ENERGIA: LE CONTRADDIZIONI DI UNIONE EUROPEA E ITALIA

L’UE cerca la via per ottenere il gas russo, mentre arma l’Ucraina tramite la NATO. L’Italia rende conto della sua dipendenza dal suddetto gas

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cms_26066/0.jpgVolere la botte piena e la moglie ubriaca. Fare buon viso a cattivo gioco. Tenere il piede in due scarpe. I detti popolari si sprecano per la situazione in cui l’Unione Europea sta andando a cacciarsi. Nell’ambito della crisi russo-ucraina uno degli attori sul palco cerca la via per trattare, in maniere differenti e antitetiche, con entrambi i protagonisti. Da un lato una nazione ferita, armata fino ai denti e in cerca di una pace ancora lontana. Dall’altro un gigante inquadrato come il cattivo della situazione, non curante delle vittime che sta mietendo. Nel mezzo l’Europa, teatro e parte attiva della storia. L’UE è al lavoro per aggiornare le linee guida in modo tale da consentire alle aziende di pagare il gas alla Russia, ovviamente cercando di non violare le sanzioni. Le indicazioni che provengono da Bruxelles sono chiare: il pagamento deve essere effettuato in euro o dollari. Aleggia, dunque, anche l’ombra degli Stati Uniti. La exit strategy sull’energia, inoltre, potrebbe concernere una dichiarazione delle aziende europee; tale dichiarazione andrebbe rilasciata a pagamento effettuato e concluderebbe gli obblighi contrattuali con Mosca.

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I 27 membri dell’Unione Europea, tuttavia, non sono del tutto d’accordo: che senso avrebbe armare l’Ucraina tramite la NATO, con ancora in ballo la questione della possibile adesione, ma fornire alla Russia il denaro necessario a proseguire in quello che sta attuando? Ma, soprattutto, guardando in casa nostra, l’Italia è così dipendente dal gas di Vladimir Putin? L’accusa rimbalza adesso, fermo restando che negli ultimi cinquanta anni i rifornimenti non sono stati diversificati; ma per capire la nostra situazione bisogna tornare indietro nel tempo. Verso la fine degli anni ’60 il mercato chiede gas e proprio in Russia c’è sovrabbondanza, e prezzi più che accessibili. Il primo accordo della storia prevede una fornitura ventennale di sei miliardi di metri cubi l’anno di gas.

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I contratti poi sono diventati sei, con l’ultimo in scadenza nel 2035, e con una fornitura arrivata fino a più di 28 miliardi di metri cubi per trecentosessantacinque giorni. Il gasdotto che parte da Mosca e dintorni, tuttavia, non è l’unico: si tratta con l’Olanda, si importa dal Mare del Nord, successivamente dall’Algeria e dalla Libia, arriverà infine anche l’Azerbaijan. In dieci lustri i fornitori sono stati cinque, ma dall’ex URSS filtrava più stabilità rispetto all’Africa. L’Italia, e con lei l’Europa intera, non è stata lungimirante riguardo la Nigeria: ci provò l’ENI, in collaborazione con la Shell, a portare il gas liquefatto ma il tentativo non andò esattamente a buon fine. Eppure, stanti tutte le sanzioni, potrebbe essere proprio il continente africano il deus ex machina che non lascerà l’Europa senza uno dei suoi beni più preziosi. A patto che NATO e Unione Europea cessino di recitare il ruolo del cane che si morde la coda, continuando a dare strumenti alle due parti in causa in questa estenuante guerra.

Francesco Bulzis

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