FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLE NEUROSCIENZE DEL MEDITERRANEO

Un viaggio alla scoperta del benessere

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Si è concluso nei giorni scorsi il primo ciclo di incontri del “Festival Internazionale delle Neuroscienze del Mediterraneo”, nato dalla sinergia tra i centri d’alta formazione Ikos AgeForm e Adsum. Quattro giornate all’insegna della cultura scientifica e psicologica, che hanno visto alternarsi le voci di grandi professionisti di fama nazionale e internazionale nel magico scenario dell’ex Palazzo della Provincia di Bari. I vari appuntamenti – aperti a tutti - sono stati offerti a titolo gratuito perseguendo un ideale di fondo, divenuto vero e proprio motto della manifestazione: “benessere e cura alla portata di tutti”.

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Patrizia Del Giudice, Presidente della Commissione regionale pugliese per le Pari Opportunità, nonché madrina dei primi tre incontri, ha dato avvio ai lavori anticipando il fil rouge degli appuntamenti settembrini: l’attenzione verso il mondo femminile, bistrattato dalle cronache quotidiane ma, al tempo stesso, solida colonna portante di una società oggi allo sbando. Come evidenziato da Don Nicola D’Onghia – docente di Antropologia Teologica e Direttore dell’Istituto Superiore Scienze Religiose di Puglia – le neuroscienze sono in grado di offrire un valido contributo alla battaglia contro la violenza su donne e minori: gli studi finora condotti hanno dimostrato l’umana predisposizione biologica all’intersoggettività, in un panorama in cui non ha più alcun senso distinguere tra mente e corpo, tra psiche e anima. Ogni singola cellula ha in sé il germe della socialità, puntualmente soppressa dall’attuale cultura occidentale, che spinge piuttosto a sviluppare identità sempre più auto-referenziali e auto-centrate. Discorso, questo, ripreso anche dal medico e ipnologo Ippazio Ugenti, la cui esperienza clinica dimostra l’importanza di una visione olistica dell’essere umano: sovente non basta curare il corpo, è necessario sanare in primis il malessere psicologico del paziente, che influisce pesantemente sull’efficienza del sistema immunitario e delle funzioni vitali. Rudy Russo, Direttore generale e scientifico Adsum, ha posto l’accento sul cosiddetto “spazio mentale”, strettamente legato allo stato emotivo e dunque alla qualità della vita. Il prof. Fiorenzo Conti, ordinario di Fisiologia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia del Politecnico delle Marche, ha condotto l’uditorio in un viaggio alla scoperta delle neuroscienze, nate dalla convinzione che nessuna disciplina, da sola, sarebbe bastata a spiegare l’incredibile complessità del cervello umano. L’intervento del professor Claudio Sgarro ha concluso la prima giornata aprendo le porte al mondo della scuola con la presentazione del Bas, metodo di facilitazione dell’apprendimento da lui ideato che stimola la nostra più grande preferenza innata: quella per la bellezza.

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I due incontri successivi, a cui è stato dato il titolo di “Voci di Donne...dal Mondo 2.0”, ha visto succedersi gli interventi di relatrici provenienti da svariate parti del Globo, accomunate da un ideale comune: promuovere il cambiamento e lo sviluppo di un’identità solida, resiliente, matura nell’animo femminile. Consuelo Casula, psicoterapeuta Presidente dell’European Society of Hypnosys e del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Ipnosi (SII), presentando i più emblematici casi clinici trattati, ha esortato il pubblico femminile (e non) ad accogliere il mutamento come del tutto naturale nel corso dell’esistenza e a superare il passato riorganizzandone i significati. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento dell’antropologa e psicoterapeuta messicana Teresa Robles, che ha portato l’attenzione sulla saggezza universale delle donne, investite del più grande potere esistente: la capacità di creare una vita all’interno del proprio corpo. Tale peculiarità perse valore quando si cominciò a operare una netta distinzione tra le “due metà del cielo”, ovvero tra maschile e femminile, tra le emozioni negative e quelle positive, e così via. Il benessere sta nel riconoscere che ciascuno di questi elementi fa parte di noi e saperlo valorizzare nelle diverse circostanze della vita, poiché reprimerlo – come ci ha insegnato a fare la “cultura della sofferenza” – conduce solo a una profonda e dolorosa frattura dell’io. E’ stata poi la volta di Kataline Varga, psicologa e ipnoterapeuta ungherese specializzata in ambito medico e pediatrico, che ha ampiamente spiegato il ruolo dell’ossitocina nelle relazioni affettive e di affiliazione. Antagonista del cortisolo (legato invece allo stress), questo ormone favorisce in noi atteggiamenti di supporto sociale e cura, oltre a infondere emozioni positive riducendo l’ansia e la paura.

