Regno Unito, 1.081 in Francia, 2.337 in Svizzera, 183 in Irlanda, 606 in Israele, 206 negli Stati Uniti e 207 in Canada. Da tutti questi numeri, raffrontati al presente, emerge un altro confronto: sul nostro suolo operano 3.9 medici per 1000 abitanti, mentre in Germania sono 4.1, in Francia 3.1 e in Spagna 3.7. Inoltre la media dell’età è alta, oltre i 55 anni, e in Italia è il valore più alto al mondo.

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Per usare un termine sportivo, non esiste più il cosiddetto “turnover”: l’Italia non resta praticamente mai in debito numerico di medici, ma deve per forza attingere a professionisti già in pensione perché i più giovani operano all’estero. Il percorso di studi e quello lavorativo hanno perso molto di attrattività. Ma non tutto è perduto: la quasi totalità dei medici che scelgono di non proseguire nel nostro Paese rimane comunque iscritto ad un ordine italiano; ciò vuol dire che potrebbero essere disposti a rientrare nel caso in cui le condizioni cominciassero a migliorare. E sarà fondamentale, per questo presente e per il prossimo futuro.

Francesco Bulzis

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