FRANCIA: MACRON PERDE LA MAGGIORANZA

Melenchon leader dell’opposizione… ora che succede?

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Meno di due mesi dopo la sua rielezione, il presidente francese Emmanuel Macron si è ritrovato senza maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale; una situazione praticamente inedita, che apre un periodo di incertezza e di instabilità.

Il secondo turno delle elezioni legislative si è concluso, secondo gli editorialisti, con uno "schiaffo" per Macron, la cui coalizione conserva solo 245 seggi su 577 nell’Assemblea nazionale, lontano dalla maggioranza assoluta.

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Il voto è stato segnato soprattutto dalla svolta senza precedenti dell’estrema destra di Marine Le Pen, suo avversario del secondo turno delle presidenziali, con 89 deputati e la ripresa della coalizione di sinistra guidata dal tribuno della sinistra radicale Jean-PierreLuc Mélenchon, che ha fatto eleggere 131 deputati. Ma il partito della destra classica Les Républicains (LR) ha resistito, con 61 deputati, che potrebbero ritrovarsi in posizione di arbitro, e ai quali il campo presidenziale ha teso la mano già domenica sera.

Concretamente, o la coalizione di Macron riesce a concludere un accordo di governo con altri partiti, come avviene in Germania, oppure negozia puntualmente i testi che vuole far adottare, per riempire i 44 seggi che gli mancano per raggiungere la maggioranza assoluta.

Questa configurazione pone il Parlamento al centro del gioco politico, una prima volta sotto la V Repubblica; un regime presidenziale creato nel 1958 proprio per evitare l’instabilità del regime parlamentare che era la IV Repubblica (1946-1958).

Se l’idea di un accordo di governo evocata da alcuni leader di destra è stata respinta dalla direzione degli LR, il dibattito potrebbe riaprirsi all’interno del partito, il quale si è impegnato a non cedere a un blocco sistematico.

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Il segretario generale del partito, Aurélien Pradié, ha del resto dichiarato lunedì mattina che non voterà la mozione di censura che vuole depositare la formazione dell’On. Mélenchon fino alla dichiarazione di politica generale della prima ministra Elisabeth Borne prevista il 5 luglio per rovesciare il governo.

Marlen Cirignaco

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