cms_7147/4.jpgLa produzione di ossitocina, che avviene a livello dei nuclei ipotalamici del cervello, è stimolata dal contatto fisico in tutte le sue forme e si rivela fondamentale nelle prime ore di vita del neonato: lo stress del parto determina un’impennata dei livelli di cortisolo nel piccolo, da compensare con l’abbondante ossitocina prodotta dalla madre. La scarsità di ossitocina nelle prime due ore di vita può determinare effetti a lungo termine nel nascituro: mancato equilibrio degli elementi chiave nel sistema nervoso centrale (alti livelli di cortisolo, con conseguenze sulla pressione arteriosa, sul peso e sulla soglia del dolore), autismo, problemi nella regolazione della paura, dipendenza da sostanze stupefacenti. In seguito, la dott.ssa Kathleen Osborne, specializzata in medicina estetica e vice presidente della European Society of Hypnosis, ha enunciato i benefici dei trattamenti da lei effettuati (in particolare, delle iniezioni Sculptra) su pazienti che stavano vivendo momenti di crisi. Eliminare – o almeno limitare – alcuni difetti fisici può non solo incrementare l’autostima, ma anche contribuire a ristrutturare il significato di alcuni eventi traumatici, come accade nel trattamento delle cicatrici.

Proprio delle cicatrici delle donne si è occupata nel successivo incontro Julie H. Linden, psicologa e psicoterapeuta americana esperta nella cura del trauma. In questo frangente, ha presentato i benefici dell’ipnoterapia svolta da donne su pazienti dello stesso sesso: empatia, empowering, egualitarismo, rafforzamento dell’io e “io incarnato” sono solo alcune delle conseguenze positive del rapporto di amicizia e intimità che viene a crearsi tra la terapista e la paziente. Analoga l’esperienza professionale narrata dalla psicoterapeuta e ipnologa Ericksoniana tedesca Brigitte Stubner, che ha seguito per circa 40 anni un gruppo di sue connazionali emigrate a Roma, rilevandone le preoccupazioni e i turbamenti. Specialmente per le donne, emigrazione è sinonimo di profondo sradicamento e perdita d’identità, che generano depressione, disturbi d’ansia e varie reazioni psicosomatiche. L’interazione con il gruppo, coltivata puntualmente con un incontro settimanale, ha consentito alle partecipanti di crescere e riparare le proprie ferite “come in una serra”, traducendo la crisi in rinascita ed evoluzione creativa. Daniela Poggiolini, Presidente e Direttrice didattica Ikos AgeForm oltre che psicologa e ipnoterapeuta, ha concluso la giornata parlando dell’arte che, in tutte le sue forme, si fa terapia. Ciò è reso possibile, ad esempio, dai Mandala – rappresentazioni artistiche circolari che, nella tradizione buddista, rappresentano il cosmo – la cui riproduzione da parte del paziente favorisce la scoperta del Sé e il dialogo con il terapeuta.

