ETIOPIA: RIBELLI SEPARATISTI MINACCIANO LA CAPITALE

Il primo ministro Abiy Ahmed pronto a guidare le truppe nazionali: “Incontriamoci al fronte”

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Il primo ministro etiope e premio Nobel per la pace 2019 Abiy Ahmed Ali si è impegnato lunedì a guidare i soldati del governo dalla prima linea in una feroce guerra con i ribelli in avanzata, alzando la posta in un conflitto lungo un anno che alcuni esperti già temono possa fare a pezzi il paese.
"A partire da domani, mi mobiliterò al fronte per guidare le forze di difesa" ha fatto sapere Abiy in una dichiarazione pubblicata lunedì su Twitter.

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Il 45enne primo ministro, un ex soldato, ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2019 per aver posto fine alle ostilità con la vicina Eritrea. In seguito, tuttavia, ha lanciato una guerra devastante nella regione del Tigray, a nord del paese; un conflitto che ha ucciso decine di migliaia di persone. Da allora le organizzazioni umanitarie si stanno dando da fare per sopperire alla carestia. Ora, una coalizione di ribelli guidata dal Fronte di liberazione del popolo del Tigray - che ha dominato il governo etiope per tre decenni prima che Abiy prendesse il potere - sta marciando sulla capitale, Addis Abeba, e Abiy sta definendo questa guerra come una "guerra vitale per l’esistenza stessa della nazione". "Questo è un momento in cui è necessario guidare un paese con il martirio" ha affermato Abiy dopo aver presieduto una riunione esecutiva del suo partito. “Coloro che vogliono essere tra i figli dell’Etiopia che saranno acclamati dalla storia, insorgono oggi per il Paese. Incontriamoci al fronte” ha aggiunto.

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Lunedì 23 novembre il ministro della Difesa Abraham Belay ha anche detto ai media statali che "tutte le forze di sicurezza inizieranno ad adottare misure e tattiche speciali a partire da domani", ma ha rifiutato di approfondire tale affermazione alle agenzie di stampa internazionali. Non è neppure chiaro dove si sia diretto Abiy - che prima di esse un leader politico è stato un capo militare - per guidare le truppe. All’inizio di questo mese, i ribelli hanno raggiunto un’area entro 200 miglia da Addis Abeba. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza ed ha espulso dal Paese sette funzionari delle Nazioni Unite, accusandoli di “ingerenza” negli affari dell’Etiopia.

L’ufficio del primo ministro, tramite il profilo Facebook, oltre a rilanciare la chiamata alle armi di tutti i "figli dell’Etiopia" che vogliano passare alla storia, ha ringraziato la diaspora etiope che in tutto il mondo sta manifestando a favore dell’unità della patria.

Carlo Coppola

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