Escher a Napoli

L’indissolubile legame tra l’artista olandese e l’Italia

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Dal 1 novembre al 22 Aprile 2019, il Palazzo delle Arti di Napoli (Pan) ospiterà una mostra dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher. Per gli appassionati d’arte la mostra rappresenterà un vero e proprio percorso di evoluzione artistica, con grande attenzione verso l’influenza che le sue opere hanno esercitato sulla cultura popolare e su altre forme d’arte, come il fumetto e la cinematografia.

Sin dalla tenera età, Escher mostrò un forte interesse per l’arte. Non lo appassionavano le altre materie, tanto che fu bocciato alle elementari per ben due volte. Il percorso del giovane Escher fu irto di ostacoli, in quanto il suo talento fu spesso e volentieri sminuito dai suoi insegnanti d’arte. Ma, fortunatamente, il giovane artista continuò a crederci, mostrando una forte predilezione per la xilografia, ossia la tecnica di incisione su materiale ligneo. Ciò che diede una svolta alla vita di Escher fu il suo primo viaggio in Italia, intrapreso con alcuni amici nel 1922. I paesaggi e le bellezze italiane cambiarono totalmente la sua prospettiva sulla realtà e il suo modo di fare arte. Escher, che era troppo abituato ai piatti paesaggi olandesi, trovò in quelli italiani una grande varietà di forme mescolate tra loro, sia naturali che architettoniche, soprattutto nelle zone costiere. Viaggiò in tutta la Penisola, partendo da Genova, per poi spostarsi in Toscana, a Siena, e visitare San Gimignano.

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Proprio osservando la varietà artistica degli ambienti naturali toscani, iniziò a realizzare le sue prime incisioni di paesaggi italiani. Nel 1923 Escher visitò la Costiera Amalfitana, che gli apparve come un “teatro” variegato di forme e stili architettonici (romano, greco e saraceno) uniti al paesaggio costiero. Proprio a Ravello l’artista olandese conobbe Jetta Umiker, figlia di un banchiere svizzero e futuro amore della sua vita. Nel 1924 i due si sposarono a Viareggio. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: George, Arthur e Jan. Escher e Jetta si trasferirono poi nel quartiere Gianicolense di Roma, dove l’artista aveva anche il suo atelier. Ma, come testimoniato dalle sue agende di viaggio, l’artista continuò a viaggiare in Italia con gli amici Giuseppe Haas Triverio e Robert Schiess, visitando gli Abruzzi, la Campania, la Sicilia e soprattutto la Calabria. I paesini di quest’ultima regione rapirono in modo particolare l’attenzione di Escher. Infatti, ispirato dalla particolare conformazione del paesino di Pentedattilo, situato in altura nei pressi di una rupe che ricorda una mano con cinque dita, realizzò l’omonima litografia. Escher annotò nelle sue agende diversi aneddoti particolari dei suoi viaggi: soste in diversi paesini montani, scampagnate ed escursioni con gli amici, accompagnate dalla musica di una cetra suonata dall’amico Robert Schiess. Il soggiorno italiano di Escher, però, terminò nel 1936, quando il regime fascista di Mussolini prese piede e suo figlio tornò da scuola con indosso l’uniforme da Piccolo Balilla. Si trasferì in Svizzera, ma per lui l’aver lasciato l’Italia fu un duro colpo, dato che il Belpaese lo aveva cambiato sia come persona che come artista.

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Non riuscì ad ambientarsi in Svizzera, nutrendo una profonda nostalgia per il mare a cui l’Italia lo aveva tanto avvezzato. L’Italia aveva rapito Escher e in un certo senso lo aveva accolto, apprezzando tacitamente la sua vena artistica e la sete di apprendere da quei paesaggi le basi del mestiere, che hanno reso celebre il suo modo fuori dal comune di intendere l’arte. L’artista contattò infatti la Compagnia di Navigazione Adriatica, proponendo di pagare il viaggio di andata e ritorno per la Spagna con 48 litografie e dei masselli. Questa singolare strategia gli permise di tornare più di una volta a Genova, ma anche di esplorare gli arabeschi caratteristici delle città andaluse, che influenzarono la sua grafica. Nonostante i tanti viaggi in giro per l’Europa, il rapporto indissolubile e intimo con l’Italia caratterizzò per sempre la vita di Escher.

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Quella di Escher è stata una vita avventurosa tanto quanto la sua arte, in cui mondi onirici con immagini che capovolgono la prospettiva geometrica conosciuta hanno sempre catturato l’attenzione del pubblico e degli artisti contemporanei che a essa si sono ispirati. Nelle opere dell’artista olandese i cieli diventano scacchiere con una ripetizione di immagini infinite, spiazzando lo spettatore che si ritrova a osservarli. Le misure dello spazio si fondono dando vita a prospettive sempre diverse. “Molto prima che questa terra fosse abitata da esseri umani, nella crosta terrestre crescevano già i cristalli”: con questa frase Escher, grande appassionato di cristalli, potrebbe anche aver voluto sottolineare che la sua arte fosse divenuta tale e si fosse evoluta soprattutto grazie alle bellezze paesaggistiche ammirate durante i suoi viaggi.

Francesco Ambrosio

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