ERDOGAN DICHIARA GUERRA ALLE DONNE

Si ritira dalla Convenzione di Istanbul, nonostante il numero elevato di femminicidi da inizio 2021

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La Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul, strumento internazionale e giuridicamente vincolante del Consiglio Europeo contro la violenza maschile sulle donne e la violenza domestica. È stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad annunciarlo, lanciando, in questo modo, un messaggio pericoloso per i diritti delle donne della Turchia, di tutta l’Unione Europea e del mondo. L’applicazione della Convenzione, fin dal 2014, ha fatto storcere il naso ai gruppi dei turchi conservatori, i quali sostengono che indebolisca l’immagine della famiglia tradizionale, incrementi i divorzi e favorisca le rivendicazioni della comunità LGBT. Adesso, anche il presidente Turco Erdogan a sua volta ha dichiarato ‘l’inutilità’ della Convenzione, affermando che i diritti delle donne saranno in ogni caso protetti dalla legislazione nazionale. La notizia ha provocato numerose proteste nei giorni scorsi ad Ankara e nelle principali città turche, con la partecipazione di molte donne, scese in piazze per far sentire la propria voce contro il sistema patriarcale imposto da Erdogan.

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Se le leggi nazionali turche sono davvero sufficienti a garantire la protezione e l’attuazione legislativa dei diritti delle donne, perché nel 2020 si contano ben 300 femminicidi in Turchia e 78 nel 2021? Questa decisione governativa è un attentato ai diritti fondamentali delle donne e una conseguente approvazione alla subordinazione femminile nel contesto sociale e culturale dell’intera Nazione. L’importanza della Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica), deriva dalla sua natura istituzionale e vincolante, in quanto sia il primo documento con la quale il Consiglio d’Europa riconosce che la violenza contro le donne è una grave forma di violazione dei diritti umani e, inoltre, un fenomeno strutturale: ossia, una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini, impedendo l’emancipazione del genere femminile.

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Fondamentale punto della Convenzione di Istanbul, è l’impegno degli Stati firmatari nel proteggere le vittime di violenza e aiutarle, il quale determina il ruolo vitale degli Stati nella lotta contro la violenza. Essa rappresenta, inoltre, un importante momento di presa di coscienza politica e giuridica sia della matrice culturale in cui si sviluppa la violenza contro le donne, sia del carattere universale e transculturale del fenomeno. Pare che, nonostante la decisione del presidente Erdogan di uscire dalla Convenzione, il trattato non sia mai stato applicato: parla chiaro la piattaforma turca ‘Noi Fermeremo il Femminicidio’ (We Will Stop Femicide Platform) che si batte per le violenze contro le donne. Il governo turco ha dichiarato guerra alle donne, come recitano anche gli striscioni delle donne scese in piazza in Turchia, e sta mettendo in pericolo la vita di milioni di loro. In vista delle numerose manifestazioni del prossimo fine settimana in tutto il paese, Nils Muižnieks, direttore di Amnesty International per l’Europa, ha dichiarato: “Durante questo fine settimana e per le settimane e i mesi a venire le donne in tutta la Turchia e nel mondo faranno sentire la propria voce per contrastare questa grave minaccia alla loro sicurezza e per reclamare i loro diritti umani”.

Nicòl De Giosa

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