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Il quarto e ultimo appuntamento – che ha avuto come madrina d’onore Francesca Danieli, neoeletta Miss Puglia 2017 nonché studentessa di Scienze Investigative presso l’Università di Foggia – ha acceso i riflettori su temi differenti, ma strettamente connessi al benessere della donna e della società tutta: la criminologia clinica e l’investigazione applicate ai più celebri casi di cronaca nera, che spesso hanno visto protagoniste vittime di sesso femminile. Francesco Bruno, noto criminologo e Direttore scientifico del corso di Criminologia e Prevenzione dell’Ikos, ha presentato l’excursus evolutivo delle neuroscienze legate all’ambito investigativo, con un’attenzione particolare alle vicende che coinvolsero Cesare Lombroso, vero e proprio padre fondatore della criminologia le cui teorie furono per lungo tempo oscurate dai pareri contrastanti della Chiesa e dei sociologi americani. Lo psichiatra ventilava infatti l’esistenza di caratteristiche peculiari comuni a tutti i criminali, negando il principio ecclesiastico di libero arbitrio, secondo il quale era l’uomo a scegliere consapevolmente la strada del bene o del male, scagionando da qualsiasi responsabilità l’Altissimo. Solo parecchi anni dopo, con l’avvento dell’epigenetica, si poterono rivalutare le idee lombrosiane, arrivando – tanto per citare un esempio – a stimare la tendenza agli stati depressivi e agli istinti suicidari attraverso un’attenta osservazione della stabilità cellulare nei soggetti. Agganciandosi a tale discorso, il magistrato Giuseppe Attimonelli Petraglione, Presidente Onorario del Cesis e del Tribunale di Matera, ha sottolineato l’importanza del lavoro di Lombroso per la nascita delle moderne neuroscienze, tanto da poterlo annoverare tra i padri della disciplina. Le neuroscienze, a loro volta, hanno potuto indurre un profondo miglioramento nella Magistratura, introducendo il principio di mancata imputabilità in presenza di gravi carenze cerebrali o disturbi della personalità, sintetizzati dalla cosiddetta “incapacità di intendere e di volere”. E’ nato così il “neurodiritto”, da interpretare non come possibilità di fuga da parte dell’imputato, ma come garanzia di giustizia ed equità. Sullo spinoso tema della criminogenesi si è poi soffermato Sergio Caruso, criminologo e Direttore didattico del corso di Criminologia e Prevenzione dell’Ikos. Attraverso l’analisi di alcuni dei casi più celebri ed emblematici – primo fra tutti quello del “macellaio di Plainfield” – si è giunti all’interrogativo che da sempre attanaglia l’opinione pubblica: criminali si nasce o si diventa?

Da investigatore privato e Direttore del corso di Scienze dell’Investigazione presso l’Ikos, il prof. Aldo Tarricone ha poi svelato i segreti dell’indagine classica, effettuata sul luogo del delitto e affidata principalmente all’intuito dell’operatore. Il viaggio nel mondo del crimine si è concluso con gli interventi dell’odontologo forense Emilio Nuzzolese, il quale ha dibattuto in merito all’importanza del morso umano come indizio-cardine in molti casi di omicidio, oltre che di violenza domestica e sessuale, e dell’analista Gianluca Venneri, che ha chiarito il ruolo e le tecniche di rilevazione delle impronte digitali nella scena del crimine.

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“In chiusura di queste prime quattro giornate, posso ritenermi più che soddisfatta. Io stessa mi sento profondamente arricchita dagli interventi dei relatori e dalla loro interazione con il pubblico, oltre che orgogliosa dell’attenzione riservataci dai media. Ciò mi rincuora e ripaga ogni sforzo, poiché è sintomo di interesse nei confronti degli argomenti trattati” ha commentato Daniela Poggiolini, organizzatrice del Festival insieme a Rudy Russo e a tutto lo staff dell’Ikos.

Il Festival vi aspetta con altre otto giornate di convegno, in cui altri ricercatori di fama mondiale parleranno del rapporto tra fisica, energia e coscienza, mindfulness, bioetica e tanto altro.

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Federica Marocchino

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