EDUCARE LEGGENDO

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Susanna Tamara: “La vita è come il mondo, un cerchio. Parti, cammini e cammini e poi arrivi allo stesso posto da cui sei partito. E non occorre stare fermi, perché chi ha le zampe deve muoversi e vivere per imparare”

La letteratura per ragazzi, poderosa e preziosa, costituisce un punto di riferimento anche per i meno giovani. Alle volte è necessario ristrutturare il proprio pensiero e, per farlo, occorre mettere in atto un processo di semplificazione che recuperi l’essenzialità della parola. Un utile espediente consiste nell’invogliare i più giovani alla lettura. Leggere vuol dire alimentare la loro curiosità e stimolare la costruzione dei propri pensieri in maniera duttile, coesa, coerente e ordinata. È necessario pertanto offrire loro occasioni di lettura, già a partire dai primi anni di scuola, per favorire una più approfondita conoscenza di sé e del mondo circostante.

cms_7669/Leggere_per_vivere_e_imparare.jpg“Il Cerchio Magico” di Susanna Tamaro, per esempio, è un libro molto adatto ai giovanissimi nella fase di crescita tra la pubertà e l’adolescenza, con il fine di intrattenere il lettore, educandolo. E un po’ alla maniera delle favole di Esopo e di Fedro, nel racconto della Tamaro, gli animali si sostituiscono agli uomini divenendo i protagonisti di una bella favola moderna in grado di parlare al cuore di grandi e piccini. La storia ricorda anche “Il Libro della giungla” di R. Kipling, uno dei romanzi per ragazzi più letti che narra del piccolo Mowgli, il cucciolo d’uomo, adottato dai lupi che lo educano insegnandogli come sopravvivere nella giungla. Il Cerchio Magico è un posto inizialmente ignoto e temuto da tutti gli abitanti del bosco: scoiattoli, germani reali, volpi, gabbiani, gatti etc. Il parco, entro cui è contenuto, è un luogo meraviglioso, frequentato da tanta gente che si diverte a correre, a giocare e ad andare in bicicletta. Guendy, una lupa solitaria, vive in quel posto da sempre e si prende cura di Rick, un cucciolo d’uomo, il quale era venuto a sapere che nel Cerchio Magico si viveva armoniosamente. Insomma, per l’autrice: “chi vive al suo interno ha il dono di poter comprendere tutti i linguaggi del mondo”. Perché, in fin dei conti, stare con i propri simili vuol dire essere capaci di vivere evitando di ignorare ciò che potrebbe rivelarsi fondamentale.

Ester Lucchese

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