E TU, DI CHE COLORE SEI?

L’Italia travolta da una nuova ondata di razzismo

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Siamo tutti uguali, o forse no. In un’Europa sempre più aperta e cosmopolita, la xenofobia non smette di contaminare i cuori, a prescindere dalle temperie socio-politiche che stiamo attraversando. Le massicce ondate migratorie stanno esasperando governi e cittadini, questo è vero. Ma il razzismo che in questi giorni sta popolando le pagine dei giornali è di tutt’altro tenore: a pagarne le conseguenze non sono migranti sfaccendati o criminali incalliti, bensì proprio coloro che tentano la strada dell’integrazione e del rispetto reciproco.

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L’episodio più aberrante è avvenuto lo scorso mercoledì, su un autobus di Rimini. Una coppia italiana– una 19enne di Ancona e un 22enne casertano – ha prima derubato e poi aggredito una senegalese al sesto mese di gravidanza. Un colpo sul petto, una spinta, tanti insulti. “Negri di m.... tornatevene a casa vostra”, “ti faccio abortire negra di m…”: queste le parole pronunciate dai due mentre la vittima, proteggendosi il ventre, tentava di recuperare cellulare e portafogli. La pioggia di pesanti offese razziste non ha cessato di abbattersi sulla donna neanche in presenza della polizia, intervenuta alla fermata dell’autobus. Immediato l’arresto dei due assalitori, inchiodati dalle testimonianze dei presenti. Fortunatamente, non si sono registrate ripercussioni fisiche sulla gestante che, dopo aver superato l’iniziale stato di shock, ha descritto agli inquirenti quanto subito. “Questo gravissimo caso di violenza - un furto con l’aggravante di un’aggressione fisica e morale di tipo razzista - mi sconvolge come donna e come cittadina della nostra città. Il Comune di Rimini valuterà, come ha già fatto nel caso di Emanuel, il giovane ragazzo nigeriano aggredito brutalmente davanti ad un supermercato, di costituirsi parte civile” ha commentato Gloria Lisi, vicesindaco di Rimini, ricordandoci tristemente i precedenti del caso.

cms_6988/3.jpgLo stesso giorno dell’aggressione alla senegalese, ha fatto capolino tra le notizie un’altra vicenda di matrice razzista. All’apparenza nulla di eclatante: Dora, 15enne di origini ghanesi nata e cresciuta in Italia, si è vista esclusa dal concorso canoro “Canta Verona” solo perché di colore. “Non accetto stranieri – questa la fredda risposta dell’organizzatore dinanzi alle richieste della giovane - Italiani si nasce, non si diventa…io la penso così. Il concorso è riservato solo a italiani di fatto, cioè nati da genitori italiani. Ci sono anche cinesi con cittadinanza italiana, ma non sono italiani di fatto”. Una “normale” conversazione su Facebook che, pubblicata dalla 15enne, ha fatto il giro del web in poche ore, sottoponendo a gogna mediatica il responsabile del gesto discriminatorio. "Mi ha contattato il fratello della ragazza. Ho chiesto scusa, più e più volte. Mi sono offerto di ospitare la ragazza in qualche evento futuro, perché il Canta Verona non lo faccio più. Le ho anche proposto di cantare dietro compenso, ma è stato inutile […] So di aver sbagliato, però non penso di aver commesso alcun reato, ho solo espresso una mia opinione” avrebbe dichiarato l’uomo ai microfoni di La Repubblica. Scuse poco convincenti, che tradiscono l’essenza xenofoba del gesto compiuto. Dora e la sua famiglia costituiscono uno splendido esempio di avvenuta integrazione: i suoi genitori prestano lavoro nel nostro Paese da ben 30 anni, suo fratello è laureato in ingegneria e lei, oltre ad assecondare la passione per la chitarra e il pianoforte, studia al liceo classico di Verona. Questa ragazza è molto più di una semplice “italiana” di fatto: è una 15enne che ama il suo Paese di nascita e che desidera arricchirne la complessità culturale, pur nel proprio piccolo. Sarebbe bastato anche solo visitare il suo profilo Facebook per comprenderlo, ma S.P. (queste le iniziali con cui si intende proteggere l’identità dell’organizzatore) ha preferito fermarsi al colore della pelle. La stessa motivazione che ha portato il proprietario di una casa vacanze a respingere due clienti di origini cubane dopo il loro arrivo a Margherita di Savoia (Bat). “Avevamo scelto un appartamento vicino al mare e pagato una caparra come anticipo, ma quando il proprietario ci ha visti ha detto che dovevamo andare via perché non ospitava gente di colore” ha riferito Cristobal Rojas, l’uomo che insieme a sua moglie avrebbe dovuto occupare l’appartamento per le vacanze.

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Quelli descritti sono solo tre dei tanti casi di razzismo gratuito che ogni giorno “infestano” la Penisola, come se il tempo si fosse fermato a qualche secolo fa. A cosa si deve questa nuova, prepotente ondata di razzismo? In realtà, il seme della xenofobia italiana potrebbe non essersi mai estinto. Ben nascosto dietro l’aperta accettazione dei valori egualitari, il “razzismo latente” emerge all’improvviso, nel corso delle piccole e apparentemente banali interazioni quotidiane. E’ l’espressione dei primitivi istinti repressi (la difesa del proprio territorio, la proiezione delle proprie caratteristiche negative sullo straniero, percepito come “diverso”...) che, a furia di occultare, abbiamo fatto penetrare nelle più profonde pieghe della psiche. Scavare nell’intimo, recuperare questo irrazionale impulso e razionalizzarlo fino a distruggerlo: è questa l’unica via percorribile verso un mondo in cui il colore della pelle sarà solo un insignificante dettaglio..

Federica Marocchino

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