EDVARD MUNCH: L’URLO

Arte tra noi

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Oggi lo spazio “arte tra noi” voglio dedicarlo a uno dei personaggi simbolo dell’espressionismo: Edvard Munch.La prima volta che vidi le sue opere sul mio libro d’arte delle superiori rimasi completamente folgorata da questo artista che desiderava comunicare il suo disagio con la pittura. Attraverso i colori, infatti, egli voleva liberarsi da quel “male di vivere” che lo opprimeva . Le opere di Munch superano ogni limite del gusto e dell’estetica, rivoluzionando il panorama pittorico europeo di fine Ottocento.

Esse affrontano temi molto forti: l’impotenza di fronte all’angoscia, alla morte e alla desolazione esistenziale. Munch racconta la sua tristezza e le vicende che hanno segnato la sua infanzia, sforzandosi di dare continuamente nuovi significati a ciò che ha vissuto.

Egli stesso affermava: "La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri, sul perché ci fu una maledizione sulla mia culla, sul perché sono stato gettato nel mondo senza poter scegliere".

Non capita anche a voi, osservando i suoi quadri, di sentirvi soffocati dal mondo esterno che, nonostante il nostro turbamento va avanti comunque?

La vita

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Edvard Munch nacque a Løten il 12 dicembre 1863

La sua infanzia fu segnata da due gravi lutti, quello della morte della madre, quando aveva solo cinque anni e più tardi quello della sorella maggiore, appena quindicenne.
Il padre medico, talvolta lo conduceva con sé durante la visita ai malati; questo precoce contatto con il dolore segnerà profondamente il suo spirito, inculcandogli quel senso di lutto e angoscia che farà grande la sua arte.
Nel 1878 vinse una borsa di studio, ed entrò nella Scuola d’arti e mestieri di Oslo.

Qui fece uno degli incontri più significativi della sua carriera.

Come professore,infatti, aveva il pittore Christian Krohg, le cui scene intimiste, benché composte piuttosto freddamente, sono contraddistinte da una luce impressionista,il ché spiega la sensibilità per il colore espressa dal giovane Edvard nei primi lavori.
Il periodo più importante della sua attività è compreso nel decennio 1892-1902, nel corso del quale definisce e rivela, attraverso una serie di opere, la sua ricerca poetica e le qualità del suo linguaggio pittorico.

Le angosce e i suoi disagi esistenziali sono espressi mediante l’uso di colori violenti e irreali, linee sinuose e continue, immagini deformate e consumate dal tormento interiore.
La visione della realtà di Munch è sempre intrisa dal senso angoscioso dell’incombere della morte; persino l’amore viene interpretato come la voglia di annullarsi uno nell’altro. Morì a Ekely il 23 gennaio 1944.

L’opera “ L’urlo”

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Il titolo originale del dipinto, del 1910, è Skrik.

La scena è ispirata a una località nei pressi della città di Oslo, un sentiero sulla collina di Ekberg.Per Munch non era importante descrivere le forme in modo preciso,ma trasmettere il senso di angoscia e di solitudine. L’ansia viene così suscitata nello spettatore grazie al soggetto particolarmente inquietante collocato in primo piano.

L’episodio che ha portato alla nascita del quadro, è narrato dallo stesso artista all’interno del proprio diario: Edvard stava camminando all’interno di un parco con un paio di amici, ma a un certo punto, si sentì terribilmente stanco e fu costretto a fermarsi, mentre gli altri proseguirono. Dal punto in cui era, egli riusciva a scorgere il fiordo in lontananza, mentre il tramonto che circondava la città si stava trasformando in lingue di fuoco e, proprio in quel momento, l’artista avvertì,dentro di sé,un urlo straziante.

“Una sera camminavo lungo un viottolo in collina nei pressi di Kristiania con due compagni. Era il periodo in cui la vita aveva ridotto a brandelli la mia anima. Il sole calava e si era immerso fiammeggiando sotto l’orizzonte. Sembrava una spada infuocata di sangue che tagliava la volta celeste. Il cielo era di sangue sezionato in strisce di fuoco, le pareti rocciose infondevano un blu profondo al fiordo scolorandolo in azzurro freddo, giallo e rosso. Esplodeva il rosso sanguinante lungo il sentiero e il corrimano mentre i miei amici assumevano un pallore luminescente ho avvertito un grande urlo ho udito, realmente, un grande urlo. I colori della natura mandavano in pezzi le sue linee che risuonavano vibrando. Queste oscillazioni della vita non solo costringevano i miei occhi a oscillare ma imprimevano altrettante oscillazioni alle orecchie,perché io realmente ho udito quell’urlo e poi l’ ho dipinto”.

Nella scena rappresentata, si scorge una figura deformata che lancia un grido fortissimo e, nell’atto di volergli dare quanta più forza possibile, porta le mani attorno al volto, arrivando quasi a schiacciarselo. Ma chi è il misterioso protagonista di questo quadro? E soprattutto, perché urla? Egli non è né uomo né donna, ma incarna l’essenza stessa dell’umanità sofferente e insicura. Alla fine, altri non è che l’artista medesimo che si presenta a noi con un tragico autoritratto dai valori molto simbolici. Si tratta di un grido “interiore”, che pur essendo autobiografico, esprime il dramma esistenziale dell’intera umanità. Questo quadrodipinto, infatti, ha la capacità di trasmettere sensazioni universali, sentite da ciascuno di noi.

Grazia De Marco

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