Euno, lo schiavo profeta che diventò Re

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cms_18860/1v.jpgUn anelito di libertà risuona pronunciando le tre vocali e la consonante che compongono il nome Euno. E-U-NO! Con questo grido di libertà oltre 6000 schiavi, nel 136 a.c., dopo aver vinto i Romani durante la prima guerra servile, acclamarono in Euno il loro re.

Il grido, scevro dalla epica occasionalità, si fa voce metabolizzata nel tessuto umano, varcando spazi e tempi, con forza immutata, persino accresciuta. È la riprova dell’importanza di quel che ruota intorno all’uomo siriano che divenne eroe in Sicilia.

Da mortale a immortale, come sanno essere gli eroi. Oggi, con la bocca a urlare il senso della dimensione umana e le braccia capaci di spezzare le catene, lo ritroviamo in una bella statua, accanto al suggestivo Castello di Lombardia di Enna.

cms_18860/2v.jpgE-U-NO! Il 18 maggio 1895, a Enna, Felice Cavallotti, il “bardo della Democrazia”, volontario garibaldino, deputato del Regno d’Italia per dieci legislature consecutive, poeta e drammaturgo, evocava “Euno lo schiavo siro che in nome dell’umana eguaglianza a capo di innumerevoli schiavi ribelli fiaccò mirabilmente più volte la prepotenza di Roma insegnando ai legislatori del mondo gli schiavi non esser cose ma uomini”. Lo ricorda una lapide nel centro di Enna. E-U-NO!

Ancora un’altra lapide, datata 1960 e posta nel medesimo piazzale in cui trovasi la statua di Euno, confronta Lincoln con Euno: “Duemila anni prima che Abramo Lincoln liberasse l’infelice turba dei ne[g]ri – vi si legge – l’umile schiavo Euno, da questa sicana fortezza, arditamente lanciava il grido di libertà per i suoi compagni di avventura, il diritto affermando di ogni uomo di nascere libero ed anche a liberamente morire”.

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E-U-NO! Poteva mai non prendere questo nome, il viadotto che collega l’autostrada al territorio comunale ennese? E-U-NO! I Carabinieri avviano, nel 2018, un’attività di indagine effettuata nella piana di Gioia Tauro contro il caporalato e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. I nuovi schiavi. Chiamarla Operazione Euno è stato più che naturale, per la Benemerita.

Si, esemplare e da ricordare è la storia di Euno, lo schiavo siriano ribelle che divenne effimero re dalle plaghe di Enna fino alle coste della Trinacria e che ancora oggi è ricordato con orgoglio dagli ennesi e non solo da loro. Nella sua vita trovano fusione o giustapposizione più componenti che costituiscono corollari del bisogno umano primario, id est quel senso di autodeterminazione e padronanza del proprio presente e del proprio futuro. Con Euno, così come con Spartaco, si parla di “guerre servili”, cioè quelle generate da moti di ribellione di schiavi. La prima guerra, sviluppatasi tra il 139 a.C. e il 132 a.C. in Sicilia, è quella con protagonista a Euno, assieme a Cleone di Cilicia. La seconda, tra il 104 a.C. e il 99 a.C., è stata combattuta, sempre in Sicilia, sulla scorta della rivolta di Salvio Trifone e Atenione di Cilicia. La terza, avente come teatro l’Italia peninsulare, ha visto l’azione di Spartaco e dei suoi sodali, tra il 73 a.C. e il 71 a.C..

Si può mai dire che Spartaco non abbia avuto, nelle gesta di Euno, un paradigma immediato o mediato? Se per l’uno è consacrata la maggiore popolarità, al siriano vada il riconoscimento del primaziale coraggio. È sul piano operativo, poi, che taluno potrebbe ravvisare un vallo incolmabile tra i due, giacché, mentre in Spartaco si colgono paradigmi difensivi, Euno seppe essere condottiero quodammodo calamitante, nell’ottica della pugna, della conquista, del radicamento territoriale e della edificazione di un nuovo ordine. In tal senso può interpretarsi l’assunzione di ruolo regio, con auto-attribuzione di un novello nome, Antioco. Insomma, con Euno pare emergere già una strategia intorno a quell’istintivo strappo – connesso alla voglia di libertà di schiavi –, innesco del sovvertimento del sistema vigente. Vi è stato un confluire di uomini e di idee. Pur essendo una “guerra servile” avente ratio nello spezzare catene, la rivolta ha palesato ben presto caratteristiche di movimento rivoluzionario e indipendentista, così da essere in rilievo altri servaggi da eliminare, cioè quelli dei Siciliani nei confronti dei Romani, mai amati conquistatori, occupanti e prevaricatori. Un pò Vespri e un pò dinamiche risorgimentali, dunque, in quel che è scaturito dal grido “libertà!” di Euno.

