Esser giovani tra sogni e realtà

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Difficile parlare dei giovani, oggi come oggi, senza scivolare in generalizzanti luoghi comuni. Ancor più complesso circoscriverli in una categoria ben definita perché si connotano sempre più come una generazione magmatica, in continuo movimento, sottoposta a profonde trasformazioni. Sicuramente gli adolescenti del terzo millennio sono molto diversi da quelli di appena un ventennio fa e questo per motivazioni di ordine sociale facilmente intuibili. Se è vero che ogni generazione è anche frutto del contesto socio – culturale di riferimento, lo è ancor di più per questa delicata fascia di età, la cui matrice è spesso il forte condizionamento dei modelli imperanti: globalizzazione e consumismo.

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Da recenti indagini e sondaggi fatti a ragazzi dai 16 ai 30 anni, emerge un dato incontrovertibile che accomuna varie esperienze individuali, dallo studente al giovane laureato passando per chi ha appena trovato un impiego: è il senso di precarietà che li inchioda in questo presente, su cui non hanno nessun potere, oscillando tra un passato spesso subito ed un futuro ancora più incerto. Ci si confronta con una realtà frammentata, in cui tutto si relativizza e la mancanza di punti di riferimento si riversa come un fiume in piena su personalità in via di formazione sotto forma di nuovi disturbi psicosociali come anoressia, fobia sociale, disturbo dell’umore, uso-abuso di sostanze stupefacenti e dipendenze virtuali e digitali. Si tratta di strategie con le quali i giovani tentano di colmare il vuoto psicologico perché provano un’effimera e fugace sensazione di onnipotenza, tanto piacevole quanto amara. E’ un modo per emulare i pari, per compiacere, per esprimere una rivendicazione, per rifugiarsi dopo una delusione o semplicemente per pura curiosità. Ed è così che ogni eccesso diventa pericoloso perché, se non ha mai ucciso nessuno, bere in compagnia mentre si fanno quattro chiacchiere diventa estremamente pericoloso, soprattutto se ripetuto più volte nell’ arco della giornata, sulla spiaggia come sui muretti di città o nei locali predisposti al divertimento.

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Soprattutto per quanto riguarda l’uso di alcool e droghe il trend è preoccupante perché è molto precoce l’esposizione alle sostanze ed è più alta la possibilità di esiti patologici. Al di là della variegata gamma di motivazioni individuali che predispone alcuni giovani a queste forme di dipendenza più di altri, sembra che il comune denominatore sia proprio l’analfabetismo emotivo, ovvero l’incapacità di molti giovani e giovanissimi di individuare, gestire e modulare le proprie emozioni, i propri desideri e i propri stati d’animo. Così tutto si amplifica e diventa intollerabile da sopportare. Se a tutto questo si aggiunge un contesto familiare sgretolato o modelli culturali non adeguati e abbastanza forti, è facile imboccare questi vicoli abbaglianti, senza spesso via d’uscita. Lo avevo detto in premessa, sperando di non caderci pure io, ma auguro di vero cuore ai giovani di oggi di trovare altri pretesti e strategie di divertimento riscoprendo che una bella giornata al mare o una serata con gli amici sprigiona più endorfine naturali e durature di quanto possano fare quelle sintetiche.

Leonardo Bianchi

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