ESSERE GENITORI

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Nel 2021 c’è ancora chi inneggia all’odio, chi fa delle differenze sociali, culturali, sessuali, etniche una discriminante pronta ad esplodere nell’ennesima guerra. Chi parla ad una folla ignorante elargendo pillole di amarezza come perle di saggezza. Chi non sa ancora decidere tra fare la rivoluzione o attenderla. Chi si professa meravigliato per una realtà che più non stupisce. Qui i bimbi affogano, cadono nei pozzi, subiscono violenza ma non ci tocca perché non sono figli nostri.

Essere genitori oggi come ieri è sempre un punto interrogativo. Anche se qualcuno pensa di poter scrivere il manuale del buon genitore, in realtà sta solo commettendo atto di superbia. Infatti, è solo nella consapevolezza dello sbaglio che abbiamo spazio di manovra. E come? Cercando in primis di fare del nostro meglio, sapendo ed ammettendo le sfaccettature negative di ogni prospettiva. Sì, per quanto crediamo di essere dotati di ampia visuale, dobbiamo anche comprendere che non è esente da limiti. Essere saccenti o superficiali penalizza, a prescindere, ogni azione.

cms_21434/1.jpgIntanto non dovremmo mai perdere di vista l’umanità, tanto citata o data per scontata e comunque sempre tenuta alla larga. Non siamo robot con caratteristiche impostate e ben precise senza margine di errore, né modelli da imitare con la probabilità alta di crescere futuri mostri, né tantomeno maschere da indossare allo spettacolo di turno dove il contenuto si perde fra gli applausi telecomandati. L’umanità alla base, quindi, non come alibi per eventuali errori ma come mezzo per essere sé stessi. La sincerità e il confronto come basi, cercando di bandire ogni tipo di violenza, anche quella verbale.

In un mondo immaginario mi piacerebbe predisporre i figli al dialogo, ma al tempo stesso lasciarli liberi di non parlare, se non vogliono. È difficile, non impossibile. Oggi è facile assistere alle conseguenze di critiche distruttive fatte per dare sfogo alla nostra frustrazione così come il pregiudizio, senza alcun filtro bocca-cervello. Più di tutto è pienamente visibile il risultato della paura del fallimento.

La competizione è una cosa che ci viene inculcata fin dall’infanzia. I nostri genitori, col tentativo posticcio di spronarci, volevano a tutti costi che noi risaltassimo. Un gioco maledetto fatto con le vicine, con le altre mamme a scuola e continua senza fine, con frasi ad effetto, studiate nei minimi particolari. Tipo, nel bel mezzo di un altro discorso, quasi di punto in bianco una mamma ci tiene a far sapere che il figlio è stato selezionato tra i migliori studenti per partecipare ad un progetto importantissimo! E di rimando l’altra mamma che non intende assolutamente passare per quella da meno prosegue con la notizia, in anteprima, che suo figlio è stato contattato, tramite la scuola, per un pre - colloquio di lavoro.

E si continua da una parta e dall’altra con pseudo notizie mirate solo a stupire.

- L’altra mia figlia si sta laureando in medicina?

- Ma non è al primo anno?

- Eh sì! ma ha già dato 4 esami.

- Sì sì, ricordo ancora il mio Umberto era già un genio, ad un anno appena camminava e parlava.

- Pure il mio!

E si potrebbe continuare a lungo una conversazione finta, senza alcun significato. Allora con queste prerogative come fai a crescere senza il timore, non tanto di sbagliare, quanto di deludere?

Siamo poi tanto diversi gli uni dagli altri?

Quando ero in attesa del mio primo figlio, ho compilato una specie di block notes. Rileggendolo mi sono resa conto che era pieno di belle aspirazioni, metterle in pratica, però, sarebbe stata altra cosa. In un certo senso mi ha rincuorato almeno il fatto di averci pensato. In fondo, sarebbe giusto non confonderli con le nostre aspettative e non imporre loro la nostra visione. Ora che sta crescendo mi piacerebbe continuare a scriverlo perché di certo, imparare o almeno tentare di conoscere il mestiere di genitore non è un argomento che può esaurirsi, anzi la bellezza é nella costante evoluzione. Posso però dire una cosa, che sapremo di avere fatto un buon lavoro quando non avranno bisogno di noi, ma si faranno vivi solo per vederci e vedere come stiamo, magari abbracciandoci.

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# Ama le tue radici, sempre

si trema qui a mezzanotte
quanti luglio sulla pelle
eppure - non terra dei fuochi -
sei, non miccia d’invidia sarai

abiterai il vento che scalda la mia Napoli
e amerai le caramelle d’orzo fatte in casa
sarai perla fra le "quattro pietre"
lasciate dagli antenati e combatterai
i barbari, sdraiandoti su di un vicolo
stretto e buio, ma con un’avventura
gloriosa tutta da ricordare.

Ci sono troppi soli da difendere come prodotti nati da una terra rinnegata, dopo averla derubata e martirizzata, ma tu esalta l’orgoglio nel confessarti napoletana di Napoli, prega laddove i santi sgretolano il loro sangue e ama le stelle che narrano la nostra storia. Lascia ai deboli lagne e leggende. Non affidare l’idea di te ad abiti alla moda, cammina coi tuoi piedi, perché non siano catenacci di nessuno e sappi che nessuno ti guarderà mai come me e lontano anche quattordici città, fra caffè bruciati e gonne lunghe, sarò per te (per sempre) tutte le Maria che ho conosciuto.

(Estratto da “E poi, poi ti guarderò e saprò donarti un nome”, raccolta inedita.)

Francesca Coppola

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