La rivolta ha sin da subito enumerato esponenti alieni dalla dimensione servile, persino padroni siciliani e militari che avevano giurato fedeltà a Roma.

Il contesto ennese non è estraneo al dispiegarsi dei fatti e, in fin dei conti, ennese è persino considerato Euno. D’altronde, se i passi più significativi di una vita vengono calcati in precisi luoghi, discende una sorta di putativa cittadinanza. Infatti, da sempre Euno è uno dei simboli di Enna. La sua statua è fotografata da tutti i turisti che da ogni parte del mondo arrivano, percorrendo il viadotto “Euno”, in questa nobile città che impreziosisce il centro della Sicilia; magari dopo avere ammirato … il bikini della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, indossato, nelle raffigurazioni dei mosaici, dalle donne del luogo 2000 anni fa e diventato, negli anni sessanta del secolo scorso, simbolo di emancipazione femminile e di libertà. La parola libertà fa dunque pensare in tanti modi a Enna e al suo circondario.

L’antica Castrogiovanni – così si chiamava, la città, prima che il Fascismo rispolverò il sicano Ennaan, nel 1927, quando ne fece capoluogo di provincia – è un insediamento strategico, un naturale occhio sull’intera Sicilia, dall’alto di quasi mille metri sul livello del mare. Paesaggi incantevoli, un balcone affacciato sull’Etna, sulla pianura, sui rilievi circostanti. Trasuda storia, sovrapposizioni di popoli. Militarmente, è a ben donde definita, da sempre, urbs inexpugnabilis.

Euno, originario dell’Apenea (Siria), era uno schiavo portato in Sicilia, a Enna, al servizio di un signore locale, Antigene. La schiavitù non era solo avere un padrone, significando, soprattutto, essere un oggetto, un’entità priva di diritti e indegna di una vita minimamente rispettata. L’economia dei singoli e dello stato si edificava sulla schiavitù: lavoratori da utilizzare, fino all’ultima goccia di sudore, sfamandoli a malapena. In Euno sorge la voglia di liberarsi delle catene, di essere quel che la natura imponeva egli fosse: un uomo come qualsiasi essere umano. È la scintilla che determina qualcosa di più complesso. Euno non si è limitato, dunque, a fuggire e restare lontano dal servaggio; piuttosto, ha tracciato un programma di rivolta che, con forza centripeta, ha attirato altri esseri disperati o chi, con visione latamente politica, auspicava una Sicilia di Siciliani, non sotto il giogo di Roma. La guerra di Euno non è solo tenzone di corpi e muscoli ma pure crogiuolo di idee: alla libertà di immediata cognizione, si associano principi che non esiteremmo ad accostare, pur nella relatività storica e mutatis mutandi, a quelli che hanno dato la stura a rivolte e sommosse più moderne, tra pane e ideologia. Occorre rammentare che gli schiavi – tantissimi, in Sicilia, per non potersi temere quel che effettivamente accadde – erano una “categoria sociale” contraddistinta da disomogeneità. Non erano tutti mere braccia, comprendendosi soggettività erudite che, pur nella condizione di massima sottomissione, aveva sostanzialmente occupato, quali mandatari o nunzi del signore, posizione strategica (si pensi agli schiavi che fungevano da precettori). Euno stesso, descritto come roccioso, era dotato di ottime capacità di interazione, nonché di arguzia. La sue, infatti, non sono azioni di semplice forza.

La sorte però era segnata. Lo sapevano tutti. Roma, dopo una serie di sconfitte nei campi di battaglia, tre anni dopo l’inizio della rivolta, annichilì sogni, speranze e certezze dei rivoltosi. Fu il consueto bagno di sangue in ogni dove della Sicilia. A Morgantina, i cui attuali emozionanti ruderi fanno pensare a una Pompei ancora più antica, Euno trovò da prigioniero la morte. La bella morte. La gloria eterna. La morte è meno di un sonno, se svegli rimangono diuturnamente i cuori.

Epilogo

Euno, come scrisse Diodoro Siculo, era anche un profeta e affermava che gli era apparsa in sogno la dea siriaca Atagartis. Ci piace allora immaginare che Domenico Modugno si ispirò a lui per la canzone “Malarazza” … . “Un servo, tempu fa, dintra a na piazza, prigava Cristu in cruci e ci ricia: «Cristu, lu me padruni mi trapazza, mi tratta comu n’ cani pi la via. Si pigghja tuttu cu la sua manazza, mancu la vita mia dici ch’è mia. Distruggila, Gesù, sta malarazza! Distruggila, Gesù, fallu pi mia! Fallu pi mia!» Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghja nu bastuni e tira fori li denti. Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghja nu bastuni e tira fori li denti.

Andrea Vaccaro e Camillo Beccalli

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