FEDERCALCIO E AIC SENZA IDEE SUL TAGLIO DEGLI STIPENDI

ATTIVA, INVECE, LA COMMISSIONE FIGC SUL PROTOCOLLO DI SICUREZZA PER GLI ATLETI

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Dalla Uefa alle Federazioni, dalle Leghe ai singoli calciatori, un po’ tutti spingono – ovviamente in condizioni di sicurezza per gli atleti e per i tifosi - per la ripresa dei campionati e tutti, peraltro, si stanno preparando a questa eventualità anche senza avere certezze. Restano, in effetti, ancora tanti dubbi sul “se” e “quando” si potrà tornare sul rettangolo di gioco. Un problema non da poco in quanto, un eventuale blocco definitivo dei campionati, potrebbe restituire all’Italia del pallone - soprattutto da un punto di vista economico-finanziario – solo «lacrime e sangue» (come disse Winston Churchill nel suo discorso alla Camera dei Comuni del Parlamento nel maggio del 1940) . Un danno che si aggirerebbe intorno ai 700 milioni di euro e che potrebbe determinare la scomparsa della C, dei dilettanti e di gran parte della serie B come aveva anticipato nei giorni scorsi - ai microfoni di SportItalia - l’ex Amministratore Delegato del Catania, Pietro Lo Monaco. Di qui la ferrea volontà della FIGC di terminare sul campo i campionati di calcio, cercando di limitare i danni economici e di alleggerire i costi delle società con il taglio degli stipendi. Un tema che, al momento, però, sembra relegato solo su un piano meramente teorico e basato sul gioco dello scaricabarile come sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente dell’Aic (Associazione Italiana Calciatori), Damiano Tommasi, alla trasmissione “Notizie Oggi” su Canale Italia.

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Il taglio degli stipendi – dichiara Tommasi - diventa un tema fin troppo facile, condito da molta demagogia. È chiaro che i calciatori faranno la loro parte, ma dobbiamo capire cosa faranno gli altri, dalle Leghe alla FIGC, fino a UEFA e FIFA, perché abbiamo detto che non ci sono solo calciatori di fascia alta ma esistono anche i calciatori di Lega Pro, i dilettanti, il calcio femminile e si rischia che questa parte scompaia. Ora la parte del vertice deve pensare alla base della piramide”.

Per quanto riguarda il taglio degli stipendi, dunque, si è ancora in alto mare. Al di là di qualche singola iniziativa, manca un piano unitario e soprattutto non si vedono idee e progetti da parte di Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) e Aic che restano ancora sul vago. Parole che sembrano ovvie, ma prive di efficacia.

Ma perché l’Aic non propone un piano proprio da sottoporre alle Leghe e alla FIGC? E se il problema è vedere cosa fanno gli altri organi istituzionali, perché non si agisce velocemente cercando di risolvere il problema direttamente «con le parti coinvolte»? In effetti, si fa fatica a capirlo. Forse manca la volontà di agire. E se così fosse, queste domande resteranno senza risposta per chissà ancora quanto tempo.

Così, mentre sul tema degli stipendi si discute solamente, dal punto di vista della messa in sicurezza degli atleti, fortunatamente, la Figc sta facendo passi avanti.

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Il presidente Gabriele Gravina, infatti, così come promesso al Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha nominato una commissione medico-scientifica che sta mettendo a punto un protocollo da consegnare alle società per evitare il contagio fra i calciatori e far riprendere - qualora fosse possibile - l’attività agonistica in assoluta sicurezza sanitaria.

Fra le ipotesi è previsto il rientro a scaglioni dei calciatori nei centri sportivi, i tamponi da effettuare ogni tre giorni a tutti i calciatori (staff e familiari compresi), allenamenti in gruppo - almeno inizialmente -, sanificazione delle strutture e ritiro della squadra sempre nella stessa struttura. Prassi che dovrebbero seguire tutti i protagonisti coinvolti, come anche gli stessi arbitri.

Probabilmente non si avrà la sicurezza assoluta nel prevenire il contagio, ma questo protocollo resta certamente una base di partenza valida e realizzabile che, in futuro, potrebbe dare almeno l’illusione di tornare alla normalità.

(foto da footballworkshop.it e adnkronos.com – si ringrazia)

Rino Lorusso

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