ELEZIONI MADRID, VITTORIA DEI POPOLARI

Pablo Iglesias, leader di Podemos, lascia la politica

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Grandi cambiamenti in corso nella penisola iberica. Alle amministrative per la Regione di Madrid il Partito popolare trionfa in Spagna, e nello stesso giorno Pablo Iglesias annuncia il suo addio alla politica attiva. Il leader del partito di sinistra Unidas Podemos, nonché ex-vicepremier, commenta il risultato ottenuto dai suoi e lo definisce “insufficiente”: i seggi recuperati sono soltanto tre, con il totale che passa da sette a dieci; esito, questo, molto al di sotto delle sue aspettative. “Lascio tutti i miei incarichi – asserisce Iglesias – quando uno non è utile deve sapersi ritirare”. Parafrasi del più famoso detto “cambia prima di essere costretto a farlo”. Intanto spunta il nome di chi ne prenderà il posto, ed è già da corsi e ricorsi storici: si tratta della ministra del Lavoro Yolanda Diaz, che in passato gli era succeduta come vicepremier. Al Partito popolare, comunque, il successo ottenuto non sarà sufficiente: ci sarà bisogno di Vox, gruppo di estrema destra, per continuare a governare. Come accennato, la sinistra si allontana: il Partito Socialista perde tredici seggi rispetto al 2019, venendo raggiunto da Mas Madrid, gruppo progressista in crescita. Queste elezioni, tra l’altro, registrano un’affluenza record nonostante il periodo non favorevole in cui si sono tenute: occorre osservare che i cittadini sono stati chiamati alle urne in un giorno feriale e in piena emergenza pandemica.

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Anche il Partito liberale, Ciudadanos, registra un tracollo non indifferente: come previsto dai sondaggi pre-voto, si passa dal 19% a meno del 4%; questo comporta un abbandono della coalizione di governo della più recente legislatura fuori dall’Assemblea regionale. Il totale fa: quattro dei sessantanove seggi necessari a governare in solitaria, il magro bottino della presidente uscente Ayuso, che ne conquistò più del doppio due anni fa. I radicali di Vox, che saranno appunto la conditio sine qua non per proseguire l’attuale governo, passano da dodici a tredici seggi. Dunque, in caso di astensione di almeno una parte dei suoi esponenti, la Destra popolare potrebbe esclamare alea iacta est, il dado è tratto. O, meglio, i giochi sarebbero chiusi.

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I socialisti non possono che dichiararsi delusi: “I risultati non sono buoni e non ce lo aspettavamo” commenta Angel Gabilondo. “Madrid ha presentato una mozione di sfiducia al sanchismo”, sono le parole delle Ayuso ai suoi sostenitori, festanti per il crollo verticale della Sinistra. “Madrid è il chilometro zero del cambiamento” afferma, facendo eco, il presidente popolare Pablo Casado. A fare tripletta di dichiarazioni ci pensa Rocio Monasterio, candidata di Vox: “È l’inizio di un cambio di rotta per tutta la Spagna”. Ma il portavoce del partito di sinistra José Luis Abalos non è dello stesso avviso: “Madrid non rappresenta tutta la Spagna”. A conferma del fatto che queste elezioni lasceranno strascichi per diverso tempo.

Francesco Bulzis

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