FOCUS SU… “AMORI CHE NON SANNO STARE AL MONDO”

Intervista a Lucia Mascino, Premio Anna Magnani per la migliore attrice protagonista

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Reduce dal successo di “Amori che non sanno stare al mondo”, Lucia Mascino approda al Bif&st ancora visibilmente commossa per il riconoscimento assegnatole, il Premio Anna Magnani per la migliore attrice protagonista. “Per me è stata un’importante conquista. - rivela l’artista, aprendo l’incontro intitolato “Focus su ieri pomeriggio al Circolo Canottieri Barion - Quando mi hanno chiamata per comunicarmelo, avevo le lacrime agli occhi!”. In pochi istanti, la sua verve e i suoi magnetici occhi celesti, luminosi e colmi di felicità, catturano l’attenzione del pubblico.

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Il film è molto drammatico e molto comico insieme. Interpretare la protagonista è stato impegnativo” prosegue, riferendosi alla pellicola diretta da Francesca Comencini e Domenico Procacci. “Amori che non sanno stare al mondo” racconta la fine della struggente e tormentata storia d’amore tra due docenti universitari, Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi). Lei combattiva, a volte persino ossessiva, forte solo all’apparenza; lui freddo e cinico, deciso a voler interrompere la relazione e, per di più, innamorato di un’altra. Uno spaccato di vita che unisce la straordinaria normalità di una coppia moderna alla rappresentazione di una donna del tutto asservita alla potenza dell’amore, intenta a occultare il suo inesauribile bisogno d’affetto con un’armatura fittizia. “Tutti descrivono Claudia come nevrotica e antipatica, io non la penso così. Questo è solo il punto di vista degli uomini, - scherza - la definirei piuttosto una donna impegnativa. E’ un personaggio su cui ho lavorato molto. Fui convocata per il provino il 5 novembre 2015, le riprese sono iniziate solo a fine maggio: per quasi sette mesi ho continuato a pensare a Claudia, aggiungendo di tanto in tanto qualche piccola caratteristica. Ho imparato col tempo a vestire i suoi panni, non è un personaggio costruito a tavolino, è cresciuto pian piano nei momenti in cui mi sentivo ispirata”. Ben contenta di poter tratteggiare il profilo della “sua” protagonista, prosegue: “Claudia è una donna che non si arrende alla fine dell’amore. Accettare di interrompere la storia con Flavio per lei vuol dire voltare le spalle e andarsene, dunque arrendersi. La nevrosi che l’affligge rispecchia la grandezza del suo amore verso l’uomo che si sta allontanando da lei. Ha un grande bisogno di sentirsi amata, ma lo nasconde con atteggiamenti da ‘dura’. In fondo, è pur vero che, nella vita, più chiedi e meno hai. Quando sei forte tutti vogliono starti accanto, appena mostri le tue insicurezze scappano via. E’ una legge tremendamente ingiusta”.

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Le parole di Lucia tradiscono una grande affinità con gli ideali espressi dall’opera, che verrà replicata alle 15:00 di quest’oggi presso il Multicinema Galleria. “La sceneggiatura è spettacolare, un vero capolavoro. Il film non ha inizio né fine, è una continua rielaborazione della memoria di una donna fragile e ferita. - spiega - Alcune scene hanno attinto alle idee di filosofi contemporanei, come quella in cui si parla di un’opera di Beatriz Preciado…ma non voglio svelarvi altri dettagli prima della proiezione!”. Altrettanto idilliaco il rapporto dell’attrice con la regista Francesca Comencini: “Con lei mi sono sempre sentita molto protetta, anche nelle scene in cui il mio personaggio risultava più fragile. Abbiamo intrecciato un legame meraviglioso, è stata la prima a congratularsi con me dopo aver saputo del premio!”.

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Poi, facendo riferimento alla sua esperienza professionale, racconta: “Faccio cinema da una ventina d’anni, ma ho avuto solo due ruoli da protagonista. E’ stato un caso che, in entrambi i film, abbia lavorato con due registe. Con loro mi sono trovata benissimo, ma non ne faccio una questione di genere. Essere uomo o donna non fa la differenza, ciò che conta è il modo di lavorare”. L’attrice ricorda con affetto il suo primo ruolo da protagonista: “In ‘Fräulein - Una fiaba d’inverno’, diretto da una giovanissima Caterina Carone, interpretavo una zitella montanara arrabbiata col mondo. Fu un vero spasso!”. Cercando le parole nella memoria delle donne che ha interpretato, Lucia rivela a conclusione della conferenza stampa: “Il ruolo della classica moglie devota non fa per me. Non è un caso che io abbia sempre vestito i panni di donne complicate, dense di zone d’ombra. In fondo, tutti noi siamo sempre più voluminosi di quello che sembriamo. I nostri equilibri sono molto mutevoli: tutto ciò che ci raccontiamo per rassicurarci è destinato a finire, a cadere miseramente. ‘Noi siamo infinito’, come recita il titolo di un noto film”.

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Con garbo e gentilezza, Lucia si è resa disponibile ad un’intervista al termine dell’incontro.

Quanto si rispecchia nella protagonista di “Amori che non sanno stare al mondo”?

Tantissimo, specialmente nel suo temperamento per certi versi possessivo, esagerato, forte e indifeso allo stesso tempo, dipendente dagli altri ma anche avido di libertà. Percepisco una forte somiglianza con quel tipo di carattere, anche se certamente nella pellicola il tutto è esasperato dal momento di crisi che la protagonista sta attraversando. In ogni caso, questo è un film dal sentimento talmente vero che mi è rimasto addosso. Qualche giorno fa, un mio conoscente mi ha scritto: ‘Hai sempre il fucile puntato’, la stessa frase che, in una scena, viene rivolta a Claudia. Lei è ormai parte di me”.

cms_9030/5.jpgIl suo personaggio conduce o subisce quella che è la “guerra dell’amore”?

Non è facile capire chi conduce il gioco. Anche se potrebbe apparire strano, dato il forte temperamento di Claudia, in realtà è lei stessa a subirne le conseguenze, sviluppando una sorta di dipendenza dalla persona amata. Ma è una battaglia senza vincitori, in cui nessuno dei due è vittima né carnefice”.

Cosa significa per lei “ricominciare”, parola chiave dell’intero film?

I cambiamenti mi mettono in difficoltà, ho sempre un po’ paura di ricominciare. Però devo ammettere che, le volte in cui ho ricominciato dopo un grande travaglio, la vita mi è sempre venuta incontro. La vera fortuna, in quei casi, è che non devi fare tutto da solo: il destino ci mette sempre del suo”.

Il titolo “Amori che non sanno come stare al mondo” rimanda al tema delle storie ai limiti della normalità, che spesso degenerano in gravi atti di violenza popolando le cronache quotidiane. Qual è la sua opinione in merito?

Penso che non siano amori o che, perlomeno, siano legati a problematiche che esulano dal sentimento, sfociando nel possesso, nell’ossessione. L’amore in sé non può mai condurre alla violenza, se non affiancato e contaminato da tali degenerazioni. A mio parere, ciò riguarda individui che, a livello psicologico, non sono in grado di ‘stare in piedi da soli’, che hanno difficoltà nel rapportarsi con la vita e con gli altri”.

Federica Marocchino

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