FRIDAYS FOR FUTURE, ATTIVISTI IN PIAZZA

Bare e finti morti. “Siamo l’ultima generazione che può cambiare il mondo”

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Il Fridays for future (venerdì per il futuro, in italiano) prende in carico il tema più scottante degli ultimi tempi: quello del distanziamento sociale. Dalle 8 di ieri mattina si sono riversati in Piazza del Popolo, Roma, centinaia di attivisti (quasi 2000), ordinatamente radunati per allestire il sesto Global Strike. Questa volta c’erano anche delle piazzole, delimitate con appositi segni sull’asfalto, dove sedersi durante i “tempi morti” dell’evento. Ovviamente la presenza delle mascherine, e le sensibilizzazioni in merito, non hanno offuscato i main topics della manifestazione ideata da Greta Thunberg: tra i grandi striscioni appesi in piazza spiccano “Giustizia Climatica” e “Recovery Planet”. Quest’ultimo si allaccia alle implicazioni economiche derivate dagli strascichi (anche se diventa sempre più difficile definirli così) della pandemia: l’uso oculato del Recovery Fund, in particolare per investimenti ecosostenibili.

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La cronaca della giornata passata si sofferma su quanto avvenuto a mezzogiorno: gli attivisti del movimento The save movement si vestono a lutto, trasportando delle bare che simboleggiano la morte delle persone, degli animali e del pianeta intero. Depositano poi dei fiori, e rivelano il contenuto delle bare. “Gli animali sono numerati perché sono trattati come se fossero oggetti, ma dietro quel numero vi è la morte – spiega uno dei ragazzi – la scelta per la bara delle persone è invece legata alla pandemia, sappiamo quanto l’inquinamento sia legato alla diffusione del virus”. Anche il tema dell’inquinamento non è esente dall’essere tirato in ballo durante la giornata: gli attivisti richiedono una riduzione dell’emissione di CO2, anidride carbonica, soffermandosi sulla riduzione dei consumi. “Dobbiamo tutti pensare a fare dei sacrifici nella nostra vita reale, siamo l’ultima generazione in grado di cambiare il mondo”.

A Milano il luogo scelto non poteva che essere Piazza Duomo: gli studenti radunatisi sono un centinaio o poco più, rigorosamente distanziati e con le mascherine. A testimonianza di come le grandi folle che si riversavano per strada siano ormai un lontano ricordo, appartenente ad un’altra realtà, quella pre-pandemia. Ai piedi del monumento a Vittorio Emanuele II compaiono le scritte climate justice, giustizia climatica. “Siamo qui per il Friday for future ma anche per portare rivendicazioni legate al mondo della scuola, basti pensare che in molte scuole non c’è la raccolta differenziata. – racconta uno degli studenti del capoluogo lombardo – I corsi di aggiornamento ai docenti vengono fatti da ENI, ma ciò che ci preoccupa di più sono i mezzi pubblici: pochi, fatiscenti, inquinanti e sempre strapieni”. Insomma i temi sul tavolo sono tanti e variegati, e gli attivisti ne hanno per tutti. “Il Covid ha portato ad un pericoloso ritorno al mezzo privato”.

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A Genova stessa situazione, con Piazza Matteotti caput mundi delle proteste studentesche. “Ho una grande paura e il coraggio di un leone perché mi stanno rubando il futuro – sono le parole di una ragazza – urlo alla regione, tutto questo non lo accetto più”. La giornata della “tripla F” (FFF), come è stata soprannominata, si chiude a Bologna, dove si sono adunate ben 700 persone, debitamente distanziate. “Ci siamo dovuti mobilitare in mezzo a una maledettissima pandemia globale, immaginate come ci sentiamo, è il momento di svegliarsi perché non c’è un pianeta B”.

Francesco Bulzis

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