EUROPA CONTRO CORONAVIRUS

La Francia propone un fondo per combattere l’emergenza economica

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“La speranza è l’ultima a morire”, si dice. Ancora una volta questo assunto si dimostra veritiero, in ragione del fatto che si potrebbe essere vicini ad una soluzione per sanare le ripercussioni economiche derivate dall’impatto del virus. Adesso è la Francia, forse per farsi perdonare di tutti gli scivoloni dei quali si era resa protagonista, a mettere la sua proposta sul tavolo delle contrattazioni. Mentre proseguono i negoziati tra i Paesi membri dell’Unione Europea sulle conclusioni riguardo le misure che dovrebbero essere adottate, si stanno studiando tre diverse proposte di compromesso.

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Stando a quanto lasciato trapelare da fonti diplomatiche dell’Unione Europea, e riportato da AndKronos, l’accordo al quale si spera di arrivare comprenderebbe anche la proposta transalpina. Di cosa si tratta in particolare? Secondo il ministro Bruno Le Maire, il fondo francese dovrebbe emettere obbligazioni comuni. Tali prestiti corrisponderebbero ad una SPV, senza che però ci sia un accordo sulle sue modalità di finanziamento. Le SPV (Special Purpose Vehicle) sono società (o altro ente giuridico, purché sia diverso dalle banche) costituite per trasferire attività finanziarie cedute da terzi al fine di favorire la cartolarizzazione. Quest’ultima consiste nella trasformazioni di crediti di banche, enti pubblici e aziende in titoli negoziabili sul mercato.

Come spiegato da una delle già citate fonti diplomatiche, ad ora “non ci sarebbe alcun riferimento esplicito al finanziamento del fondo”. Preso atto della necessità di misure riparative, e del fatto che si richiede una certa tempestività nell’agire, lo scoglio più ruvido è rappresentato dai “fiumi di denaro che ci vorrebbero per sostenere la ripresa”. A dirlo è David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo. “Bisognerà vedere come sarà formulato il passaggio, in virtù del fatto che le modalità di finanziamento di un fondo non sono un dettaglio secondario”.

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Tracciando la linea del totale, ricontrollando gli addendi e tirando le somme… cosa se ne deduce? L’opposizione dei nordici potrebbe non essere negoziabile, e ciò fa sorgere diversi dubbi: allo stato attuale delle cose, non è detto che venga raggiunto un accordo in grado di soddisfare tutti. Questo “Eurogruppo”, come viene più comodo definirlo, potrebbe anche risolversi in un fallimento, un nulla di fatto. Ma l’ultima proposta della Francia dimostra che pian piano si sta iniziando a cambiare idea, e che non è così azzardato pensare di remare tutti insieme nella stessa direzione.

Francesco Bulzis

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